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E-wallet, Google pronta ad acquistare Soft Card

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Google Wallet
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E-wallet: Google è a un passo dall’acquisizione di Soft Card, join venture tra AT&T, T.Mobile e Verizon leader nel campo del pagamento mobile.

Google sarebbe disposta a sborsare una cifra pari 100 dollari pur di accaparrarsi la società di sistemi di pagamento in mobilità. La strategia messa in atto da Mountain View per l’e-wallet è diretta a surclassare la concorrenza di Cupertino con Apple Pay, imponendo il Google Wallet come numero 1 del settore.

Per il proprio e-wallet Soft Card utilizza il sistema NFC (comunicazione in prossimità) che permette di effettuare il pagamento avvicinando il proprio dispositivo al un terminale per le transazioni. Sicuramente niente di diverso da quanto avviene sia con sistema Apple Pay, sia con il Google Wallet.

Sul perché per il proprio e-wallet Google sia interessata all’acquisizione vi sono due ragioni principali, la prima è quella di acquisire un totale 120 applicazioni e brevetti detenuti da Soft Card, l’altra è di aggiungere al proprio portfolio un’importante azienda le cui competenze rafforzerebbero la posizione di Mountain View in un mercato che promette bene sebbene ancora non sembra decollare.

D’altra parte, se l’interesse dovesse concretizzarsi, sarebbe un successo anche per Soft Card, travagliata negli ultimi tempi da numerose difficoltà di bilancio che sono costate a inizio anno la testa a ben 60 dipendenti.

La società newyorkese che si occupa di e-wallet ha cambiato nome il 7 luglio dello scorso anno da Isis wallet a quello attuale per via della somiglianza con la milizia islamista operante in Siria e Iraq.

Le scelte che verranno effettuate nel mondo dell’ e-wallet avranno un’importanza fondamentale nel prossimo futuro dei pagamenti. Il sistema di pagamenti attraverso dispositivi mobile potrebbe, una volta garantita la massima sicurezza delle transazioni, sostituire portafogli e carte di credito introducendo radicali cambiamenti nel costume e nelle abitudini.

Ultimi scogli da superare sarebbero non solo le timidezze dei cittadini, ma anche quelle di banche e istituti finanziari che dovrebbero sottoscrivere con le società del tech accordi che rendano possibile nuovi metodi di pagamento.

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