Circular economy

Che cosa serve per accelerare sull’economia circolare in Europa

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Temi, problemi e auspici sull’economia circolare. Parla Bonafé (Pd)

Simona Bonafè è capolista del Pd nella circoscrizione del centro Italia. Già europarlamentare nella precedente legislatura prova a fare il bis e durante la sua attività al Parlamento europeo si è occupata di economia circolare come relatrice del pacchetto legislativo in materia che prevedeva un Piano d’azione e quattro proposte legislative.

Il programma del Pd per le elezioni europee prevede un punto ambientale con spinte sull’economia circolare, verso quale direzione?

L’economia circolare è fondamentale oggi più che mai perché il nostro modello di sviluppo ha segnato tutti i limiti in particolar modo ha segnato i limiti sullo sfruttamento delle risorse. Noi consumiamo due volte e mezzo le risorse che il pianeta è in grado di rigenerare da solo. Abbiamo quindi la necessità di invertire la rotta. Invertire la rotta significa passare da un sistema lineare ad un sistema circolare, ossia un sistema in cui noi impariamo ad utilizzare in maniera più efficiente le risorse.

A che punto è la normativa europea?

C’è una normativa europea che parte dalla politica dei rifiuti ma che va oltre perché quando parliamo di economia circolare noi non stiamo parlando solo di una politica ambientale ma anche di una politica economica, una politica che è in grado di sviluppare la competitività del nostro sistema economico.

Che cosa resta da fare?

Questo è il percorso che dobbiamo fare, le norme ci sono: lo dobbiamo fare accompagnando queste politiche anche con una fiscalità di vantaggio e con politiche di investimento pubbliche. Molti privati si stanno già riorientando perché economia circolare significa anche cambiamento profondo dei processi di produzione e quindi noi dobbiamo aiutare chi oggi vuole fare questo salto di qualità proprio per indirizzarlo verso un nuovo modello di sviluppo che io mi auguro possa essere messo in campo il prima possibile e le condizioni ci sono tutte.

Nel decreto Crescita il governo ha previsto agevolazioni finanziarie per enti ed imprese al fine di favorire le transizioni delle attività economiche verso un modello circolare. Sono sufficienti?

No, io ritengo che ci voglia una grandissima volontà politica per procedere verso la transizione ad economia circolare, destinando tante risorse anche in investimenti pubblici, puntando tantissimo su ricerca ed innovazione ma in particolar modo sull’innovazione. Industria 4.0 è uno strumento che in passato ha funzionato perché l’economia circolare è innovazione. È solo grazie all’innovazione che oggi possiamo recuperare nuova materia prima dai rifiuti. Industria 4.0 ha funzionato perché ha creato le condizioni per le imprese per puntare su modelli di produzione più efficienti.

La normativa nazionale sull’end of waste non ha ancora visto la luce lasciando la questione irrisolta. Per le aziende è un problema. Cosa occorre fare?

Anche questo è un elemento di competitività perché definire rifiuto o definire materia prima seconda un prodotto cambia notevolmente sui costi di gestione di questo prodotto/rifiuto. Gli Stati europei, in particolar modo la Francia, hanno già normato a livello centrale su molte questioni legate all’Eow. L’Italia invece è molto indietro: abbiamo solo due decreti Eow quando dovremmo prendere in mano la questione e dare anche la possibilità alle aziende di non sentirsi strette dentro le incertezze burocratiche normative. Ciò che è incertezza burocratica normativa non aiuta in generale ad investire e non aiuta in generale l’economia.

Sul tema dell’economia circolare legato alla mobilità elettrica, in particolar modo sull’uso dell’auto quale fornitore di energia, mi riferisco al Vehicle to grid ed agli obiettivi previsti da qui al 2050. In Europa sono più avanti in quanto in Italia manca una normativa specifica. Una sua opinione al riguardo?

L’Italia è vincolata a rispettare gli accordi di Parigi che ci chiedono una riduzione di CO2 in atmosfera. Passare dalle parole ai fatti richiede anche qui volontà politica e grandi investimenti. Ad oggi il nostro Paese è indietro perché manca soprattutto l’elettrificazione anche delle nostre città le cosiddette colonnine da ricarica che devono essere maggiormente presenti per favorire una mobilità elettrica.

La ricerca ad oggi ha fatto grandi passi avanti sulle batterie, quello che manca è attrezzare le nostre città per l’utilizzo dell’auto elettrica. Sia il mercato sia il consumatore si stanno orientando su modelli più sostenibili che però impongono anche alle città di adeguarsi. Bisognerebbe avere più coraggio in una riqualificazione in senso green.

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