New York è diventato il primo stato degli Stati Uniti a proibire la costruzione di nuovi data center di grosse dimensioni, come quelli necessari al funzionamento dei sistemi di intelligenza artificiale: martedì la governatrice Kathy Hochul, del Partito democratico, ha infatti firmato un ordine esecutivo che prevede una moratoria di un anno.
COSA PREVEDE LA MORATORIA DI NEW YORK AI GRANDI DATA CENTER
Il provvedimento vieta alle agenzie statali di approvare i permessi ai centri dati che consumano 50 megawatt o più di energia elettrica. Il divieto non si applica alle infrastrutture che forniscono servizi agli ospedali e alle università, e che hanno dimensioni più contenute.
I grandi progetti già approvati non saranno posticipati, ma quelli ancora in attesa delle autorizzazioni verranno sospesi.
L’ordine esecutivo, inoltre, incarica il dipartimento della Conservazione ambientale di stilare un documento contenente le linee guida per la costruzione e la gestione dei data center, tenendo conto dei possibili impatti sulle forniture idriche (queste strutture hanno bisogno di tanta acqua per il raffrescamento dei server), sui consumi elettrici (richiedono una fornitura di elettricità costante, tutte le ore del giorno per tutti i giorni della settimana) e sull’inquinamento acustico. Il divieto di costruzione verrà revocato una volta che questi parametri verranno definiti, ma comunque non potrà avere una durata superiore a un anno.
Hochul ha detto anche di voler abrogare una legge contenente alcune agevolazioni fiscali per i grandi data center. La governatrice non ha invece firmato una legge approvata il mese scorso dal parlamento di New York dalla portata molto più ampia dell’ordine esecutivo, visto che impone restrizioni ai centri dati che consumano 20 MW o più.
QUANTI DATA CENTER CI SONO NELLO STATO DI NEW YORK?
Nello stato di New York ci sono oltre centotrenta data center e lo stato si trova all’ottavo posto nella classifica dei luoghi degli Stati Uniti in cui l’elettricità costa di più per i cittadini.
IL PROBLEMA CON LE BOLLETTE DELL’ELETTRICITÀ…
Attualmente i centri dati valgono il 4-5 per cento dell’intero consumo elettrico degli Stati Uniti. Nelle località vicine ai grossi data center le bollette dell’elettricità sono aumentate anche del 267 per cento negli ultimi cinque anni.
… MA ANCHE CON L’ACQUA E CON L’INQUINAMENTO ACUSTICO
Ma i cittadini americani non sono scontenti dei centri dati solo per via del rincaro delle bollette elettriche. Queste infrastrutture consumano anche grandi quantità di acqua: 17,4 miliardi di galloni nel 2023 – oltre 65 miliardi di litri -, un volume che potrebbe arrivare a 38-73 miliardi di galloni entro il 2028, secondo le stime del Laboratorio nazionale Lawrence Berkeley. Un singolo data center di grandi dimensioni può arrivare a consumare cinque milioni di galloni d’acqua al giorno, ovvero l’intero fabbisogno idrico di una città di 10.000-50.000 abitanti, ha scritto Quartz.
E poi c’è l’inquinamento acustico. L’Environmental and Energy Study Institute ha raccolto casi di mal di testa, vertigini, nausea e disturbi del sonno tra le persone che vivono in prossimità dei data center: c’entrerebbe l’esposizione continua ai rumori di questi impianti.
GLI STATI AMERICANI CONTRO I CENTRI DATI
Al momento, l’unico stato americano con una moratoria ai data center in vigore è quello di New York. Ma altri dieci hanno redatto delle leggi simili, benché non ancora approvate o respinte: Maine, Vermont, Oklahoma, Maryland, Georgia, Minnesota, Wisconsin, Michigan, New Hampshire e Virginia.
La legge SB 1488 dell’Oklahoma, ad esempio, vieterebbe la costruzione di tutti i nuovi centri dati fino al novembre del 2029. Mentre la S.205 del Vermont sospenderebbe i progetti dalla capacità superiore a 10 MW fino al luglio del 2030.
LA LINEA DI TRUMP
L’indirizzo del governo federale, però, è molto diverso. Con lo Ai Action Plan del luglio 2025, infatti, l’amministrazione di Donald di prefiggeva di velocizzare l’entrata in funzione dei data center attraverso l’allentamento delle normative ambientali, la semplificazione dei processi autorizzativi e la concessione di terreni federali. La Casa Bianca si è anche mossa per agevolare le compagnie tecnologiche nell’accesso all’elettricità.
Lo scorso gennaio, però, Trump ha scritto così sul social network Truth: “Non voglio che gli americani paghino bollette elettriche più elevate a causa dei data center. Pertanto, la mia amministrazione sta lavorando con le principali società tecnologiche americane per garantire il loro impegno nei confronti del popolo americano, e nelle prossime settimane avremo molto da annunciare”.
Uno dei principali obiettivi di politica interna del presidente è l’abbassamento del costo della vita per i cittadini, e deve tenerne conto – vale per la benzina come per le bollette – in vista delle elezioni di metà mandato di novembre prossimo: il Partito democratico potrebbe guadagnare seggi alla Camera facendo leva proprio sul malcontento degli elettori per il caro-vita.



