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NSA: Senato Usa dice no al Freedom Act

NSA

Il Senato statunitense dice no al Freedom Act, arenato il testo proposto dalla Camera dei Rappresentanti. A sorpresa arriva anche il no alla proroga del Patrioct Act, maggioranza repubblicana divisa. Tutto resta sospeso.  

Stop della Camera Alta del Congresso statunitense al testo che avrebbe regolamentato la raccolta dei dati telefonici da parte dell’NSA. Approvato con ampia maggioranza dalla Camera dei Rappresentanti con 338 favorevoli e 88 contrarisi ferma il ‘Freedom Act’, il disegno di legge avrebbe vincolando la raccolta e l’utilizzo dei dati all’autorizzazione della Foreign Intelligence Surveillance Court e ristretto le capacità di manovra dell’agenzia di sicurezza coinvolta nello scandalo ‘Datagate’.

Il voto sul Freedom Act è giunto in extremis, poco dopo la mezzanotte di venerdì, prima che il Congresso ‘chiuda’ per una pausa fino al primo giugno, giorno di scadenza del Patriot Act che riconosce alla Nsa la facoltà di raccogliere dati telefonici senza autorizzazione. Il tema legato alle intercettazioni e alla raccolta indiscriminata di dati resta di fatto sospeso. Determinante è stata la divisione in seno alla maggioranza repubblicana in Senato, con il candidato alle primarie presidenziali Rand Paul impegnato a sabotare le manovre del leader della maggioranza Mitch McConnell.

NSA
Rand Paul

 

Il provvedimento avrebbe messo fine alla raccolta ‘a strascico’ di dati telefonici da parte della Nsa e i dati sarebbero invece rimasti in possesso delle società telefoniche e poi eventualmente ‘trattati’ caso per caso. Non si sono così raggiunti al Senato 60 voti che costituiscono la soglia necessaria per permettere al testo di procedere.

Il colpo di scena è arrivato però con il respingimento dell’estensione temporanea, di due mesi, del Patriot Act che impedisce al Senato di prendere per il momento una posizione coerente. La Casa Bianca aveva spinto affinché il senato passasse il testo sulle intercettazioni telefoniche ‘domestiche’ che era precedentemente passato alla camera dei rappresentanti. Tutto è rimandato in attesa di nuove vertenze che tengano conto da un lato dell’impossibilità al mantenimento dello status quo  – a seguito della sentenza di condanna della Corte delle modalità di raccolta dati dell’National Security Agency-  e dall’altro della necessità di prendere posizione su un tema chiave per la sicurezza USA.

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