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Uber nei guai a Bruxelles, sequestrato primo veicolo

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Uber

Il tribunale di Bruxelles ha confiscato per la prima volta la macchina di un’autista di Uber a causa del mancato rispetto dei regolamenti del trasporto, equiparando le vetture prenotabili tramite app ad un servizio taxi. I guai per la società di ride sharing non si fermano all’Europa, richiesti provvedimenti dalle autorità giudiziarie anche in Brasile, inchieste aperte anche in Cina.

Prosegue il braccio di ferro con la giustizia per la celebre app di ride-sharing Uber. Sono sempre di più le procure che hanno preso provvedimenti nei confronti del colosso dal valore di $ 40 miliardi di dollari, sfide legali in Sud America, negli Stati Uniti e Cina ed ora anche in Europa.

A Bruxelles la prima confisca di un mezzo Uber

Per la prima volta un tribunale europeo emette un ordine di confisca nei confronti di un autista Uber. Un tribunale municipale di Bruxelles ha ritenuto l’uomo colpevole di violazione delle norme in materia di trasporto a pagamento di persone. Dall’arrivo della società americana a Bruxelles nel febbraio 2014, è la prima volta che un conducente della compagnia americana è stato citato in giudizio. Al momento sarebbero più di trenta i casi simili al vaglio della procura di Bruxelles. Il servizio di trasporto tramite l’applicazione mobile Uber è considerato illegale nel capoluogo belga. L ‘”app” ha portato negli ultimi mesi a forti reazioni da parte dei tassisti di Bruxelles.

La società americana ha fatto tuttavia sapere che si tratta di una «sentenza della Corte non definitiva» e che si impegnerà a sostenere l’autista in sede di appello. Uber ha sperato sino all’ultimo che le autorità di Bruxelles cambiassero le regole in modo da consentire l’offerta dei propri servizi ai clienti anche in Belgio. «A questo punto – commenta Jacques Verhaegen, l’avvocato locale di Uber – tutti i nostri conduttori corrono il rischio di avere la propria auto sequestrata nella capitale belga». Secondo l’avvocato, vi è un reato se la persona mette a disposizione del pubblico il suo veicolo, mentre il conducente avrebbe messo a disposizione della società di ride sharing Uber.

Uber condannato dalle autorità brasiliane

Guai anche in Sud America, la Corte Stato di San Paolo aveva stabilito il 28 aprile che Uber è in violazione delle norme per l’uso di taxi, ordinando la società di arrestare immediatamente il servizio.L’ ordine è stato tuttavia disatteso dall’app e dai conducenti. Nella giornata di ieri la compagnia è stata colpita da un decreto ingiuntivo del tribunale emesso la settimana scorsa, chiedendo la sospensione del servizio in tutto il paese.

Uber nei guai anche in Cina

Brutta aria in Cina, la settimana scorsa le autorità della città di Guangzhou hanno fatto irruzione l’ufficio locale della compagnia. Uber è sospettata di proseguire il servizio senza licenza e di svolgere attività illegali consentendo proprietari di auto private per offrire servizi taxi.

Uber sfida i taxi

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