Prima l’aumento dei prezzi, poi il cambiamento delle abitudini di acquisto. Nel mercato mondiale del caffè le due dinamiche procedono ormai insieme: da un lato la volatilità delle quotazioni continua a incidere sui listini, dall’altro i consumatori modificano il modo di acquistare e consumare il prodotto, orientandosi verso soluzioni considerate di maggiore qualità. Sullo sfondo restano raccolti condizionati dal clima, costi di produzione più elevati e una filiera che continua a risentire degli squilibri tra domanda e offerta.
CONSUMARE MENO, CONSUMARE MEGLIO
Secondo Giuseppe Lavazza, presidente dell’azienda di famiglia, la tendenza più evidente riguarda il crescente interesse per il caffè in chicchi e per le macchine automatiche “bean-to-cup”, che permettono di macinare il caffè al momento della preparazione e di riprodurre in casa un’esperienza simile a quella del bar.
“Le persone cercano il caffè in chicchi e apprezzano la possibilità di ricreare a casa l’esperienza del bar. Forse preferiscono consumare un po’ meno, ma meglio”, ha dichiarato Lavazza al Financial Times.
I dati Nielsen riportati dallo stesso quotidiano finanziario confermano questa evoluzione. Nel Regno Unito, nell’anno conclusosi a maggio, le vendite di caffè in chicchi sono aumentate del 20,3% in volume e del 36,8% in valore, a fronte di una crescita complessiva del mercato del caffè domestico pari al 2,8%. Nello stesso periodo, le vendite di macchine automatiche “bean-to-cup” sono aumentate del 33,5%.
La tendenza si osserva anche in altri mercati europei. Sempre secondo Nielsen, le vendite di caffè in chicchi sono cresciute del 35% in valore in Francia, del 33% in Italia e del 31,2% in Germania, dove questo segmento ha ormai superato quello del tradizionale caffè macinato. Negli Stati Uniti il fenomeno è più contenuto ma segue la stessa direzione: nelle 52 settimane concluse il 27 giugno le vendite di caffè in chicchi sono aumentate del 3,2%, mentre quelle delle capsule sono diminuite del 4,9% e quelle del caffè macinato del 3,9%.
PREZZI ANCORA ELEVATI
La trasformazione delle abitudini di consumo si inserisce in un mercato che continua a registrare forti tensioni sui prezzi. Dopo i massimi storici raggiunti nel 2025, sottolinea il Ft, le quotazioni dell’arabica e della robusta hanno mostrato fasi di ribasso, ma senza riportare stabilità.
“Il mercato ha bisogno di ritrovare stabilità prima che si possa pensare a una riduzione dei prezzi”, aveva detto qualche giorno fa Lavazza a Bloomberg, spiegando che saranno necessari almeno due raccolti particolarmente abbondanti in Brasile e Vietnam e una significativa ricostituzione delle scorte mondiali prima di assistere a un’inversione della tendenza. “Non crediamo sia ancora il momento di pensare a un possibile taglio dei prezzi – ha aggiunto -. La possibilità di un ulteriore aumento dei listini non è del tutto esclusa”.
La stessa valutazione emerge anche dal mercato. L’analista indipendente Judith Ganes osserva che il settore sta attraversando una fase di forte instabilità nella quale “la liquidità si è prosciugata, perché nessuno può più permettersi di assumere le posizioni che prendeva in passato. Di conseguenza, le oscillazioni dei prezzi diventano molto più accentuate”.
CLIMA, COSTI E SPECULAZIONE
Dietro la persistente volatilità si intrecciano fattori climatici, logistici ed economici. Nel 2026 il Brasile, primo produttore mondiale di caffè, ha registrato precipitazioni eccezionali proprio durante il periodo del raccolto. Stando al Guardian, nella settimana conclusa il 28 giugno le piogge sono risultate quasi il 2.000% superiori alla media storica, allagando i terreni, rallentando i macchinari agricoli, peggiorando la qualità dei chicchi e lasciando il raccolto fermo al 52%.
Al contempo, il Vietnam, principale produttore mondiale di robusta, deve affrontare condizioni di siccità anticipata, mentre i costi dei fertilizzanti e dei carburanti sono aumentati del 30% rispetto all’anno precedente e quelli della manodopera del 33%.
Ganes sottolinea che quest’anno il problema non è tanto una riduzione del raccolto brasiliano quanto il ritardo con cui il prodotto arriva sul mercato e il peggioramento della qualità. L’analista invita inoltre a non attribuire automaticamente ogni aumento dei prezzi a El Niño. “Le persone non conoscono la geografia e sentono semplicemente parlare di ‘El Niño’, dando per scontato il peggio”, afferma, ricordando che gli effetti del fenomeno climatico variano sensibilmente da una regione all’altra.
Per Lavazza, queste condizioni hanno creato “l’ambiente perfetto affinché gli speculatori intervenissero, spingendo i prezzi ai livelli record che abbiamo visto”.
UNA FILIERA SEMPRE PIÙ ESPOSTA
Secondo un report della Fao, oltre il 90% delle oscillazioni dei prezzi di caffè, cacao e tè è spiegato dalle variazioni di domanda e offerta, mentre i fattori macroeconomici incidono in misura molto più limitata.
Lo studio evidenzia come la produzione mondiale di caffè sia fortemente concentrata: Brasile e Vietnam rappresentano quasi la metà della produzione globale e cinque Paesi forniscono circa il 65% delle esportazioni mondiali. Una struttura che rende il mercato particolarmente vulnerabile agli shock localizzati.
La Fao osserva inoltre che gli effetti delle variazioni dei prezzi non si distribuiscono in modo uniforme lungo la filiera. I produttori risultano generalmente più esposti agli shock dei mercati internazionali, mentre gli aumenti arrivano solo parzialmente fino ai consumatori finali, poiché una parte significativa del valore viene generata nelle fasi di trasformazione, distribuzione e vendita al dettaglio.
GLI EFFETTI SUI CONSUMATORI
Tuttavia, gli aumenti delle quotazioni internazionali si stanno riflettendo anche sui prezzi pagati dai consumatori. Nel Regno Unito, riferisce il Ft, il prezzo del caffè destinato al consumo domestico è aumentato del 6,3% nell’anno conclusosi a maggio.
Anche il consumo fuori casa risente dell’aumento dei costi. Lavazza, scrive il Guardian, ha incrementato il prezzo del flat white nel proprio locale di Regent Street, a Londra, da 4 a 4,40 sterline per l’asporto e da 5,50 a 6,50 sterline per il consumo al tavolo. Nelle caffetterie Starbucks del centro di Londra la stessa bevanda costa 5,20 sterline da asporto, mentre da Costa il prezzo è di 4,70 sterline.
Secondo Susannah Streeter, responsabile della strategia d’investimento di Wealth Club, “con i prezzi del caffè ancora soggetti a forte volatilità e i costi operativi che rimangono elevati, molte aziende stanno incorporando un margine di sicurezza nei propri listini per proteggere margini di profitto già molto ridotti”. Per il momento, aggiunge, molti consumatori sembrano ancora disposti ad assorbire gli aumenti, ma la crescita continua dei prezzi potrebbe rendere più difficile per le attività mantenere la clientela occasionale.



