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L’economia del Congo legata a doppio filo al petrolio

di

ENI

L’economia della Repubblica del Congo dipende in gran parte dal petrolio. L’80% circa delle esportazioni di Brazzaville, nel 2011, secondo il Fondo monetario internazionale, è fondata proprio sul petrolio. Economia in Congo fondata sul petrolio. Petrolio e gas si trovano soprattutto off-shore e il Paese è uno dei cinque maggiori produttori di petrolio dell’Africa Sub-Sahariana.

Il mix energetico e le difficoltà della rete elettrica
Anche il gas naturale è presente in modo considerevole in Congo, ma la mancanza di una rete di distribuzione non ne consente una vera commercializzazione. Una buona parte del gas associato viene reiniettato nei pozzi di petrolio.
La rete elettrica di distribuzione, inoltre, rimane uno dei grandi problemi del paese: secondo la Banca Mondiale, nel 2010, solo il 37% della popolazione ha accesso all’elettricità, lasciando circa 2,5 milioni di congolesi al buio. Una delle ultime cause, in ordine di tempo, è stata la guerra congolese tra il 1997 e il 1999 che ha danneggiato gran parte delle linee elettriche, specialmente a sud di Brazzaville
Nel mix energetico primario della Repubblica del Congo l’80% dei consumi energetici deriva da biomasse o trattamento dei rifiuti (scarti di legno, carbone, letami e residui colturali).

Congo Brazzaville

Congo Brazzaville

Un Paese con riserve petrolifere rilevanti
Secondo l’Eia, Energy Information Administration, che cita come fonte Oil & Gas Journal (gennaio 2014), il Congo ha importanti riserve di petrolio: ben 1,6 miliardi di barili. Infatti, nel Paese lavorano importanti compagnie petrolifere, tra cui la francese Total e l’italiana Eni, che sono presenti in Congo dal 1968.
Il giacimento off-shore di Moho Bilondo, per esempio, tra la fine del 2008 e il 2010 è stato tra il giacimento che maggiormente ha contribuito alla produzione di greggio. Altro importante giacimento off-shore, tra Congo e Angola (che hanno deciso di sviluppare e condividere i profitti) è quello di Lianzi che a regime nel 2015 produrrà un massimo di 46 mila boe/d. Al giacimento di Lianzi lavorano più compagnie petrolifere: Chevron (31,25%), Total (36,75%), Eni (10%), Sonangol (10%), SNPC (7,5%), e la portoghese Galp Energia (4,5%).
Il petrolio del Congo viene esportato in diverse parti del mondo. Stando ai dati dell’Energy Information Administration, nel 2012 il greggio del Congo è arrivato in Cina (43%), in Europa (28%), negli Stati Uniti (12%), in Australia (9%), in India (6%) e in Malesia (2%).

 

L’impegno di Eni in Congo


L’italiana Eni è impegnata in Congo sin dal 1968 sul fronte dell’estrazione di petrolio, di gas naturale e ultimamente anche sullo sfruttamento di sabbie bituminose – si tratta del primo progetto di questo genere in Africa – a Tchikatanga e Makola, due aree che insieme coprono 1.790 km quadrati.
Relativamente alla produzione di petrolio, recentemente Eni ha iniziato a mettere in produzione il pozzo 1 Minsala Marine, un primo test che consente, per ora, di produrre 5 mila barili di petrolio e 400 mila metri cubi di gas al giorno. La scoperta del giacimento offshore Minsala Marine secondo la società petrolifera italiana potrà portare una produzione di 1 miliardo di barili di petrolio equivalente. Questo importante ritrovamento segue quello di altri due obiettivi pre-salini: Nene Marine e Litchjendily.
Nel 2007, Eni ha siglato con il governo della Repubblica del Congo un accordo di cooperazione per la realizzazione di centrali elettriche che utilizzano il gas associato dei giacimenti petroliferi. Eni ha avviato questo tipo di progetto integrato nel campo on shore di M’Boundi, dal quale, tramite un gasdotto di 55 km, viene inviato il gas nell’area di Djeno dove ci sono due centrali elettriche: la Centrale Electrique de Djeno, di 50 mw di potenza, e la nuova Centrale Electrique du Congo con potenza di 300 mw.

 

articolo tratto da www.abo.net Oil Book Congo

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