In un’Italia che invecchia, dove la spesa sanitaria si ferma all’8,4% del Pil mentre la domanda corre, i giganti della sanità privata – analizza l’Area Studi di Mediobanca – consolidano il proprio perimetro tra fatturati miliardari e una redditività che, pur rialzando la testa, guarda ancora con nostalgia ai tempi pre-pandemici. Il settore si prepara a un 2025 di ulteriore espansione, trainato dalle necessità di una popolazione che vede gli ultrasessantacinquenni rappresentare già il 24,5% dei residenti.
SCENARIO ECONOMICO E PREVISIONI DI CRESCITA
Il giro d’affari complessivo dei 38 maggiori operatori sanitari privati in Italia, riferisce l’Area Studi di Mediobanca, ha raggiunto i 13,4 miliardi di euro nel 2024, segnando un incremento del 5,5% rispetto all’anno precedente e un balzo del 22% se confrontato con i livelli del 2019.
Per il 2025 le proiezioni indicano un ulteriore rialzo dei ricavi aggregati pari al 3,7%, con una dinamica particolarmente vivace per i gestori di strutture per anziani, attesi a una crescita del 7,9%, seguiti dall’assistenza ospedaliera al 3,9%.
Nonostante il miglioramento del margine operativo netto, salito al 3,6% nel 2024 rispetto al 3,1% del 2023, la redditività rimane distante dal 5,4% registrato nel periodo pre-Covid. Il ROI aggregato si è fissato al 4,7% nel 2024, in recupero sul 3,9% dell’esercizio precedente ma ancora lontano dal 6,3% del 2019.
I PROTAGONISTI DEL MERCATO
Stando all’analisi di Mediobanca, la classifica dei ricavi nel 2024 vede in prima posizione Papiniano, holding del Gruppo San Donato e Ospedale San Raffaele, con 2.163 milioni di euro, seguita da Humanitas a quota 1.260 milioni e GVM – Gruppo Villa Maria con 968 milioni. Completano le prime cinque posizioni il Policlinico Universitario A. Gemelli con 946 milioni e KOS con 799 milioni.
Sotto il profilo della redditività misurata tramite l’EBIT margin, nell’assistenza ospedaliera si distinguono PRO.MED con l’11,5% e GHC con il 9,4%, mentre nella diagnostica eccellono Affidea al 14,4% e Synlab all’11,2%. Per quanto riguarda la cura degli anziani, i margini più elevati sono stati registrati da La Villa con il 12% e Sereni Orizzonti Holding con il 9,9%.
I migliori risultati in termini di ROI nel 2024 appartengono ad Affidea (16,4%), Humanitas (13,2%), PRO.MED (12,9%), Sereni Orizzonti Holding (12,6%) e Gruppo Gheron.
MODELLI DI BUSINESS TRA ACCREDITAMENTO E SOLVENZA
La composizione dei ricavi evidenzia strategie differenti tra i principali player riguardo al rapporto con il Servizio sanitario nazionale. Nell’ICS Maugeri e nel San Raffaele di Roma si registra la massima incidenza dei ricavi da accreditamento, rispettivamente pari al 96% e all’87,2%, seguiti da GVM (78,9%), Papiniano (78,5%) e Don Gnocchi (78,4%).
Al contrario, il Centro Diagnostico Italiano – CDI fonda il 76,3% delle proprie entrate sulla solvenza, di cui il 45% derivante da fondi integrativi e assicurazioni. Altri gruppi con quote rilevanti di ricavi privati sono Lifenet (50%), Istituto Auxologico (41,7%), KOS (41%) e Istituto Europeo di Oncologia – IEO (35,3%).
La spesa sanitaria privata totale in Italia è stimata in quasi 78 miliardi di euro nel 2025, includendo accreditamento, spesa intermediata e acquisti diretti delle famiglie.
PRESENZA SUL TERRITORIO E STRUTTURA DEL PERSONALE
La distribuzione geografica, osserva l’analisi, vede gruppi come KOS, Segesta, Sereni Orizzonti Holding e Don Gnocchi operativi in nove o più regioni, con una prevalenza nel Nord Italia, mentre tra i player ospedalieri GVM è presente in dieci regioni e GHC in otto. Papiniano e Humanitas mantengono una forte concentrazione in Lombardia, con quest’ultimo attivo anche in Piemonte e Sicilia per il 20% del proprio fatturato.
La forza lavoro complessiva ha superato le 102 mila unità nel 2024, con un aumento del 17,5% rispetto al 2019. Si osserva inoltre un ricorso significativo a liberi professionisti esterni in strutture come CDI (57,0%), GVM (55,2%) e Istituto Auxologico (50,5%). Il costo del lavoro pro-capite medio si attesta a 43 mila euro, variando dai 33,8 mila euro della lungodegenza ai 47,9 mila euro dell’assistenza ospedaliera.
SOLIDITÀ PATRIMONIALE E SFIDE DEMOGRAFICHE
La struttura finanziaria dei grandi operatori, stando allo studio di Mediobanca, appare solida, sebbene i debiti finanziari siano saliti al 124,6% dei mezzi propri nel 2024 rispetto al 119,7% del 2023. Le posizioni più equilibrate sono quelle dello IEO, che non presenta debiti finanziari, dell’Istituto Don Calabria, di Humanitas, dell’Auxologico Italiano e de La Conchiglia (Mantova Salus), i cui debiti sono compresi tra il 10% e il 20% del patrimonio netto.
Il sistema deve tuttavia confrontarsi con una disponibilità di posti letto per la lungodegenza di circa 22 ogni mille abitanti over 65, valore che rappresenta circa la metà della media Ocse. Inoltre, mentre l’Italia destina alla long term care lo 0,9% del Pil contro una media Ocse dell’1,7%, la pressione demografica è destinata ad aumentare, con la previsione di un’incidenza degli ultrasessantacinquenni pari al 34,1% entro il 2062.




