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UberPop. L’innovazione non si ferma con una sentenza

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Sharing economy
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UberPop è stato bocciato dal Tribunale delle imprese di Milano, ma non si può parlare di una sconfitta tout court. Come (quasi) sempre accade agli innovatori

UberPop ha ricevuto una sonora bocciatura dal Tribunale di Milano. La versione della  famosissima (e contestatissima) applicazione Uber, che consente agli utenti di trasformarsi in autisti, anche quando non sono autisti professionisti, è stata giudicata dal Tribunale del lavoro di Milano “concorrenza sleale”.

UberPop (o più in generale, Uber) ha costretto i tassisti, categoria che spesso si è contraddistinta per protezionismo e chiusura, ad appellarsi al “libero mercato” per difendersi da un concorrente. Un concorrente – Uber, appunto – che a dire il vero da diversi punti di vista lascia più di un dubbio (tutti i patentati sono davvero in grado di trasportare passeggeri che a loro si affidano senza conoscerli?), ma che ha avuto un merito indiscusso: essere “disruptive”.
UberPop ha sparigliato le carte, ha costretto in tanti a fare i conti con regole che, scritte prima dell’Anno domini 2000, sono a dir poco superate, buone per difendere questo o quell’orticello. O a regolamentare il trasporto con le diligenze o le corriere.

La lente di ingrandimento di UberPop su regole obsolete

Questa piccola ma significativa vittoria di Uber, e di Uber Pop, è ben visibile nel fioccare di dichiarazioni che ha seguito la sentenza del tribunale di Milano. Questo o quel sindaco, questo o quel politico (spesso digiuni sia di trasporto pubblico,che di meccanismi dell’innovazione) si sono affrettati a dichiarare che la concorrenza sleale va arginata, e che però le regole così, proprio non vanno.
Che il mercato è troppo chiuso, che UberPop forse non è la soluzione, ma il problema esiste. Certo, poi si sono lanciati in strali a favore di questo o quella proposta di  legge, ma volendo essere ottimisti hanno già fatto – tutti, nessuno escluso – un passo in avanti. Hanno spostato un pochino lo sguardo dal dito, muovendolo verso la luna.
Alcune dichiarazioni fanno un po’ sorridere. Il partito “della rete” che fa le barricate contro chi non chiede il permesso di innovare è un controsenso (l’ennesimo per quel partito), ma oggi chi considera l’ottimismo una scelta obbligata (anche se a volte un po’ disperata) deve registrare un dato positivo.
Uber è stato bocciato dal Tribunale delle imprese di Milano, ma la sua non è una sconfitta. D’altra parte, anche le major discografiche ottennero la chiusura di Napster. Voi investireste oggi in un negozio di dischi?

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