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Il mondo sta diventando troppo caldo per il caffè

Se una tazzina di caffè è sempre più cara c'è un motivo: il caldo. I cinque paesi responsabili del 75% dell’offerta mondiale registrano infatti in media 57 giorni in più all’anno in cui le temperature superano la soglia accettabile per questa materia prima. Fatti, numeri e commenti

 

Nel febbraio 2025 i prezzi del caffè hanno raggiunto un massimo storico. E non è un caso dato che è stato il terzo anno più caldo di sempre, dopo il 2024, che detiene per ora il record, e il 2023.

Brasile, Vietnam, Colombia, Etiopia e Indonesia, i cinque paesi responsabili del 75% dell’offerta mondiale, registrano infatti in media 57 giorni in più all’anno di caldo dannoso per il caffè.

TEMPERATURE (E PREZZI) IN SALITA

A fotografare la situazione è Climate Central, organizzazione indipendente composta da scienziati e comunicatori che analizzano e divulgano i dati sul cambiamento climatico. Lo studio ha esaminato le temperature registrate tra il 2021 e il 2025 nei 25 principali Paesi produttori – che insieme rappresentano il 97% della produzione mondiale – confrontandole con uno scenario ipotetico privo di inquinamento da carbonio.

Il risultato mostra che in tutti i 25 Paesi analizzati è aumentato il numero di giorni oltre la soglia critica dei 30 °C, con una media di 47 giorni aggiuntivi all’anno attribuibili al riscaldamento globale causato dalle emissioni di CO₂.

Nei cinque maggiori produttori – Brasile, Vietnam, Colombia, Etiopia e Indonesia – l’incremento medio sale a 57 giorni l’anno. Il Brasile ha registrato 70 giorni oltre soglia, l’Indonesia 73. I valori più elevati sono stati rilevati in El Salvador con 99 giorni, Nicaragua con 77 e Thailandia con 75.

Fonte: Climate Central

PERCHÉ IL CALDO È NEMICO DEL CAFFÈ

Oltre i 30 °C, spiegano i ricercatori, le piante di caffè entrano in stress termico: diminuiscono le rese, peggiora la qualità dei chicchi e aumenta la vulnerabilità alle malattie.

Per la varietà Arabica – che rappresenta circa il 60-70% della produzione globale – temperature superiori a questa soglia sono considerate estremamente dannose; per la Robusta risultano comunque subottimali.

Anche le precipitazioni giocano un ruolo centrale: servono tra i 150 e i 200 centimetri annui per condizioni ottimali, mentre la siccità può ridurre significativamente i raccolti. La siccità che ha colpito il Brasile nel 2023 è stata collegata ai recenti picchi dei prezzi.

UN MERCATO SOTTO PRESSIONE

Il caffè è tra le bevande più consumate al mondo, con circa 2,2 miliardi di tazze al giorno. L’offerta globale, tuttavia, è sottoposta a una pressione crescente. Secondo la Banca Mondiale, scrive il Guardian, tra il 2023 e il 2025 i prezzi dei chicchi di Arabica sono passati da 4,54 a 8,47 dollari al chilo, mentre quelli della Robusta sono saliti da 2,63 a 4,86 dollari al chilo. Il picco è stato raggiunto a febbraio 2025.

Climate Central rileva che il recente aumento dei prezzi è stato “almeno in parte” influenzato da eventi meteorologici estremi nelle regioni produttrici. Nel caso degli Stati Uniti, anche i dazi sulle importazioni dal Brasile hanno contribuito alla dinamica dei prezzi.

L’impatto si riflette lungo tutta la filiera, dai produttori ai consumatori. “Quasi tutti i principali Paesi produttori stanno ora sperimentando un numero maggiore di giorni di caldo estremo che può danneggiare le piante di caffè, ridurre le rese e comprometterne la qualità” e che, “con il tempo, questi impatti potrebbero propagarsi dalle aziende agricole ai consumatori, arrivando direttamente alla qualità e al costo della vostra tazza quotidiana”, ha sintetizzato Kristina Dahl, vicepresidente per la Scienza di Climate Central.

TESTIMONIANZE E APPELLI DEI PRODUTTORI

Le conseguenze colpiscono in particolare i piccoli agricoltori, che rappresentano circa l’80% dei produttori mondiali e forniscono tra il 60% e l’80% dell’offerta globale, evidenzia Euronews. Nel 2021 hanno ricevuto soltanto lo 0,36% dei finanziamenti necessari per l’adattamento climatico. Secondo Climate Central, il costo medio per adattare un’azienda agricola di un ettaro è di 2,19 dollari al giorno, meno del prezzo di una tazza di caffè in molti Paesi.

“A Mooleh Manay, il cambiamento climatico è qualcosa che misuriamo ogni giorno nella nostra azienda agricola. I nostri sensori sul campo mostrano periodi caldi più lunghi, notti più calde e una perdita più rapida di umidità del suolo, tutti fattori che aumentano lo stress sulle piante di caffè e sui terreni”, ha raccontato ad Euronews Akshay Dashrath, cofondatore della South India Coffee Company nello Stato indiano del Karnataka. “Il caffè – ha spiegato – dipende da un delicato equilibrio tra ombra, umidità e tempo di recupero fresco. Con il restringersi di questo equilibrio, adattarsi attraverso una migliore salute del suolo e pratiche agricole resilienti al clima non è più una scelta”.

In Etiopia, Dejene Dadi, direttore generale della Oromia Coffee Farmers Cooperatives Union, ha sottolineato le misure adottate a livello locale: “La nostra Unione sta distribuendo fornelli ad alta efficienza energetica che riducono la necessità di legna da ardere e proteggono le aree forestali che fungono da riparo naturale per la coltivazione del caffè”.

“I governi – avverte Dadi – devono agire e investire sui piccoli produttori per permetterci di ampliare le soluzioni di cui abbiamo bisogno per adattarci”.

LE AREE PIÙ ESPOSTE

Le principali regioni produttrici si concentrano nella cosiddetta “Coffee Belt”, la fascia compresa tra il Tropico del Cancro e il Tropico del Capricorno, storicamente caratterizzata da clima tropicale, temperature miti e piogge regolari. Secondo lo studio, è proprio in quest’area che il riscaldamento globale sta aumentando con maggiore evidenza i giorni di caldo oltre soglia.

E il futuro non è roseo. Le proiezioni riportate nell’analisi indicano che, entro il 2050, la fascia potrebbe perdere fino al 50% dei terreni attualmente coltivabili in assenza di contromisure efficaci.

Fonte: About coffee
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