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Cosa dice lo studio Accenture sulle aziende europee che tagliano le emissioni

Emissioni Tassa

Accenture ha registrato, negli ultimi due anni, un’accelerazione significativa dell’impegno delle aziende europee per raggiungere lo “zero netto” entro il 2050. Ecco nomi e numeri

La società di consulenza Accenture ha pubblicato martedì scorso uno studio, Reaching Net-Zero by 2050, nel quale analizza l’impegno delle aziende europee allo “zero netto”, ovvero alla situazione di pareggio tra le emissioni di gas serra generate e quelle rimosse dall’atmosfera o compensate in altro modo.

LO STUDIO DI ACCENTURE

Lo studio si basa sull’analisi dei dati di 1022 tra le maggiori aziende quotate in Europa: 303 di queste (ovvero quasi un terzo) ha preso l’impegno a raggiungere lo zero netto entro il 2050, coerentemente agli obiettivi fissati da molti paesi nel mondo, incluse l’Unione europea e l’America.

Accenture prende in esame le emissioni Scope 1 e Scope 2. Le Scope 1 sono le emissioni “dirette”, cioè quelle generate direttamente dall’azienda e sotto il suo controllo. Le Scope 2 sono invece le emissioni “indirette”, legate all’energia utilizzata (ad esempio per l’illuminazione e il riscaldamento degli edifici). Esistono anche le emissioni Scope 3, ovvero tutte le altre emissioni indirette legate alla catena del valore dell’azienda e del suo prodotto.

GLI OBIETTIVI SONO IMPORTANTI

Lo studio afferma anche che la definizione di un obiettivo concreto è di aiuto alla sua realizzazione: nell’ultimo decennio le aziende che si sono imposte il raggiungimento dello zero netto hanno ridotto le loro emissioni del 10 per cento, in media, Al contrario, quelle prive di obiettivi espliciti hanno visto le loro emissioni aumentare.

CHI CE LA FARÀ

Tuttavia, complice la difficoltà dell’obiettivo, se i tagli alle emissioni inquinanti continueranno a procedere al ritmo attuale, solo il 5 per cento delle aziende riuscirà a raggiungere lo zero netto nei tempi previsti o prima. Il 9 per cento ci riuscirà entro il 2050.

La maggior parte di queste aziende “virtuose” operano nel settore dei servizi (finanziario e immobiliare, ad esempio). Quelle società che hanno finora ridotto le loro emissioni in percentuali modeste possono ancora raggiungere lo zero netto al 2050 se raddoppieranno il ritmo dei tagli nel prossimo decennio e poi accelereranno ulteriormente del 50-70 per cento nei dieci anni successivi.

I SETTORI PIÙ IMPEGNATIVI

Il 42 per cento delle emissioni prodotte da tutte le aziende analizzate da Accenture provengono da cinque settori: l’automotive, l’edilizia, la manifattura, la petrolchimica, i trasporti.

NUOVE TECNOLOGIE

Per i settori più complessi da decarbonizzare, Accenture scrive che “sarà necessaria un’accelerazione più radicale” nell’abbattimento dei livelli di gas serra.

La reinvenzione deve diventare la norma, sostiene la società. C’è bisogno, scrive, di nuove tecnologie per ripensare i processi produttivi e della collaborazione tra industrie e catene del valore.

Ad esempio, l’industria automobilistica deve insistere sulla mobilità elettrica ma, per avere successo, dovrà puntare sull’innovazione per abbattere i costi delle batterie e svilupparne di nuovi tipi, anticipando le future carenze dei materiali critici (come il cobalto). L’industria chimica può utilizzare l’idrogeno verde al posto dei combustibili fossili, anche se le tecnologie di elettrolisi hanno prezzi ancora alti.

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