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Gli ordini per ricostituire le scorte militari fanno esultare Lockheed, Raytheon e Northrop Grumman

L’industria della difesa Usa è in pieno boom: Lockheed, Rtx e Northrop Grumman registrano vendite e ordini record grazie all’aumento delle spese militari, finalizzate anche a ricostituire le scorte esaurite nei conflitti in Iran e Ucraina.

L’industria bellica statunitense sta vivendo un periodo di straordinaria crescita, alimentata dall’esigenza urgente di ricostituire le scorte di missili e altri sistemi e dall’impegno del Pentagono, per il quale è previsto un bilancio record, a spostare l’intera base industriale della difesa su un “piede di guerra”.

Come sottolinea il Financial Times in un report che analizza i numeri della difesa Usa, i colossi del settore come Lockheed Martin, RTX (la casa madre di Raytheon) e Northrop Grumman hanno rivisto al rialzo le proprie previsioni di profitto grazie a portafogli ordini che hanno raggiunto livelli senza precedenti.

I recenti conflitti, in particolare quello con l’Iran, hanno accelerato in modo significativo la domanda di sistemi d’arma avanzati, mentre le forniture all’Ucraina continuano a pesare sulle riserve americane, che l’amministrazione Trump vuole rimpolpare quanto prima.

Risultati eccezionali e arretrati da record

Le principali società del settore hanno riportato nel secondo trimestre numeri che hanno sorpreso positivamente gli investitori.

Lockheed Martin ha fatto registrare un balzo del 19% dei ricavi nella divisione missili, arrivando a 4,1 miliardi di dollari. Un risultato spinto soprattutto dalla produzione intensificata di Patriot e missili di precisione, sistemi impiegati in modo massiccio durante le operazioni contro l’Iran.

A dare ulteriore slancio è arrivato un contratto enorme da 35 miliardi di dollari con la Missile Defense Agency per quadruplicare la capacità produttiva del sistema antibalistico THAAD. Grazie a questo e ad altri ordini, l’arretrato di Lockheed ha toccato quota 230 miliardi di dollari.

RTX ha chiuso il trimestre con vendite in crescita del 18%, sostenute in particolare dalla domanda di missili da crociera Tomahawk, uno dei protagonisti della campagna militare americana nel Golfo.

Northrop Grumman non è stata da meno: il suo portafoglio ordini ha raggiunto il massimo storico di 105 miliardi di dollari, grazie a nuovi contratti per 20 miliardi di dollari nel secondo trimestre. Tra questi spicca l’assegnazione da 7,6 miliardi per lo sviluppo del missile balistico intercontinentale Sentinel, elemento chiave della componente terrestre della triade nucleare statunitense.

I mercati finanziari hanno prontamente reagito a questi numeri. Le azioni di Lockheed Martin sono schizzate di oltre l’11% in una sola mattinata, mentre quelle di RTX hanno guadagnato il 9%, spinte anche dai buoni risultati della divisione aerospaziale civile.

Si tratta di un segnale evidente della fiducia degli investitori nelle prospettive di lungo periodo del settore.

L’impatto dei conflitti sul depauperamento delle scorte

Dietro questi numeri c’è una realtà operativa ben precisa: le riserve americane di missili e intercettori si sono assottigliate in modo preoccupante.

Secondo le analisi del Center for Strategic and International Studies, solo nel conflitto con l’Iran gli Stati Uniti avrebbero impiegato tra i 1.000 e i 1.400 missili Patriot. A questo si somma il sostegno prolungato all’Ucraina, che ha creato veri e propri “colli di bottiglia” nella catena produttiva. Gli esperti stimano che occorreranno almeno fino a metà 2029 per smaltire completamente gli arretrati accumulati.

Di fronte a questa situazione, il Pentagono ha deciso di agire con decisione. Non solo sta spingendo i principali contractor ad aumentare i ritmi di produzione, ma sta anche introducendo accordi quadro della durata di sette anni per gli acquisti di munizioni.

Questi contratti pluriennali offrono alle aziende e ai loro fornitori una maggiore certezza di domanda, riducendo il rischio di oscillazioni politiche o di tagli improvvisi di bilancio.

Una domanda non solo interna

Questo boom non si limita al mercato domestico. RTX, per esempio, deriva quasi la metà del proprio arretrato da clienti esteri, con forte richiesta di sistemi Patriot, missili aria-aria AIM-120 AMRAAM e GEM-T.

Ma sono soprattutto le mosse del Pentagono a incrementare il portafoglio d’ordini delle aziende. Come ha osservato l’analista Scott Mikus di Melius Research, le tensioni con l’Iran che non accennano a diminuire continueranno a erodere le scorte di missili e intercettori, garantendo una domanda costante anche nei prossimi anni.

Investimenti per ampliare le capacità produttive

Consapevoli che il flusso d’ordini rimarrà elevato nel tempo, le aziende non si stanno limitando a gestire quelli in corso, ma stanno investendo massicciamente per espandere le proprie infrastrutture.

Lockheed ha avviato a maggio la costruzione di un nuovo impianto in Alabama, mentre RTX, Northrop Grumman e L3Harris stanno destinando miliardi di dollari all’ampliamento e alla modernizzazione dei loro stabilimenti.

I vertici aziendali mostrano grande ottimismo. Christopher Calio, CEO di RTX, ha sottolineato il superamento della soglia dei mille miliardi di dollari nella richiesta di bilancio fatta al Congresso dal Pentagono per il prossimo anno fiscale, definendolo un passo significativo che, unito agli accordi pluriennali, garantisce domanda stabile per anni a venire.

Dal canto suo, Jim Taiclet, numero uno di Lockheed, ha messo in evidenza che i nuovi accordi “non possono essere cambiati a capriccio del governo”. Per questo motivo, le aziende stanno già investendo in macchinari, impianti e capacità progettuali prima ancora che gli ordini definitivi arrivino sulla scrivania.

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