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Perché gli Usa faranno causa a Google sulla pubblicità

Google

Il dipartimento di Giustizia farà causa a Google per la sua presunta posizione dominante nel settore della pubblicità online. Tutti i dettagli

Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti è prossimo a citare in giudizio Google, forse già oggi, per questioni legate alla sua posizione dominante sul mercato della pubblicità online.

Lo rivela Bloomberg, che scrive che il caso verrà presentato a una corte federale entro la fine di questa settimana. Né Google né il dipartimento di Giustizia, però, hanno al momento rilasciato dichiarazioni.

LE CAUSE CONTRO GOOGLE PER RAGIONI MONOPOLISTICHE

L’azione legale sarà il secondo caso aperto dal dipartimento contro Google per ragioni monopolistiche. L’azienda – guidata da Sundar Pichai e parte del gruppo Alphabet – è il maggiore operatore nel mercato statunitense dell’online advertising, dal valore di oltre 278 miliardi di dollari: controlla infatti gran parte della tecnologia utilizzata per acquistare, vendere e gestire le pubblicità su Internet.

Per Google, questa sarà la quinta grande causa negli Stati Uniti che mette in discussione le sue pratiche commerciali. L’azienda è già stata accusata di esercitare una posizione dominante nel mercato delle ricerche online (attraverso l’omonimo motore di ricerca), in quello della pubblicità e in quello delle applicazioni per dispositivi mobili che utilizzano il sistema operativo Android (sviluppato da Google).

QUANTO VALE IL MERCATO DELLA PUBBLICITÀ ONLINE

Secondo una stima della società di ricerca EMarketer, il mercato mondiale della pubblicità su Internet vale 626,8 miliardi di dollari; il mercato nazionale più grande è quello statunitense.

In questo comparto, Alphabet è il primo operatore a livello globale: si prevede che nel 2023 le operazioni di pubblicità digitale negli Stati Uniti porteranno alla società ricavi per quasi 74 miliardi di dollari.

LA DIFESA DI GOOGLE

Google gestisce un servizio di vendita di spazi pubblicitari sul web, un servizio per i soggetti interessati ad acquistarli e anche una piattaforma in cui le due parti effettuano le transazioni attraverso aste rapidissime, scrive Bloomberg.

Google contesta la definizione di soggetto dominante, sostenendo al contrario che il settore dell’online advertising sia molto competitivo: tra le aziende rivali individuate dalla società ci sono Meta (proprietaria di Facebook e Instagram), Amazon e Microsoft (che gestisce un servizio di advertising precedentemente noto come Bing Ads).

IL MONITORAGGIO DEL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA

Il dipartimento di Giustizia ha iniziato il suo lavoro di monitoraggio del settore digitale negli anni dell’amministrazione di Donald Trump (gennaio 2017-gennaio 2021). L’allora procuratore generale William Barr, per esempio, ha fatto causa a Google per le sue attività nel settore della ricerca online, sostenendo che l’azienda utilizzasse degli accordi di distribuzione esclusiva con i produttori di telefoni per limitare la concorrenza. Il processo si terrà a settembre.

– Leggi anche: Licenziamenti big tech, anche Alphabet (Google) taglierà posti di lavoro

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