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Ascolti streaming tv, perché Mediaset fa orecchie da mercante sulla certificazione degli Ott

Mediaset

Crediamo che siano gli stessi editori tradizionali, Mediaset in primis, a non volere che gli OTT siano certificati, perché sanno perfettamente che una svolta del genere eroderebbe in maniera considerevole il mercato pubblicitario, dove oggi il Biscione è leader indiscusso. L’articolo di Andrea Amato

La battaglia sui dati d’ascolto degli over the top è appena iniziata e a breve si vedranno le prime mosse, anche degli editori come Mediaset, che dovranno inevitabilmente palesare le proprie strategie.

UPA VUOLE CHE DAZN SI FACCIA CERTIFICARE DA UN JIC

Il tema degli ascolti tv per gli over the top sta tenendo banco nella media industry. Il casus belli è stato Dazn, che da quest’anno ogni week end trasmette in streaming in esclusiva (a parte 3 partite che ha anche Sky) tutti e 10 i match del campionato di Serie A. La raccolta pubblicitaria è fatta da Digitalia’08, ovvero Publitalia’80 di Mediaset, mentre i dati d’ascolto sono prodotti da Dazn stesso e poi elaborati da Nielsen. Alcune discrepanze hanno messo in allarme prima AgCom, che aperto una procedura, e poi Upa, ovvero l’associazione degli investitori pubblicitari, che ha chiesto garanzie sulle loro pianificazione. Le aziende pretendono che Dazn si faccia certificare i dati da un organismo di controllo Jic (Joint Industry Committee). Prima il presidente dell’Autorità Garante Giacomo Lasorella, davanti alla Commissione parlamentare, e poi Lorenzo Sassoli de Bianchi presidente di Upa, in una conferenza stampa, ci hanno messo la faccia e quindi ora vogliono soluzioni.
Leggendo l’articolo di Claudio Plazzotta su ItaliaOggi, si evince che i broadcaster e il mercato vogliono dati «d’oro» e non «nebbiosi», ma l’unica strada per arrivare “all’oro” è che anche gli OTT siano certificati da un Jic, come per esempio Auditel. Come del resto ha fatto per anni e fa tuttora Sky, che tra l’altro, come ha ricordato Sassoli de Bianchi, si fa certificare anche il numero degli abbonati, per essere trasparenti su tutta la filiera del business e tranquillizzare gli investitori.

COSA INTENDONO FARE GLI OTT?

La maggior parte degli OTT (Prime VideoDisney+Netflix, ecc…), però, non vendendo pubblicità e quindi non stando sul mercato, fanno orecchie da mercante e non intendono farsi certificare da un organismo terzo, esterno. Dazn, che vende pubblicità, però non può esimersi e la soluzione trovata quest’estate, oggi, dopo due mesi di campionato, non piace all’Autorità e alle aziende. Lo stesso problema lo avrà Pluto Tv, la tv in streaming free del gruppo ViacomCbs, che debutterà in Italia il 28 ottobre e che quindi, campando di pubblicità, dovrà farsi certificare gli ascolti da un Jic.

Noi di TvZoom, però, crediamo che siano gli stessi editori tradizionali, Mediaset in primis, a non volere che gli OTT siano certificati, perché sanno perfettamente che una svolta del genere eroderebbe in maniera considerevole (la stima è del 20%) il mercato pubblicitario, dove oggi il Biscione è leader indiscusso. AgCom ha indicato in un anno il tempo necessario per regolamentarsi e Upa ha aperto qualche giorno fa il tavolo, che assomiglia sempre più a un tavolo da poker. Nelle prossime settimane si vedranno le prime mosse e, forse, si smaschererà qualche bluff mal riuscito.

 

Articolo pubblicato su tvzoom.it

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