Economia

Tutte le scintille a 5 stelle fra Tito Boeri e il Movimento di Luigi Di Maio

di

Tito Boeri

Vitalizi dei parlamentari, reddito di cittadinanza, legge Fornero, lavoro e contrattazione di secondo livello. Si aggiungono sempre nuovi capitoli nel romanzo delle tensioni sempre più intense tra il Movimento 5 Stelle e l’economista Tito Boeri, attuale presidente dell’Inps.

Indicativo della scarsa stima che il Movimento 5 Stelle capitanato da Luigi Di Maio nutre nei confronti dell’economista bocconiano fondatore tra l’altro del sito Lavoce.info, è un commento scritto dall’economista pentastellato Pasquale Tridico pubblicato oggi dal quotidiano il Sole 24 Ore.

Sul giornale confindustriale Tridico, indicato prima del voto del 4 marzo dal Movimento fondato da Beppe Grillo come il candidato al ministero del Lavoro, inizia l’articolo criticando uno studio firmato tra gli altri proprio da Boeri.

Scrive infatti Tridico: “Una recente ricerca sui divari di produttività del lavoro tra Nord e Sud Italia, di Tito Boeri, Andrea Ichino, Enrico Moretti e Johanna Posch, presentata al Dipartimento di Economia dell’Università di Roma Tre il 10 aprile (la prima versione è del 2014) ha fatto molto discutere per le conseguenze di politica economica che potrebbero essere così sintetizzate: derogare alla contrattazione collettiva in favore di quella decentralizzata (oppure differenziarla tra Nord e Sud), e ridurre i salari al Sud, dove la produttività del lavoro è più bassa”.

Conseguenze nefaste per l’economista molto vicino a Di Maio che dopo diverse contestazioni sul metodo alla base della ricerca di Boeri e altri giunge a queste conclusioni, opposte a quelle degli autori dello studio citato secondo Tridico: “Ma se è vero come è vero che la produttività al Nord è più alta che al Sud, perché le imprese non alzano i salari al Nord con la contrattazione secondaria? Sulla diffusione della contrattazione secondaria andrebbe fatta una seria riflessione. Potrebbe essere ripresa la mia proposta di “Patto per la Produttività Programmata” nel quale organizzazioni datoriali, sindacati e governo dovrebbero fissare, ex ante, obiettivi di produttività e crescita degli investimenti, ai quali legare in modo stringente con incentivi e sanzioni reali, tutti i contraenti, come anche altri economisti (S. Fadda, G. Ciccarone, M. Messori, Antonioli e Pini) hanno sostenuto di recente”.

Le diversità di vedute su natura e obiettivi della contrattazione di secondo livello non è l’unica questione che contrappone il Movimento 5 Stelle a Boeri. E’ anche il reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia dei Pentastellati.

Negli scorsi giorni lo stesso Tridico ha detto che col reddito di cittadinanza almeno un milione di persone (oggi inattivi, cioè che non cercano neanche un lavoro) “verrebbero spinti a cercare un’occupazione attraverso l’iscrizione (obbligatoria) ai centri per l’impiego e ad aumentare il tasso di partecipazione della forza lavoro”. Da qui, ha aggiunto il professore, “potremo rivedere al rialzo l’output gap, cioè la distanza tra il Pil potenziale dell’Italia e quello effettivo, perché 1 milione di potenziali lavoratori saranno di nuovo conteggiati nelle statistiche Istat. Se aumenta il Pil potenziale possiamo mantenere lo stesso rapporto deficit/Pil potenziale, cioè il cosiddetto ‘deficit strutturale’, spendendo circa 19 miliardi di euro in più di oggi. Il reddito di cittadinanza costa 17 miliardi complessivi, compresi i 2,1 miliardi per rafforzare i centri per l’impiego, e potrebbe quindi finanziarsi interamente grazie ai suoi effetti sul tasso di partecipazione della forza lavoro”.

Secondo l’Istat, il costo del reddito di cittadinanza sarebbe di 14,8 miliardi di euro, una cifra assolutamente in linea con quella dichiarata da Tridico. Ma – anche seguendo il ragionamento di Tridico – c’è chi considera la stima Istat sottostimata.  Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ad esempio, in un’audizione in commissione Lavoro al Senato stimò il costo del reddito di cittadinanza in 30 miliardi, mentre sulla voce.info, in un artcolo dei primi di gennaio, si calcola una cifra pari a 28,7 miliardi. In pratica, quindi,  il doppio rispetto alla cifre dichiarate dai 5 Stelle che apre dubbi sulla sostenibilità della misura.

Ma le fibrillazioni riguardano anche altre questioni. Il presidente dell’Inps Tito Boeri, domenica 15 aprile è intervenuto su RaiTre ed ha toccato uno dei temi più cari al MoVimento 5 Stelle: quello dell’abolizione dei vitalizi dei parlamentari. Il MoVimento 5 Stelle ha già un piano per abolirli senza dover far approvare una legge come ha tentato di fare il PD nella scorsa legislatura. L’idea è quella di “abolire” i vitalizi facendo votare la decisione all’Ufficio di Presidenza di Palazzo Montecitorio. Ci sono però altri privilegi dei parlamentari che i 5 Stelle sembrano non voler toccare.

Boeri ha ricordato anche quanto detto a proposito del “superamento” o dell’abolizione della Legge Fornero spiegando che nell’immediato abolirla completamente (come vorrebbe fare ad esempio la Lega) costerebbe 11 miliardi di euro e la spesa salirebbe poi negli anni successivi fino a 15 miliardi di euro. Allo stesso modo anche il provvedimento del cosiddetto Reddito di Cittadinanza fortemente voluto dai 5 Stelle (ma avversato dalla Lega) costituirebbe un notevole esborso per la finanza pubblica. Il 15 aprile Boeri ha quantificato il costo del RdCin circa 34-35 miliardi di euro all’anno.

Appuntamento alla prossima discussione a 5 stelle tra economisti.

(IDEE, TEORIE E PROPOSTE DI PASQUALE TRIDICO)

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