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Airbnb Ritenuta

Perché il Consiglio di Stato delude Airbnb

Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso di Airbnb sulla ritenuta fiscale. Per Federalberghi "il mancato versamento delle imposte è solo uno dei tanti problemi generati dal far west degli affitti brevi". Airbnb: "Stiamo analizzando la sentenza e valutando le iniziative più opportune da intraprendere"

Arriva la parola fine alla vicenda, giunta fino in Consiglio di Stato (ultimo grado della giustizia amministrativa), inerente il versamento o meno della ritenuta d’acconto da parte di Airbnb e tutti gli altri portali attraverso cui si affittano case per le vacanze.

AIRBNB E LA RITENUTA D’ACCONTO, CHE DICE LA GIUSTIZIA

La risposta se i portali di prenotazione devono riscuotere e versare allo Stato la cedolare secca sugli affitti brevi sta nella sentenza n. 9188/2023 pubblicata in data odierna, attraverso la quale il Consiglio di Stato si uniforma ai principi enunciati dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea con una sentenza di data 22 dicembre 2022.

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Così il Consiglio di Stato rilevando che l’art. 4, comma 5 bis, del decreto legge n. 50 del 2017 è in contrasto con il diritto europeo ha annullato l’atto dell’Agenzia delle Entrate di data 12 luglio 2017, che aveva sancito l’obbligo di nomina di un rappresentante fiscale per gli intermediari non residenti in Italia, né ivi stabiliti.

Inoltre, ha respinto per il resto il ricorso proposto contro le altre determinazioni dell’Agenzia delle Entrate, sull’obbligo degli intermediari di comunicare alla stessa Agenzia delle Entrate i dati dei contratti conclusi loro tramite, nonché di operare la ritenuta fiscale e di versarla all’Erario.

IL COMMENTO DI FEDERALBERGHI

“Confidiamo che il pronunciamento del Consiglio di Stato metta la parola fine a una telenovela che si trascina da più di sei anni”, il commento di Federalberghi, che non perde occasione per stilettare i gestori dei portali. “In tutto questo tempo Airbnb si è appigliato a ogni cavillo pur di non rispettare le leggi dello Stato”.

Parlando sempre della sentenza che ribadisce che i portali di prenotazione devono riscuotere e versare allo Stato la cedolare secca sugli affitti brevi Federalberghi ricorda di essere “intervenuta nel giudizio al fianco dell’Agenzia delle Entrate per promuovere la trasparenza del mercato, nell’interesse di tutti gli operatori, perché l’evasione fiscale e la concorrenza sleale danneggiano tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza”.

In merito, infine, alle recenti agenzie secondo cui l’Agenzia delle Entrate ha chiesto ad Airbnb di sanare 500 milioni di euro di tasse non versate, “ci auguriamo che non si facciano sconti e che la web company americana venga invitata a pagare per intero le somme sottratte all’erario in questi anni, senza dimenticare sanzioni e interessi.”

LA POSIZIONE DI AIRBNB

“Airbnb ha sempre inteso collaborare con le autorità in materia fiscale e supporta il corretto pagamento delle imposte degli host applicando la normativa europea di riferimento sulla rendicontazione, nota come DAC7”, il commento di Airbnb della sentenza. Quindi il gruppo aggiunge: “Stiamo analizzando la sentenza e valutando le iniziative più opportune da intraprendere”.

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