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Come sono i rapporti fra Usa e Germania

di

trump Us resto del mondo

L’intervento di Daniela Coli

 

Il ritiro delle truppe US dalla Germania per ordine di Trump è stato annunciato all’improvviso dal WSJ qualche giorno fa, ma il ritiro, come hanno sottolineato i media tedeschi, era in agenda da settembre, come quello dalla Sud Corea e dal Giappone. Non vi sono problemi per il ritiro dalla Sud Corea, è possibile la riunificazione delle due Coree, perché Trump ama Kim Jon-un che conserverà il suo arsenale atomico: come India, Israele e Pakistan non entrerà a fare parte del trattato di non proliferazione nucleare e la questione è chiusa. Gli US potranno ritirare le truppe e dedicarsi a ricostruire le infrastrutture ormai fatiscenti statunitensi, a cui Trump tiene tanto.

Per il ritiro delle truppe dalla Germania, nonostante i commenti ufficiali tedeschi un po’ allarmati (“così si rompe la relazione transatlantica), Trump aveva detto più volte di considerare la Nato obsoleta e che gli Stati Ue dovevano pagare se volevano la permanenza delle truppe americane. La Germania non ha pagato, e quindi non stupisce l’ordine di Trump, che ha sempre detto di considerare la Nato obsoleta. Il ritiro delle truppe US dalla Germania, come sottolinea la FAZ, non è una minaccia esistenziale per la Germania, né per l’Europa, poiché le truppe US in Germania non servono per difendere la Germania, sono centri operativi e logistici per le guerre dell’esercito americano usate per i conflitti in Medio Oriente e Africa. A Stoccarda ha sede Africom sotto comando US, quindi gli US non sono in Germania per difendere i tedeschi e l’Europa. Durante la guerra fredda i soldati US erano 300mila, ora sono 35mila e ritirando 9mila soldati ne rimarranno 24mila. Dopo la fine dell’Urss, non esisteva più alcuna necessità della Nato a guida US in Europa e, difatti, le basi Nato sono state usate per le guerre in Medio Oriente e in Africa.  Non vi è alcuna minaccia esistenziale per la Germania. Al momento l’esercito tedesco conta un numero ridotto di militari, ma non occorrerà molto tempo perché la Bundesrepublik abbia un esercito adeguato. Basta ricordare che nel 1949 la Germania ovest aveva già ricostituito un esercito ombra di 2mila ex ufficiali per difendere il paese da un eventuale attacco sovietico. Adenauer non venne a saperlo fino al 1951, non lo sciolse, informò l’opposizione e gli americani. Avrebbero difeso la Germania dall’estero. L’esercito ombra tedesco, come si apprende dal saggio di Agilolf Kesselring, pubblicizzato da Der Spiegel, era in contatto con l’organizzazione di Reinhard Gehlen, il capo dell’intelligence tedesca di Hitler sul fronte orientale, capo dell’attuale BND fino al 1968. L’esercito ombra tedesco evaporò quando nacque l’esercito della Bundesrepublik nel 1955, ma Gehlen rimase in stretto contatto con l’OSS e poi con la Cia. Fu la mente, gli occhi e gli orecchi degli Stati Uniti perché era l’unico in Europa a conoscere l’Armata Rossa e l’Unione Sovietica, oltre ad avere risorse fidate nell’Europa orientale e in Unione Sovietica. Il rapporto di grande amicizia tra Germania e Stati Uniti, si fonda proprio su Gehlen, anche se i tedeschi hanno sempre fatto WestPolitik e Ostpolitik. Gli americani non sapevano niente dell’Urss. Roosevelt, come ha mostrato Calder Walton in un saggio magistrale pubblicato da Harvad, era circondato da consiglieri che erano agenti sovietici, tanto che per i russi fu un gioco avere la formula della bomba atomica.

Gehlen è un uomo discusso per essere stato il capo dell’intelligence di Hitler sul fronte orientale, ma fu rimosso da Hitler perché i suoi rapporti pessimisti inviati dal fronte orientale prevedevano la vittoria russa. Forte di un imponente archivio sull’Armata Rossa e sull’Urss, Gehlen si consegnò agli americani, negoziando la propria salvezza e quella dei suoi collaboratori in cambio di informazioni. Gli americani non ci pensarono due volte, invece di spedirlo a Norimberga, lo trasferirono subito negli Stati Uniti, come l’ingegnere von Braun, realizzatore dei missili V2 che coventrizzarono il Regno Unito e poi direttore della Nasa. Gehlen tornò in Germania nel 1946 e continuò a lavorare con la Cia, anzi fu la Cia in Europa. Allo scoppio della guerra di Corea gli US pensarono di riarmare i tedeschi, a cui si opposero i vicini europei, sollecitati dai tedeschi che non volevano combattere contro i paesi del Patto di Varsavia perché ciò avrebbe vanificato qualsiasi possibilità di riunificazione con la Germania est, occupata dai sovietici.

La Germania è il più solido alleato degli US: si pensi che insieme dal 1973 al 1992 Cia e BND hanno spiato non solo i nemici, ma anche gli alleati della Nato attraverso Crypto.

Nonostante la fin troppo ostentata reciproca antipatia tra il primo presidente tedesco-americano e Angela Merkel, la Germania è la nazione considerata indispensabile dagli americani e l’alleato preferito, come mostrano i sondaggi US.

Trump sa di dovere molto ai tedeschi se lo show (“io ho il bottone più grosso del tuo”) con Kim Jon-un si è concluso a baci e abbracci, il merito è dell’ex cancelliere Schröder, successore di Kohl alla guida della Germania, col padre morto sul fronte orientale, poi dirigente di Gazprom, in buoni rapporti con Putin. Schröder è stato l’eminenza grigia delle Olimpiadi invernali di Seul nel 2018, con la nuova moglie-interprete sudcoreana. Ha partecipato al summit tra le due Coree, proposto da Kim Jon-un durante i giochi, da cui poi è si è sviluppato l’incontro tra Trump-Kim del 2018. Fu il cancelliere Schröder a voler l’apertura dell’ambasciata a Pyongyang per contribuire a portare la democrazia e i diritti umani in Nord Corea. L’ambasciata tedesca a Pyongyan ha sede nell’ex ambasciata della Ddr, ora condivisa con l’ambasciata britannica e svedese. Quando Angela Merkel nel luglio 2017 ricevette con gli onori militari il presidente sudcoreano Moon Jae-in a Berlino si parlò di Merkel diplomacy. La Germania ha proposto una soluzione diplomatica per la denuclearizzazione della Nord Corea invece di un intervento militare, e insieme a UK e Francia, anche sanzioni. La “culona”, come la chiamava il brianzolo Berlusconi, passerà alla storia come uno dei più grandi statisti tedeschi.

Nonostante la cosiddetta special relationship con il Regno Unito, gli US hanno combattuto una guerra a colpi d’intelligence in Medio Oriente con i brits, quando da alleati diventarono rivali. Basta leggere i libri di James Barr e Calder Walton per averne un’idea. I britannici hanno nascosto sotto l’ esaltazione della vittoria sulla Germania l’amara verità di avere perso l’impero, e di essere stati ingannati dagli amici americani che da alleati divennero rivali e li distrussero come potenza militare coloniale con la crisi di Suez del 1956. Lo spettro di Suez si aggira sempre al numero 10 di Downing Street: fu la peggiore umiliazione mai subita da un paese orgogliosissimo che aveva dominato il mondo con una manciata di uomini.

Il Regno Unito non cadde solo nella Thucydides Trap, come spiegò Niall Ferguson in Pity of War, non capì neppure che gli ex-coloni americani detestavano il paese da cui erano stati cacciati, spesso addirittura deportati per aver rubato una pezza di stoffa o un po’ di carbone (Moll Fladers docet). Adesso, con l’UK post-Brexit isolata, colpita dal Covid19, in crisi, perfino i costi delle case che crollano, Boris Johnson teme addirittura che sia nel caso venga rieletto Trump, sia se viene eletto Biden, gli US preferiranno certamente la relazione con l’Europa a quella con Londra. Probabilmente, i pragmatici tedeschi li aiuteranno a uscire dall’impasse Brexit: Wolfgang Münchau ha proposto oggi in un tweet la ricetta per uscire dal pasticcio Brexit “un piccolo accordo commerciale UE/UK, con clausole di rottura e revisione e un programma per ulteriori accordi. Sembra ragionevole e pragmatico”.

Trump è non è affatto naïf, è un grande showman (d’altronde, come teorizza Mearsheimer i leader devono mentire) e, nonostante, gli sgarbi alla Merkel ha fatto un grande regalo alla Germania. I socialdemocratici avevano già chiesto il ritiro delle atomiche US dalle basi tedesche e i britannici rimproveravano alla Merkel di rimanere sempre attaccata agli US, di non avere il coraggio di creare una difesa tedesca ed europea. Adesso i tedeschi si chiedono perché Trump non dà l’ordine di ritiro. Non hanno paura, semmai sono ansiosi, anche se hanno imparato ad aspettare.

Ultimamente si è parlato di lasciare la Nato così com’è, come struttura logistica e strategica, ma con direzione e finanziamento europeo. Su questo sono d’accordo UK, Francia e Germania. Il ministro della difesa tedesco ha chiesto al Regno Unito di dirigere la difesa europea.

Trump sposterà le truppe in Polonia? si chiedono i media tedeschi. Sarebbe costosissimo per gli US ricostruire da zero apparati operativi e centri logistici per il Medio Oriente e l’Africa. Ma gli US, come sostiene George Friedman, geopolitico vicino a Trump, se ne andranno dal Medio Oriente, è finita la dominazione anglo-americana del Medio Oriente. Gli Stati Uniti non hanno più interesse ha tenere le truppe in Europa perché vogliono liberarsi dal Medio Oriente, e in Africa, ormai, combattono tedeschi e inglesi nel Mali sotto il comando francese. Pare anche che Trump stia trattando un accordo con l’Iran, un nuovo deal sul nucleare. La politica US in Medio Oriente è stata un fallimento, quindi gli US vogliono andarsene. Se Trump fa un nuovo trattato con l’Iran, molti problemi si sciolgono. Avrebbe il sostegno di UK, Francia, Germania, Russia e Cina.  Quanto a Israele, il piano di pace di Trump per il Medio Oriente non pare possa andare in porto. I sauditi non vogliono assumersi la responsabilità di essere lo stato guida musulmano che garantisce le colonie a Israele e sarebbero pronti ad accordarsi con l’Iran prima che lo faccia Trump. Le voci si rincorrono. In effetti, il generale Soleimani, assassinato all’aeroporto di Baghdad il 3 gennaio si recava in Iraq con una risoluzione del governo iraniano per risolvere le tensioni con l’Arabia saudita in Yemen. Forse, l’uomo più odiato da Israele, fu ucciso per questo. Va ricordato che Mark Esper, una creaturina di Trump fedelissima però al Pentagono, smentì pubblicamente Trump che Soleimani costituisse una minaccia imminente per gli Stati Uniti.  La Giordania è contraria all’annessione della Cisgiordania, il governo UK fedele sostenitore della Giordania ha dichiarato di considerare illegali le annessioni di Israele, e sono contrarie Francia, Germania, e Russia. Quindi, le annessioni non si faranno. Con gli Usa che si ritirano l’Europa garantirebbe la pace in Medio Oriente, UK compresa che ancora non si dà pace della perdita della Palestina.

In questa ottica le manifestazioni per John Floyd e il movimento BLM ( Black Lives Matter) che si è esteso all’Europa abbattendo statue di mercanti di schiavi in UK e quella di Leopoldo II del Belgio, tiranno del Congo, sono significative perché Bruxelles è la capitale dell’Europa. È ovvio che se l’Europa vuole un nuovo inizio con Medio Oriente e Africa deve fare autocritica per il passato coloniale. Deve mettere su una cultura autocritica, magari allestire memoriali dei genocidi compiuti in Africa e Medio Oriente. Lo storico James Barr, esperto del Medio Oriente, ricorda che l’eroina dei Millennial brit è Boudica, la regina che si ribellò all’impero romano, lo fece tremare e preferì suicidarsi che cadere in mano ai romani. Il serial Britannia prodotto da Amazon e Sky nelle prossime stagioni sarà dedicato alle rivolte contro i romani invasori crudeli e alla grande, mitica Boudica. Insomma, anche il Regno Unito potrà dimostrare di essere stato dominato brutalmente, costretto perfino a cambiare lingua dagli imperialisti romani.

Come dice David Frum, ex speechwriter di George W. Bush nell’intervista al Corriere del 7 giugno la leadership americana all’estero è logorata. Quindi US e Ue potrebbero alternarsi nella leadership del cosiddetto Occidente ed è necessario dare una nuova immagine dell’Occidente. Insomma, rendersi conto che nel 21° secolo le ideologie del ‘900 non funzionano più e mettere subito da parte le fesserie neocon di W, che partì per la guerra in Iraq convinto dalla spia della Cia e del Mossad Bernard Lewis che caduta Baghdad sarebbero cadute Teheran, Damasco e Kabul e da vent’anni tengono inchiodati in Medio Oriente poveri soldatini terrorizzati che vorrebbero tanto tornare a casa.

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