Economia

Mediobanca sfruculia Amazon, Facebook, Google e non solo

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Tutti i numeri su fatturato e utili dei giganti del web, da Amazon ad Alibaba, nell’analisi Mediobanca

Il 2018 è stato un anno da record per le WebSoft (Software & Web Companies): hanno generato un giro d’affari di 850 miliardi di euro, con utili più che raddoppiati in cinque anni. E nonostante una liquidità sempre più consistente, tale da fare concorrenza e superare quella delle banche, i giganti del web riescono a svicolare sulle imposte. Anche in Italia.

LE WEBSOFT ED IL FISCO

Tutto regolare, in realtà: come scrive l’analisi di R&S Mediobanca (qui la ricerca), circa la metà dell’utile ante imposte dei giganti del WebSoft è tassato in Paesi a fiscalità agevolata, con conseguente risparmio fiscale cumulato nel 2014-2018 di oltre 49 miliardi di euro.

Il tax rate effettivo delle multinazionali WebSoft, specificano gli esperti, “è pari al 14,1%, ben al di sotto di quello nominale del 22,5%”. Per capire di cosa stiamo parlando, basti sapere che tra il 2014 ed il 2018 la tassazione in Paesi a fiscalità agevolata ha determinato per Apple (società non inclusa nel campione analizzato da Mediobanca) un risparmio fiscale cumulato che sfiora i 25 miliardi di euro.

I NUMERI DELL’ITALIA

Concentrandoci sul mercato italiano, le controllate delle WebSoft (solo 15 su 25 giganti sono presenti in Italia), ubicate per la quasi totalità nelle province di Milano e Monza-Brianza, vantano un fatturato aggregato che supera i 2,4 miliardi di euro nel 2018 (pari allo 0,3% del totale WebSoft) e occupano oltre 9.800 lavoratori (pari allo 0,5% del totale WebSoft).

Anche in Italia i Big crescono, secondo il report di MedioBanca: nel 2018, infatti, si contano 1.770 dipendenti in più rispetto all’anno precedente. In questo caso, a fare la parte del leone è il Gruppo Amazon, che nella penisola ha il maggior numero di occupati, 4.608.

IL FISCO ITALIANO

La questione fisco è un dente che duole anche in Italia. Nel 2018 le filiali dei giganti del WebSoft hanno versato al fisco 64 milioni di euro: qualche milione in più rispetto ai 59 milioni del 2017, ma nulla in confronto al fatturato.

Microsoft ha versato 16,5 milioni, Amazon 6, Google 4,7, Oracle 3,2, Facebook 1,7, Uber 153 mila euro e Alibaba 20 mila euro. Apple, che non è inclusa nel campione, ha versato 12,5 milioni di tasse.

LE BIG NEL MONDO

Guardando invece ai numeri generali, il fatturato complessivo delle società Websoft tocca quota 850 miliardi, pari al 6,4% del giro d’affari totale delle multinazionali mondiali. La cifra è cresciuta del +24,5% sul 2017 e del +109,7% sul 2014.

LA CINA CRESCE, MA GLI USA DOMINANO

In questo scenario, la Cina prova a recuperare terreno. Le aziende della Repubblica Popolare hanno registrato ricavi in crescita del 294% sul 2014, ma sono i big americani a dominare la classifica (nonostante una crescita più moderata +91%). I primi tre del 2018 sono Amazon, Alphabet (Google) e Microsoft, che rappresentano circa la metà dei ricavi aggregati del settore: in particolare, Amazon vanta 203,4 miliardi di euro di fatturato; Alphabet 119,5 miliardi di euro e Microsoft 96,4 miliardi di euro.

Nel periodo 2014-2018, evidenzia il report di Mediobanca, è aumentato il gap tra i primi cinque giganti e gli ultimi cinque: nel 2014 la differenza di fatturato era poco superiore ai 240 miliardi di euro, nel 2018 è più che raddoppiata a oltre 480 miliardi di euro.

mediobanca

GLI UTILI (IN CRESCITA)

Crescono anche gli utili. Nel 2018 i colossi del WebSoft hanno prodotto utili per 110 miliardi di euro, l’11,7% del totale delle multinazionali mondiali. Resta alta anche la redditività industriale complessiva delle WebSoft, con un ebit margin del 17,3%, seppur in calo di 2,6 punti percentuali rispetto al 2014.

BOOM DI OCCUPATI, RADDOPPIATI IN 5 ANNI. AMAZON IL “TOP EMPLOYER”

Le ottime performance si riflettono anche nel numero degli occupati. Lo scorso anno, i big di settore hanno dato lavoro a quasi 2 milioni di persone sparse nel mondo. Un incremento, rispetto al 2014, di 902mila.

AMAZON, PRIMO DATORE

Il primo datore di lavoro è Amazon, la società di e-commerce (e non solo) guidata da Jeff Bezos, comn 647mila unità occupate nel 2018. Al secondo posto una cinese, JD con 179mila occupati, e al terzo posto l’americana Oracle, 136mila.

LA LIQUIDITÀ

Nel 2018 le WebSoft detenevano 507 miliardi di liquidità, pari a oltre un terzo del totale attivo (tre volte di più della media di una multinazionale). Il 22% del totale attivo, 305 miliardi di euro, è investito in titoli a breve termine (circa la metà sono titoli di stato USA).

LA REPLICA DI AMAZON

La ricerca di Mediobanca non è corretta, perché fondata su basi errate: “È fondamentalmente errato equiparare tutte le aziende digitali senza tenere in considerazione le differenze dei business in cui operiamo: l’imposta sulle società si basa sui profitti, non sui ricavi, e i nostri profitti sono rimasti bassi sia perché il retail è un business con margini ridotti sia per i continui, forti investimenti di Amazon in Italia che, dal 2010, ammontano a oltre 1,6 miliardi di euro”, spiegano da Amazon.

AMAZON E IL MERCATO ITALIANO

“Nel caso di Amazon, la nostra aliquota fiscale effettiva dal 2010 al 2018 – prosegue la società di Seattle – è stata mediamente del 24% e la nostra attività di international retail è in perdita. E questo rapporto ignora anche il record di investimenti e la continua creazione di posti di lavoro in Italia, che aggiungerà ulteriori 1.000 dipendenti a tempo indeterminato ai 6.500 entro la fine del 2019 – dipendenti che lavorano in oltre 20 sedi diverse con tutti i livelli di esperienza, istruzione e competenze, come, ad esempio, ingegneri, software developer, esperti di logistica o di marketing”, aggiungono.

AMAZON ED IL FISCO ITALIANO

E il rapporto, sempre secondo Amazon, “non ha preso in considerazione l’impatto di tutte le entità italiane, ma solo 7 delle 11 società con cui Amazon opera in Italia che hanno ricadute in termini di gettito sia a livello locale sia a livello nazionale attraverso Iva, Irpef, Ires, Irap, Tasi, Tari”.

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