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Ombrina, consigli (non richiesti) ai petrolieri

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Ombrina, i No Triv si sono ritrovati in Abruzzo per dire “no” al progetto di una compagnia petrolifera. Qualche consiglio, rigorosamente non richiesto, ai petrolieri che vogliono lavorare in Italia

Ombrina, una marcia di 40 mila persone ha detto #NoOmbrina a Lanciano, in provincia di Chieti, manifestando contro il progetto di Rockhopper Italia che si appresta a dare il via al programma di ricerca di petrolio al largo della costa abruzzese, nel Mare Adriatico. Oramai in Italia le trivelle stanno diventando sinonimo di veleno. D’altronde la partecipazione di Don Maurizio Patriciello, che da Caivano è stato ospitato in quel di Lanciano per solidarietà a chi diceva #NoOmbrina, nell’immaginario collettivo rischia di far mettere sullo stesso livello la ricerca e l’estrazione di idrocarburi, gas e petrolio che sia, con l’avvelenamento delle terre da parte della malavita, come è stato nel caso della Terra dei Fuochi.

Il parallelo è grave, non tanto sottile. Grossolano e per niente veritiero. Per questo ci sentiamo di dare qualche piccolo consiglio, non richiesto, ai petrolieri che lavorano e si affacciano in Italia e che spesso e volentieri cadono sulle bucce di banane, se così vogliamo considerare la comunicazione e le strategie mediatiche.

Ombrina è un caso specifico, ma le trivellazioni in Italia, specialmente quelle a mare sono da sempre causa di dibattito, se non di demagogia da parte anche delle fazioni politiche, che pensano di guadagnare voti, issando la bandiera dei NoTriv.

piattaforma offshore

piattaforma offshore

Qualche settimana fa Beppe Grillo, parlando all’assemblea degli azionisti di Eni ha definito Saipem, il braccio tecnico del “Cane a Sei zampe”, un gioiellino che l’attuale dirigenza dell’Eni starebbe tentando di svendere. La Saipem ricorda a Beppe Grillo la sua infanzia, il suo papà ci lavorava. Peccato che i grillini siano convinti che l’attività di estrazione degli idrocarburi sia tra le cause dei terremoti, teoria smentita in Italia dal Laboratorio Cavone, all’indomani del terremoto in Emilia. Peccato che i grillini demonizzino in modo veemente ogni tipo di attività estrattiva di idrocarburi. Vai a spiegare che il “gioiellino” della Saipem con il suo lavoro causerebbe i terremoti!!! Chissà se i grillini si riconoscono nelle parole del loro leader?

I petrolieri nostrani sono portati a scansare la comunicazione. In alcuni casi la considerano un “di più”. Un lusso che non puoi permetterti più nell’epoca di internet, dei social network che fanno spesso da gran cassa di idee sbagliate e scientificamente infondate. La bufala è sempre in agguato nel web, e i social network la amplificano fino a farla diventare verità. Facile da smontare. Ma i petrolieri non vogliono avere dimestichezza col mezzo.

Per non parlare della Tv, che per costruire inchieste che catturino lo share ha bisogno di inventarsi il mostro: quale migliore imputato di chi in Italia va a cercare ed estrarre petrolio in Basilicata o sulle coste dell’Adriatico? Peccato che quelle stesse trasmissioni – per fare qualche esempio, Report e Presa Diretta – non abbiano mai, o quasi mai, ascoltato, seriamente, il parere di un geologo o di uno scienziato del settore. Che sia un fisico o un ingegnere, oppure un sismologo. Nell’epoca della comunicazione 2.0 anche i petrolieri devono adeguarsi. Devono iniziare a metterci la faccia, perché i cittadini consumatori devono sapere che importare gas dall’estero costa 5 volte di più in termini di emissioni di CO2 nell’atmosfera, che non estrarlo a casa nostra. Alla faccia dell’ambientalismo italico!

In Italia esistono tra esauriti ed attivi la bellezza di circa 7000 pozzi di petrolio e di gas, gli incidenti da Mattei ad oggi sono stati al massimo due, in Italia non c’è stata nessuna Macondo, come nel Golfo del Messico. Gli standard di sicurezza sono molto alti, la legislazione molto restrittiva e dura (se poi ci aggiungiamo un elevato tasso di burocrazia…). Gli incidenti sul lavoro nel settore di ricerca petrolifera sono tra i più bassi, stando ai dati dell’Inail. I nostri tecnici girano tutto il mondo da quando questa industria in Italia ha raggiunto elevati standard tecnologici e scientifici, lavorano dal Caucaso all’Alaska, passando per il Sud America e l’Africa. La conoscenza non si inventa, ma si tramanda e questa industria ha storia e valore da vendere. Per questo i petrolieri non possono tirarsi indietro, questa storia devono raccontarla e perché non si esaurisca anche tramandarla, non solo ai tecnici ma ai più.

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