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Gli editori musicali vogliono silenziare l’IA di Anthropic?

Dopo Meta Platforms e OpenAI anche Anthropic, startup italo-americana fondata da Dario e Daniela Amodei, finisce in tribunale trascinata dagli editori musicali che vogliono veder tutelato il diritto d'autore

Universal Music, ABKCO e Concord Publishing hanno citato la super startup italo-americana di intelligenza artificiale Anthropic ordinandole di comparire nelle aule del tribunale federale del Tennessee  con l’accusa, assai pesante, di aver abusato di una quantità “innumerevole” di canzoni protette da copyright per addestrare il suo chatbot Claude.

EDITORI MUSICALI CONTRO ANTHROPIC

Per gli editori musicali che hanno intentato l’azione legale, la software house fondata da Dario e Daniela Amodei in piena ascesa (nelle ultime settimane Anthropic ha ottenuto un finanziamento da 4 miliardi di Amazon, come pure da Google e dall’ex miliardario delle criptovalute Sam Bankman-Fried) violerebbe i diritti degli editori attraverso l’uso delle strofe di almeno 500 canzoni, da “God Only Knows” dei Beach Boys e “Gimme Shelter” dei Rolling Stones a “Uptown Funk” di Mark Ronson e Bruno Mars e “Halo” di Beyoncé, digerite dagli algoritmi di intelligenza artificiale che stanno allevando.

Nel dettaglio, l’IA chiamata Claude è accusata di avere copiato un gran numero di testi presi dal Web senza autorizzazione nella fase di addestramento che prevede che gli algoritmi si cibino di tutto lo scibile umano così da rispondere in modo sempre più compiuto alle richieste degli utenti.

Gli editori affermano anche che Claude riproduce illegalmente i testi su richiesta,  tra cui “le richieste di scrivere una canzone su un certo argomento, di fornire progressioni di accordi per una determinata composizione musicale, o di scrivere poesie o racconti nello stile di un certo artista o autore”. Non solo, visto che gli attori sostengono che tra i risultati di Claude 2 compaiano frasi estremamente simili ai testi delle canzoni anche quando non viene chiesto di ricreare strofe e musiche.

Per l’avvocato di parte attrice, Matt Oppenheim, “la legge sul copyright stabilisce che un’entità non può riprodurre, distribuire e mostrare le opere protette da copyright di qualcun altro per costruire il proprio business, a meno che non ottenga il permesso dai titolari dei diritti”. Per questo gli editori musicali hanno chiesto al tribunale di pronunciarsi su un risarcimento in denaro e relativamente all’emissione di un ordine di cessazione della presunta violazione da parte di Anthropic.

LA LEGGE SUL COPYRIGHT DEVE ESSERE MODIFICATA?

Sono già diversi i titolari di diritti d’autore ad avere citato software house (i casi più eclatanti riguardano Meta Platforms e OpenAI, sostenuta da Microsoft), scagliandosi contro l’utilizzo delle loro opere per addestrare i sistemi di intelligenza artificiale generativa. Ma questa causa che contrappone gli editori musicali ad Anthropic, oltre a essere la prima citazione per la startup dei fratelli Amodei, da un punto di vista giurisprudenziale sembra essere la prima intentata sui testi delle canzoni.

I detrattori hanno iniziato a parlare di “IA emulativa”, in quanto, almeno nella fase iniziale, le intelligenze artificiali non elaborano ma rielaborano testi, musiche e opere d’arte create dall’uomo assemblandone varie parti nel tentativo di creare qualcosa di nuovo.

Chi difende queste nuove tecnologie, invece, fa notare che così come tutte le musiche provengono dalle stesse note musicali, anche il mondo artistico è concettualmente “finito” ma si tollera che i nuovi talenti prendano ispirazione dai lavori degli artisti che li hanno preceduto. Allo stesso modo, insomma, bisognerebbe allargare le maglie delle norme a tutela del diritto d’autore per permettere alle IA generative di immagazzinare quanti più dati possibile.

Quel che è certo è che se i tribunali iniziassero a vietare alle IA generative di cibarsi del materiale a disposizione per la Rete, diverrebbe molto più difficile per le software house in odierna ascesa istruire gli algoritmi in via di sviluppo e quasi certamente molto più oneroso.

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