La settimana scorsa il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che la Ratepayer Protection Pledge, cioè l’iniziativa per ridurre l’impatto economico dei centri dati sui cittadini, ha ricevuto quasi duecento nuove adesioni tra società elettriche, aziende che si occupano della costruzione dei data center e governi statali.
TUTTE LE AZIENDE CHE PARTECIPANO ALL’INIZIATIVA
La Casa Bianca ha fatto sapere che l’iniziativa, su base volontaria, copre l’80 per cento dell’energia elettrica distribuita alle abitazioni e alle imprese americane.
Come spiegato dalla portavoce Taylor Rogers, la Ratepayer Protection Pledge si prefigge di “garantire che tutti coloro che sono coinvolti nella costruzione e nella gestione dei centri dati si facciano carico dei propri costi, anziché scaricarli sulle famiglie americane”. Tra gli aderenti figurano grosse società elettriche come NextEra e Duke Energy, oltre alla maggior parte delle aziende di intelligenza artificiale: Google, Microsoft, Meta, Amazon, OpenAi, xAi e Oracle.
I DATA CENTER E IL MALCONTENTO POPOLARE
A marzo, al momento della presentazione della Ratepayer Protection Pledge, la Casa Bianca aveva garantito che le aziende di intelligenza artificiale avrebbero sostenuto interamente il costo delle risorse e dell’elettricità necessarie a soddisfare il loro fabbisogno. L’iniziativa vuole dare una risposta al crescente malcontento della popolazione americana nei confronti dei data center, trattandosi di strutture dagli elevati consumi idrici (necessitano di tanta acqua per il raffrescamento dei server) ed energetici (richiedono una fornitura di elettricità costante, tutte le ore del giorno per tutti i giorni della settimana).
Attualmente i centri dati valgono il 4-5 per cento dell’intero consumo elettrico degli Stati Uniti. Nelle località vicine agli stabilimenti più grandi, le bollette dell’elettricità sono aumentate anche del 267 per cento negli ultimi cinque anni. Quartz ha scritto che a giugno i prezzi dell’elettricità nel paese erano più alti del 4 per cento su base annua e che, secondo le stime della società di consulenza Icf, la domanda proveniente dai data center potrebbe far lievitare le bollette del 15-40 per cento entro il 2030.
LA REAZIONE DELLA POLITICA
Uno degli obiettivi principali di politica interna di Donald Trump è l’abbassamento del costo della vita per i cittadini, e deve tenerne conto – vale per la benzina come per le bollette – in vista delle elezioni di metà mandato di novembre prossimo: il Partito democratico potrebbe guadagnare seggi alla Camera facendo leva proprio sul malcontento degli elettori per il caro-vita.
Ecco perché, oltre alla Ratepayer Protection Pledge, la commissione Energia della Camera ha recentemente votato una proposta di legge per formalizzare l’iniziativa della Casa Bianca, chiamato Ratepayer Protection Act: la legge richiederebbe alle autorità statali di regolamentazione dei servizi pubblici di valutare la possibilità di far sostenere i costi di aggiornamento della rete elettrica ai costruttori dei data center, anziché trasferirli sui cittadini e sulle imprese.
GLI STATI AMERICANI CONTRO I DATA CENTER
Recentemente New York è diventato il primo stato degli Stati Uniti a proibire la costruzione di nuovi data center di grosse dimensioni: la governatrice Kathy Hochul, del Partito democratico, ha infatti firmato un ordine esecutivo che vieta, per un anno, alle agenzie statali di approvare i permessi ai centri dati che consumano 50 megawatt o più di energia elettrica.
Altri dieci stati hanno redatto delle leggi simili, benché non ancora approvate o respinte: Maine, Vermont, Oklahoma, Maryland, Georgia, Minnesota, Wisconsin, Michigan, New Hampshire e Virginia. La legge SB 1488 dell’Oklahoma, ad esempio, vieterebbe la costruzione di tutti i nuovi centri dati fino al novembre del 2029; mentre la S.205 del Vermont sospenderebbe i progetti dalla capacità superiore a 10 MW fino al luglio del 2030.






