Era difficile aspettarsi un epilogo diverso. Il giudizio della Banca d’Italia su Bff Bank è ufficialmente sfavorevole e conferma, nero su bianco, tutte le criticità già emerse con il provvedimento di marzo. La reazione del mercato non si è fatta attendere: il titolo della banca guidata dall’amministratore delegato Giuseppe Sica (nella foto) è arrivato a perdere oltre il 3,5% a Piazza Affari, risentendo dell’esito dell’ispezione e delle nuove richieste della Vigilanza.
UN VERDETTO ANNUNCIATO
Il rapporto ispettivo, lungo 81 pagine, chiude gli accertamenti svolti tra il 4 dicembre 2025 e il 29 maggio 2026 e conferma il quadro già delineato nei mesi scorsi. Nel mirino finiscono ancora una volta il business del factoring, cioè l’attività con cui Bff acquista dalle imprese i crediti vantati verso la pubblica amministrazione anticipandone il pagamento, e quello del lending, ossia l’erogazione di finanziamenti, oltre alle modalità con cui la banca classifica i propri crediti ai fini della vigilanza prudenziale, un aspetto che incide direttamente sul capitale che un istituto è tenuto a detenere.
Il documento individua inoltre la necessità di ulteriori rettifiche sui crediti, riconducibili a fatture antecedenti al 2016 e alla classificazione di alcuni ospedali pubblici polacchi. In concreto, la banca dovrà registrare nuove svalutazioni che ridurranno di circa 17 milioni di euro il capitale di migliore qualità, il cosiddetto Common Equity Tier 1, anche se parte dell’effetto sarà compensata dalla diminuzione di circa 25 milioni degli attivi ponderati per il rischio, cioè delle attività che assorbono capitale ai fini regolamentari.
Tra gli elementi che avrebbero attirato l’attenzione degli ispettori figurerebbe anche una posizione creditizia da circa 10 milioni di euro nei confronti di un ospedale nei pressi di Varsavia, sulla quale Via Nazionale avrebbe chiesto ulteriori verifiche contabili e una rivalutazione degli accantonamenti. Un tassello che si aggiunge ai rilievi già formulati nei mesi scorsi e che contribuisce a spiegare perché il giudizio finale non abbia riservato sorprese.
La vicenda affonda le radici nel provvedimento adottato da Bankitalia il 28 marzo scorso, quando erano stati nominati Raffaele Lener e Francesco Fioretto quali commissari in temporaneo affiancamento al consiglio di amministrazione. Non si è trattato di un commissariamento dell’istituto, ma di un rafforzamento della vigilanza finalizzato ad accompagnare il consiglio nel risanamento del quadro operativo e contabile, nella revisione del comparto factoring e nel rafforzamento dei controlli interni. Contestualmente la banca era stata costretta a rinviare l’approvazione del bilancio 2025 per recepire gli effetti delle richieste della Vigilanza.
CONTI IN RIPRESA, MA LA VIGILANZA NON MOLLA
Bff sostiene di avere già avviato il percorso di adeguamento. Il consiglio di amministrazione, insieme ai commissari, ha messo in campo le azioni correttive richieste e ora dovrà completarle alla luce del rapporto definitivo. L’istituto sta anche valutando una profonda revisione delle modalità operative del factoring, accompagnata da iniziative strategiche. La pressione, però, resta elevata. In assenza di interventi, ricorda la stessa banca, i coefficienti patrimoniali sarebbero destinati a ridursi ulteriormente per effetto del cosiddetto calendar provisioning, il meccanismo introdotto dalla Bce che impone alle banche di aumentare progressivamente le svalutazioni sui crediti deteriorati con il passare del tempo, indipendentemente dalle possibilità di recuperarli.
Il paradosso è che il giudizio della Vigilanza arriva dopo un trimestre che il mercato aveva accolto positivamente. Nei primi tre mesi del 2026 Bff aveva registrato un utile netto rettificato di 43,2 milioni di euro, in crescita del 24% rispetto a un anno prima, e un utile netto contabile di 49,5 milioni (+40%). I ricavi netti erano saliti del 19% a 113,2 milioni, mentre tutte le principali aree di business avevano contribuito alla redditività del gruppo: il factoring e il lending avevano generato un utile ante imposte rettificato di 37 milioni di euro, mentre i servizi di pagamento e la banca depositaria avevano contribuito per altri 14 milioni. La banca aveva inoltre confermato gli obiettivi per il 2026, con un utile netto rettificato atteso tra 115 e 140 milioni di euro.
A maggio gli analisti avevano definito i risultati del primo trimestre migliori delle attese. Deutsche Bank aveva parlato di numeri rassicuranti, sottolineando il recupero del Cet1 pro forma all’11%, superiore alle aspettative, mentre Equita aveva evidenziato un andamento sostanzialmente in linea sul fronte dei ricavi e una dinamica patrimoniale più favorevole del previsto. Anche Jefferies aveva confermato gli obiettivi di utile netto 2026, compresi tra 115 e 140 milioni di euro, pur osservando che la revisione strategica avrebbe potuto modificare in profondità il modello di business della banca.
I numeri confermavano un miglioramento anche sotto il profilo regolamentare. Dopo essere sceso al 9,94% a fine 2025, appena sopra il requisito minimo Srep del 9,80%, il Cet1 ratio era risalito all’11% al termine del primo trimestre 2026, mentre il Total Capital Ratio aveva raggiunto il 13,41%, leggermente sopra il requisito del 13,36%. Un recupero che, tuttavia, non è bastato a chiudere il dossier aperto con la Vigilanza.
IL DOSSIER M&A RESTA APERTO
Sul mercato, intanto, continuano a rincorrersi le indiscrezioni su un possibile riassetto del gruppo. Secondo diverse ricostruzioni, Banco Bpm starebbe valutando il dossier insieme ad Amco, con una possibile ripartizione delle attività: la società controllata dal Ministero dell’Economia guarderebbe al factoring e alla gestione dei crediti deteriorati, mentre Piazza Meda sarebbe interessata ai servizi di pagamento e alla banca depositaria. Sul tavolo sarebbero inoltre arrivate manifestazioni di interesse anche da Cerberus e da Banca CF+. Il tutto mentre Banco Bpm continua a essere uno dei protagonisti del consolidamento bancario italiano e resta sullo sfondo l’ipotesi di una fusione alla pari con Monte dei Paschi.
Secondo Intermonte, però, la vera partita non è ancora quella delle aggregazioni. Gli analisti ritengono che il passaggio decisivo sia la maxi cartolarizzazione da circa 1,2 miliardi di euro allo studio della banca. In pratica, Bff punta a trasferire una parte consistente dei propri crediti in un veicolo che li trasformi in titoli destinati agli investitori, alleggerendo così il bilancio e il profilo di rischio. Solo una volta chiariti gli effetti di questa operazione sul capitale, sulla qualità dei crediti e sulla redditività futura del gruppo, osserva Intermonte, sarà possibile valutare con maggiore certezza anche eventuali operazioni straordinarie.
Nel frattempo Bff resta una realtà con un azionariato frammentato. Tra i principali soci figurano The Bali Trust, riconducibile alla famiglia Belingheri, con il 4,833% del capitale, e la società di gestione statunitense Artisan Partners con una quota di circa il 5%, mentre il resto del capitale è distribuito tra investitori istituzionali e mercato.




