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Ama Roma, dove i netturbini lavorano se incassano premi e bonus

Mercato Lavoro

Vorrei domandare ai sindacati a che cosa servono le normali retribuzioni previste dai contratti, se per indurre i netturbini di Ama a Roma ad essere presenti (lavorare è una questione che viene dopo) occorre un incentivo. L’analisi di Giuliano Cazzola

 

M’AMA o non m’AMA?

Sfogliando la margherita alla ricerca di una soluzione per liberare Roma dai cumuli di rifiuti e mettere fine alla raccolta abusiva da parte di mandrie di cinghiali e di stormi di gabbiani inferociti, il neo sindaco Roberto Gualtieri ha avuto un’idea originale a cui non avevano mai pensato i suoi più recenti predecessori: far lavorare i dipendenti della AMA S.p.A, la società in house che gestisce per conto dell’ente Roma Capitale, suo socio unico, la raccolta, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, l’espletamento dei servizi cimiteriali e la nettezza urbana nel territorio di Roma.

L’AMA – con i suoi 7.229 dipendenti (nel 2020) – è la più grande azienda di servizi d’Italia. Penso che in tanti si siano chiesti arrivando nella Città eterna se mai vi fosse, come altrove, un’azienda e dei dipendenti incaricati di raccogliere la spazzatura. I più anziani avranno pure letto – nei racconti di Moravia – che i netturbini nel secolo scorso salivano addirittura le scale a piedi e raccoglievano nei sacchi i rifiuti suonando alle porte. In quei tempi lontani ricordo che nella mia città passava un carretto tirato da un povero cavallo, che ogni tanto faceva delle soste e il netturbino avvertiva le massaie con il suono di una tromba perché scendessero con le immondizie di giornata. Poi le cose si sono modernizzate, nei mezzi e nelle tecniche, col passare degli anni, fino al punto che la raccolta, lo stoccaggio e la lavorazione dei rifiuti sono diventati – per chi ci sa fare – un grande business.

Nella mia città – Bologna – Hera l’azienda dei servizi ambientali è quotata in Borsa e non sottrae risorse dal bilancio dell’Amministrazione comunale, ma gliene porta. Quando ci sono problemi di finanza pubblica la Giunta mette sul mercato un pacchetto di azioni (conservando ben inteso la maggioranza) le quali vanno a ruba. Peraltro Hera serve altre città della Regione, realizzando così una razionalizzazione dei costi. Certo, mi è capitato di trovare – nel vicino Veneto – città più pulite della mia. Ma bisogna accontentarsi se si prende Roma come punto di riferimento.

Tornando a noi, in che cosa si concretizza la svolta che dovrebbe ripulire la Capitale in in tempo ragionevole, come si è impegnato a fare il neo sindaco? Il 18 novembre è stato sottoscritto un intesa tra i vertici dell’AMA (immaginiamo che Angelo Piazza, fresco di nomina, abbia informato Gualtieri o almeno l’assessore competente) e i sindacati che innova radicalmente le tradizionali politiche retributive, anche nelle definizioni. Nella prassi delle relazioni industriali ricorrono sovente il c.d. premi di presenza che sono incrementi retributivi rivolti a scoraggiare l’assenteismo; quasi sempre la garanzia della presenza è solo uno dei criteri con cui si riconosce e si remunera la produttività del lavoro. All’AMA s.p.a saranno premiate le ‘’non assenze’’ nell’arco temporale che va dal 22 novembre 9 gennaio in concomitanza con il piano straordinario (1° novembre – 31 dicembre – di raccolta dei rifiuti deciso dalla Giunta con uno stanziamento straordinario di 3 milioni di euro. I dipendenti idonei (spiegherò il significato di questa qualificazione) che nel periodo stabilito (al netto delle festività e dei turni di riposo che saranno comunque garantiti) non faranno nessuna assenza avranno, con la paga del 22 febbraio, un premio al lordo di 360 euro; coloro che faranno non più di tre assenze 260 euro, mentre con non più di cinque assenze il premio sarà di 200 euro.

Ma non è finita qui. L’accordo prosegue con una sorta di riffa. ‘’Con il pieno raggiungimento degli obiettivi fissati da Roma Capitale, relativamente a quanto di competenza di AMA S.p.A., nel piano straordinario di pulizia, con la mensilità di marzo potrà essere liquidato un premio aggiuntivo commisurato alla rimanenza della quota economica (3 milioni) stanziata da Roma Capitale. Detto importo verrà distribuito tra i lavoratori interessati in maniera proporzionale all’effettiva presenza resa nei mesi di novembre, dicembre e gennaio. Il premio aggiuntivo verrà riconosciuto qualora nel periodo considerato dalla presente intesa oltre alla totale pulizia di tutte le strade principali di Roma, della rimozione di tutti i rifiuti rimasti a terra attorno ai cassonetti, alla igienizzazione degli stessi ed alla rimozione delle discariche abusive ai lati delle strade, oppure si registri una riduzione del tasso di assenza per malattia di almeno il 10% (almeno nei mesi di dicembre e gennaio) rispetto alla percentuale registrata nei mesi di settembre e ottobre 2021’’.

Nel periodo della ‘’non assenza’’ ci sono molte festività, la cui ‘’gestione’’ sarà affrontata in un ulteriore negoziato. Ovviamente il diritto di sciopero non si tocca; le eventuali giornate di astensione del lavoro per motivi contrattuali non saranno considerate assenze. Resta un ultimo chiarimento: perché si precisa sempre che l’accordo riguarda i lavoratori idonei? La spiegazione è la seguente; a sentire le dichiarazioni dell’ex amministratore unico, Stefano Zaghis, in audizione in Commissione Ambiente della Camera, il 32% dell’organico di AMA sarebbe inidoneo (ovvero benché assunto per pulire la città non sarebbe (più?) in condizione di farlo). Una percentuale che è addirittura il doppio rispetto ad Amsa, l’omologa milanese. Mentre nei giorni festivi lavorano soltanto 1.700 persone, un terzo di quelle all’opera nei feriali (vedremo a tal proposito se il bonus avrà effetto). Una situazione resa ancora più grave, secondo Zaghis, dal mancato turnover. Tra il 2015 e il 2020 sono andati in pensione 710 lavoratori, senza essere sostituiti. In particolare sono rimaste scoperte 40 posizioni tra i meccanici, 85 tra gli autisti e 300 tra gli operatori. Verrebbe da chiedersi se fossero questi coloro che lavoravano nei giorni festivi. Ma è meglio lasciar perdere. E chiedersi perché i romani bocciarono il referendum sulla privatizzazione. E volendo – ma sarebbe tempo perso – domandare ai sindacati a che cosa servono le normali retribuzioni previste dai contratti, se per indurre i netturbini ad essere presenti (lavorare è una questione che viene dopo) occorre un incentivo.

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