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La Cina va alla guerra contro Fortnite

Fortnite Epic Games

L’esperienza in Cina di Fortnite è finita: gli utenti del popolare videogame online sviluppato da Epic Games hanno confermato l’inaccessibilità al server

 

La Cina spegne Fortnite.

Gli utenti cinesi non possono più accedere al videogame Fortnite a causa della repressione da parte delle autorità per i contenuti caratterizzati da eccessiva violenza.

Epic Games — creatrice del popolare videogame d’azione — aveva annunciato lo stop al server dal 15 novembre.

La mossa di Epic Games segue quella di altre società tecnologiche statunitensi, decise ad abbandonare la terra del Dragone. Prima Microsoft ha chiuso la piattaforma LinkedIn in Cina a ottobre poi Yahoo ha deciso di ritirarsi dal paese a inizio di questo mese.

Nell’ultimo anno il governo cinese ha esercitato un’ampia repressione sul settore tecnologico, sulla scia dei timori che i giganti tecnologici stessero diventando troppo grandi e potenti.

Se i colossi tecnologici stranieri gettono la spugna, quelli cinesi come il gigante dei videogiochi Tencent corrono ai ripari.

Tutti i dettagli.

STOP AL VIDEOGAME FORTNITE IN CINA

Epic Games ha staccato la spina dalla sua versione cinese di Fortnite lunedì.

La società di videogame statunitense ha messo così un punto al suo sforzo di tre anni per penetrare nel più grande mercato di gioco del mondo. La sua versione di prova cinese è stata rilasciata nel 2018, ma Fortnite non ha mai ricevuto il via libera del governo per essere lanciato e monetizzato formalmente a causa del rallentamento delle approvazioni per i nuovi giochi.

I giocatori cinesi hanno dichiarato di non poter più accedere al gioco lunedì, pubblicando saluti sulla piattaforma di social media Weibo.

Il gioco Fortnite riunisce oltre 350 milioni di utenti. Ma in Cina il mercato dei videogames sta subendo le repressioni del Partito Comunista contro la dipendenza online e il più ampio settore tecnologico. Ad agosto Pechino ha introdotto nuove regole che limitano la quantità di tempo che i minori di 18 anni possono dedicare ai videogiochi. Una mossa ritenuta necessaria per combattere la dipendenza dal gioco.

LA DECISIONE DI EPIC GAMES

La stessa società, agli inizi di novembre, aveva comunicato l’intenzione di spegnere il server che ospita il gioco in Cina, impedendo da subito agli utenti anche la possibilità di aprire nuovi account.

LA REPRESSIONE SUI VIDEOGAME

Per i fan di videogame del Dragone si è trattato di un’altra brutta notizia, parte della repressione che le autorità nazionali hanno lanciato contro il settore, con i funzionari di Pechino che a fine agosto avviarono la campagna contro la dipendenza degli adolescenti.

NON È LA PRIMA STRETTA DI PECHINO

Non è la prima volta che la Cina approva misure per limitare il gioco tra bambini e adolescenti. Nel 2019, nuove regole hanno imposto ai minori di giocare online solo per un massimo di 90 minuti al giorno e non potevano giocare affatto tra le 22 e le 8 del mattino. Allora erano richiesti anche nomi e numeri di telefono reali.

LA MOSSA DEL COLOSSO CINESE TENCENT (SOCIO DI EPIC GAMES)

A settembre, centinaia di produttori di videogiochi cinesi, tra cui il colosso Tencent, (che possiede una partecipazione nello sviluppatore di giochi statunitense Epic Games) hanno promesso di controllare meglio i loro prodotti per i contenuti “politicamente dannosi” e di imporre limiti ai giocatori minorenni, mentre cercavano di conformarsi alle richieste del governo.

A luglio sempre Tencent aveva annunciato che stava implementando il riconoscimento facciale per impedire ai bambini di giocare tra le 22 e le 8.

Il gioco è la più grande fonte di entrate per Tencent. Anche se di recente Tencent ha affermato che solo una piccola quantità di entrate di gioco proviene dai giocatori più giovani in Cina.

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