Altro che “pronta l’intesa nel centrodestra” annunciata ottimisticamente dal Corriere della Sera. Un cenno qua un altro là, un inciso sotto e un altro sopra, i retroscena della impuntatura della premier Giorgia Meloni sui voti di preferenza, che vorrebbe reintrodurre al Senato nella legge elettorale dopo avere mancato l’obiettivo alla Camera, danno Forza Italia divisa tra la famiglia Berlusconi, contraria, e il segretario del partito Antonio Tajani non contrario, se non favorevole. Disposto comunque ad accontentare la Meloni anche per lasciarsi aperto qualche spazio nel suo stesso partito al momento della preparazione delle liste dei candidati, per non farsi sottomettere soprattutto da Marina Berlusconi. Che a sua volta prevale sul fratello Pier Silvio, di solito più riguardoso verso la Meloni quando gli capita di parlarne.
Si profila dunque uno scontro fra due impuntature tutto al femminile: Giorgia e Marina, Meloni e Berlusconi. Uno scontro che, se confermato rovinosamente a Montecitorio con lo scrutinio segreto obbligatorio anche nel secondo e ultimo passaggio, dopo quello del Senato, potrebbe fornire l’occasione o il pretesto ritorsivo a Marina, in particolare, di riposizionare Forza Italia, come si dice in gergo politico e toponomastico. Il partito della famiglia di Arcore sarebbe tentato di lasciare la Meloni prigioniera, a destra, del generale Vannacci e di quel che resterebbe della Lega di Matteo Salvini, offrendo un’altra prospettiva al centro presente nel campo largo dell’alternativa.
Sarebbe tuttavia un’illusione. I tanti galli, ma ora anche galline di centro che vagano nel campo largo, tutti dotati più di ambizioni che di voti, potrebbero preferire di restare dove sono piuttosto che mettersi, e peraltro perdere, al servizio di una famiglia proiettata ormai più verso il passato del fondatore di Forza Italia che del futuro.




