Circular economy

Economia circolare, ecco le proposte Enea, Ada e Fise Unicircular

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Tutti i dettagli sulle audizioni di Enea, Ada e Fise Unicircular alla Camera sugli schemi del decreto legislativo denominato “pacchetto economia circolare”. Estratto dall’agenzia stampa di Energia Oltre

 

Semplificazioni, gerarchia dei rifiuti ma anche agevolazioni per lo sbocco sui mercati e la corretta calibrazione della responsabilità estesa del produttore. E nel caso degli autodemolitori, modifiche a documento unico di circolazione, presa in carico, messa in sicurezza e ricambi.

C’è molta carne al fuoco nell’audizione in commissione Ambiente alla Camera di Enea, Associazione demolitori autoveicoli (ADA) e FISE UNICIRCULAR (Unione Imprese Economia circolare) nell’ambito dell’esame degli schemi di decreto legislativo denominato “pacchetto economia circolare”, in materia di veicoli fuori uso, pile e accumulatori discariche di rifiuti e rifiuti e imballaggi. (QUI I DOCUMENTI DEPOSITATI DALLE ASSOCIAZIONI)

ENEA: RECUPERO MATERIE PRIME CRITICHE RIFIUTI È FONDAMENTALE

“Queste direttive sono sicuramente un tassello importante per l’economia circolare, tuttavia, visto che si applicano all’intero ciclo di vita dei prodotti apprezziamo in particolare la proposta di adottare un programma nazionale di prevenzione della produzione di scarti e rifiuti attraverso modelli produttivi e di consumo sostenibili che includono una pianificazione di azioni sostenibili”, ha sottolineato la responsabile della divisione per l’uso efficiente delle risorse e la chiusura dei cicli del dipartimento Sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali di Enea, Claudia Brunori aggiungendo che bisogna puntare sulla “progettazione di prodotti più efficienti sul profilo delle risorse, che siano durevoli, riparabili, riutilizzabili e riciclabili”, facendo il possibile per “recuperare le materie prime critiche contenute nei rifiuti” anche incoraggiando le filiere produttive incentrate su prodotti di seconda mano.

Brunori ha evidenziato poi che l’applicazione delle quattro direttive è sicuramente “molto estesa e va ad impattare su 5 decreti legislativi. Le proposte europee sono state recepite integralmente con degli aspetti aggiuntivi ma ci sono alcune criticità”.

Per questo Enea ha proposto di implementare un sistema in grado di valorizzare al meglio le risorse sul nostro territorio anche per incentivare la chiusura del ciclo nel caso di Pile, Raee e accumulatori da considerare, appunto, “materie prime critiche per le quali Italia è soggetta completamente a importazioni extra Ue”. Mentre per quanto riguarda le discariche Brunori ha osservato che l’Italia è lontana dall’obiettivo europeo di conferimento massimo del 10% al 2035. Infine, per quanto concerne la direttiva sui sottoprodotti il problema, ha evidenziato Enea, è che deve soddisfare attualmente quattro requisiti su cui però “non ci sono linee guida tanto meno un quadro autorizzativo preventivo a cui si aggiunge una disomogeneità territoriale che ostacola l’osmosità industriale.

Tra le altre criticità, una riguarda il recupero dei veicoli fuori uso: “Mentre il target dell’85% è già rispettato quello del recupero al 95% ancora no” e il problema va “risolto con l’inserimento di un articolo sul recupero energetico del ‘Car fluff’”. Altro aspetto riguarda le esportazioni legali: “Si tratta di prodotti complessi anche con materiali a valore aggiunto. Nel momento in cui c’è export il nostro paese perde importanti risorse che invece potrebbero dare occupazione e valore aggiunto. Ben venga, dunque, la possibilità qualitativa e quantitativa di poter tracciare materiali e prodotti”, ha spiegato la responsabile Enea.

LE RICHIESTE DEI DEMOLITORI AL GOVERNO

Proprio sulle auto sono arrivate puntuali indicazioni anche da parte del Presidente dell’Associazione demolitori autoveicoli (Ada) Anselmo Calò: “Mi preme sottolineare – ha detto – l’inquadramento autorizzatorio degli impianti che sono autorizzati in alcuni casi dalle province, in altre da regioni o comuni. Sarebbe opportuno, quindi, inserire nella norma quali sono le attività che possono essere compiute con queste autorizzazioni: noi ci permettiamo di indicare R4, R12 e R13. Se non sarà inserita questa indicazione continueremo ad assistere a una diversificazione delle autorizzazioni che mette in competizione sbagliata gli impianti”.

Altro punto è l’impegno alla radiazione degli autoveicoli: “Quello che si sta verificando è che con la legge attuale sembrerebbe che i concessionari siano obbligati a fare la radiazione e a consegnare dopo il veicolo ai demolitori qualora ritirati dal concessionario. Ma è un problema: la legge prevede che i veicoli possono stare dai concessionari solo 30 giorni che non sufficienti per la radiazione al Pra. Noi chiediamo che venga data ai concessionari la possibilità di scegliere se fare direttamente la radiazione oppure di lasciarla ai demolitori, ritirando direttamente il veicolo dal concessionario”, ha detto il presidente dell’Ada

A ciò si aggiunge il fatto che “c’è anche una grande confusione al Pra dovuta all’introduzione del documento unico di circolazione. A noi come autodemolitori ha impedito di fare direttamente al Pra le demolizioni e di doverci rivolgere ad agenzie. Il nuovo sistema sta creando problemi enormi dal punto di vista pratico per la tempistica e l’aggravio dei costi. Chiediamo che gli oneri di agenzia ammessi al recupero siano solo quelli documentati”.

Secondo Calò è poi necessario che i tempi per la messa in sicurezza del veicolo passino dagli attuali 7 a 10 giorni per dare più tempo alle imprese mentre per quanto riguarda la decorrenza dei tempi “chiediamo che i giorni per la messa in sicurezza decorrano dall’ingresso al demolitore e non dalla presa in carico”. L’Ada ha anche chiesto al ministero la sospensione dell’autorizzazione al demolitore solo nel caso in cui l’impianto non consegni il Mud. Infine, ha concluso Calò, “è mancata da parte del governo l’osservanza di una norma della delega che chiedeva si individuassero forme di promozione e semplificazione per la riutilizzazioni di parti del veicolo da usare come ricambi. È un aspetto importante: purtroppo mentre il decreto si preoccupa di facilitare l’avvio dei materiali primi secondi non si preoccupa dei ricambi che si dividono in parti attinenti alla sicurezza e non. I primi naturalmente devono avere una attenzione maggiore e possono essere venduti solo ai riparatori. Giusto ma purtroppo abbiamo un’esperienza negativa con le dogane perché quando vengono esportati i pezzi vengono ritenuti rifiuti in quanto non passano per gli autoriparatori. Riteniamo che qualora vengano venduti all’estero vada applicato il regime normativo del paese in cui si esporta senza l’obbligo di consegna a un autoriparatore”.

I TRE PILASTRI DI FISE UNICIRCULAR PER SVILUPPARE IL SETTORE

“Quello che serve alle imprese dell’economia circolare per sviluppare capacità crescita e innovazione, è riconducibile a 3 pilastri – ha invece osservato Andrea Fluttero presidente di Fise Unicircular (Unione imprese economia circolare) -: abbiamo bisogno prima di tutto di mercati di sbocco. Abbiamo bisogno che si lavori sugli acquisti verdi, su strumenti che costringano ad avere una quantità minima di prodotti riciclati nei prodotti, abbiamo bisogno di eco-contributi che siano collegati a riciclabilità e riparabilità dei prodotti a fine vita”, ha ammesso Fluttero.

Un secondo pilastro è quello delle semplificazioni: “Noi ne abbiamo alcune specifiche nostre come il tema della cessazione della qualifica di rifiuto. Abbiamo bisogno ci sia una flessibilità che ci dia, per i rifiuti in entrata da trattare, la possibilità di ottenere materie prime secondo che cessano di essere rifiuto anche se provengono da lavorazioni di rifiuti affini se il risultato e la qualità è la stessa – ha spiegato il presidente di Fise Unicircular -. Abbiamo bisogno poi di flessibilità in uscita perché altrettanto ho un un elenco di applicazioni che possono essere autorizzate ma quell’elenco è restrittivo se ottengo nelle materie diverse che dovrei buttare in discarica e che invece posso utilizzare diversamente”.

“Terzo pilastro a cui abbiamo dedicato molta attenzione in sede di proposte riguarda la corretta calibrazione della responsabilità estesa del produttore: riteniamo che tutti i rifiuti che si generano una tantum e diventano di post consumo, sono una miniera di materie prime che se governata bene consentono di avere riuso e riciclo reimmettibili nel circuito. Per governare questa responsabilità estesa del produttore sottolineiamo l’esigenza di avere impianti di smaltimento, i termovalorizzatori cioè degli sbocchi per lo scarto, la cosiddetta frazione negativa, gestita in maniera corretta e rispettosa dell’ambiente. Abbiamo bisogno che il legislatore non solo crei la possibilità di avere nuovi impianti. La loro mancanza apre la strada alla criminalità”, ha evidenziato Fluttero ricordando anche i costi dell’eco-innovazione e dell’eco-contributo.

(Estratto dall’agenzia stampa di Energia Oltre)

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