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Che cosa pensano i mercati di Intel

Prosegue la ripresa di Intel, che nel secondo trimestre del 2026 ha riportato risultati superiori alle attese. Ma ad eccitare i mercati sono state piuttosto le previsioni positive sul terzo trimestre. Numeri, dettagli e contesto.

Nel secondo trimestre del 2026, terminato a giugno, Intel ha registrato numeri superiori alle attese: le vendite sono cresciute del 25,4 per cento a 16,1 miliardi di dollari, mentre le stime si fermavano a 14,4 miliardi, e il margine lordo adjusted è stato del 41,8 per cento, contro il 38,8 per cento stimato. Ma sono state le previsioni sui tre mesi successivi – cioè il periodo da luglio a settembre – ad aver eccitato davvero il mercato, facendo salire di oltre il 5 per cento le azioni della società statunitense di microchip, che sembra avere ormai avviato una fase di ripresa dopo un lungo periodo di crisi interna che non le aveva permesso di cavalcare l’onda dell’intelligenza artificiale, rivelatasi estremamente redditizia per altri chipmakers come Nvidia e Amd.

LE PREVISIONI PER IL TERZO TRIMESTRE DEL 2026

Intel, infatti, prevede di riportare un fatturato di 15,8-16,8 miliardi di dollari nel terzo trimestre dell’anno, a fronte di una stima media degli analisti di 15,1 miliardi. L’utile rettificato dovrebbe essere di 38 centesimi per azione, molto superiore rispetto ai 27 centesimi previsti dagli osservatori.

LA RIPRESA DI INTEL

Il titolo di Intel ha raggiunto il picco lo scorso 22 luglio e da allora ha perso più del 25 per cento, all’interno però di un selloff che ha riguardato tanti altri produttori di microchip: il mercato ciclicamente si domanda se il cosiddetto “boom dell’intelligenza artificiale” – che dipende dai microchip, appunto – poggi su fondamenta solide o se non sia piuttosto una bolla speculativa sul punto di esplodere. Su base annua, comunque, le azioni di Intel sono cresciute di oltre il 170 per cento.

Il merito di questa salita è anche del nuovo amministratore delegato Lip-Bu Tan, in carica da marzo 2025, che dopo una fase di riduzione dei costi, fatta di corposi licenziamenti e di cancellazioni di piani, è riuscito a chiudere dei contratti importanti: con Tesla e con Google, ad esempio, e pare anche con Apple.

Nel valutare la ripresa di Intel, gli osservatori si stanno concentrando su due precisi segmenti di business: quello dei centri dati (cioè delle infrastrutture che alimentano i sistemi di intelligenza artificiale) e quello della fonderia (cioè della manifattura di microchip). A questo proposito, Lip-Bu Tan ha spiegato che i risultati del secondo trimestre hanno spinto Intel a impegnarsi “a fondo” nella produzione su larga scala di microchip basati sulla tecnologia manifatturiera 14A, nel 2028. È una comunicazione significativa perché fino a pochi mesi fa la società sosteneva che avrebbe dovuto abbandonare lo sviluppo della 14A qualora non fosse riuscita a trovare un grosso cliente.

COME VANNO LE SINGOLE UNITÀ DI INTEL

Nel secondo trimestre del 2026 le entrate della divisione data center di Intel sono ammontate a 6,2 miliardi di dollari: le stime si fermavano a 5,3 miliardi.

È andato bene anche il segmento dedicato ai computer (laptop and desktop) con vendite per 8,8 miliardi, rispetto alle stime di 7,8 miliardi: i minori volumi di vendita sono stati compensati dall’aumento dei prezzi, grazie alla maggiore focalizzazione sui dispositivi di fascia alta.

Infine, le vendite dell’unità fonderia (foundry) sono state di 5,7 miliardi, anche in questo caso più alte rispetto ai 5,5 miliardi previsti dagli analisti.

CHI SOSTIENE INTEL

Negli scorsi mesi Intel ha ricevuto investimenti da parte del governo degli Stati Uniti (per 9 miliardi di dollari e una quota del 10 per cento nel capitale), della holding giapponese SoftBank (per 2 miliardi) e della già citata Nvidia (per 5 miliardi), l’azienda nettamente dominante nel mercato dei processori per l’intelligenza artificiale.

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