Un fenomeno epocale sta trasformando profondamente gli Stati Uniti: la costruzione di enormi data center dedicati all’addestramento e al funzionamento quotidiano dell’IA.
Quello che fino a poco tempo fa era un processo silenzioso e concentrato soprattutto nei grandi poli tecnologici della Virginia e della California, si sta spostando con forza verso la cosiddetta “Silicon Heartland”, tra Ohio, Michigan e Wisconsin, e verso gli stati del Sud come Louisiana, Mississippi e Texas.
Centinaia di miliardi di dollari stanno letteralmente ridisegnando paesaggi rurali, foreste e piccoli centri abitati, sostituendoli con complessi industriali dominati da tende militari, turbine a gas e file interminabili di server.
Aziende come Meta, Amazon, Google, Microsoft e Oracle, insieme a nuovi operatori specializzati, stanno investendo somme colossali. Le proiezioni parlano di migliaia di miliardi a livello globale.
Ma come sottolinea l’Economist in un nuovo report, questo boom sta generando una resistenza diffusa e trasversale da parte delle comunità locali, preoccupate per l’impatto visivo, il rumore costante, il consumo di energia e le possibili conseguenze ambientali.
Il nuovo volto dei data center
Fino ad aprile scorso, affacciandosi dalla cima di uno scivolo che finisce in una piccola piscina di una casa dell’Ohio, lo sguardo si perdeva su un panorama di fattorie rigogliose, boschi fitti e case in legno.
Oggi quel panorama è stato cancellato, sostituito da sei gigantesche tende resistenti alle intemperie, di quelle che l’esercito usa per ospitare jet da combattimento o che si vedono nelle zone colpite da catastrofi.
Presto queste strutture ospiteranno semiconduttori all’avanguardia per un valore stimato intorno ai 30 miliardi di dollari.
Il data center “Prometheus” di Meta, se rispetterà i tempi, entrerà in funzione entro la fine dell’anno e consumerà un intero gigawatt di potenza – l’equivalente di quanto serve per illuminare e far funzionare fino a un milione di abitazioni, più o meno la produzione di un grande reattore nucleare.
Questi non sono più le classiche server farm nascoste nei quartieri urbani. I prossimi centri destinati ad addestrare i modelli di frontiera dell’IA nasceranno prevalentemente in aree rurali o semi-rurali del Midwest e del Sud.
Il paesaggio americano si sta riempiendo di nuove torri di trasmissione, generatori rumorosi e potenti impianti di raffreddamento. È un cambiamento radicale che rende questi impianti non solo invasivi dal punto di vista visivo, ma anche profondamente estranei al contesto delle comunità che li ospitano.
Investimenti mastodontici
Le grandi aziende tecnologiche stanno investendo capitali senza precedenti: si parla di 750 miliardi di dollari solo da parte di Amazon, Google, Meta, Microsoft e Oracle, a cui si aggiungono miliardi da parte di specialisti come CoreWeave e sviluppatori sostenuti da Wall Street.
A livello mondiale, secondo Moody’s, tra il 2026 e il 2030 verranno investiti circa 3.000 miliardi di dollari in data center per l’IA, con la quota maggiore destinata proprio agli Stati Uniti.
Misurata in termini di consumo energetico, la capacità computazionale dedicata all’IA è destinata a passare dagli attuali 12 GW a quasi cinque volte tanto entro la fine del decennio.
Al momento, solo 1-2 GW sono utilizzati per l’addestramento dei modelli più avanzati dai principali player come Anthropic, OpenAI, Google e dai loro inseguitori come Meta o xAI, mentre circa 10 GW servono per l’uso quotidiano dei modelli da parte degli utenti.
La domanda esplosa all’inizio del 2026 ha però già creato drammatici colli di bottiglia: Anthropic ha dovuto limitare l’accesso ai suoi modelli, OpenAI ha rinunciato a uno strumento video particolarmente esigente dal punto di vista computazionale e Microsoft ha aumentato così tanto i prezzi del suo assistente di programmazione che alcuni sviluppatori stanno tornando a scrivere codice a mano.
L’opposizione popolare
La resistenza che sta montando non è riducibile alla classica sindrome NIMBY (“Not In My Backyard”). I sondaggi mostrano chiaramente che anche chi ha solo sentito parlare di questi progetti li vede con lo stesso scetticismo di chi ci vive a pochi chilometri di distanza.
Nelle menti di molte persone questi data center rappresentano l’incarnazione fisica di un’IA che potrebbe rubare posti di lavoro, divorare risorse naturali e, negli scenari più cupi, sfuggire al controllo umano.
Il risultato è che decine di progetti per un valore di 42 miliardi di dollari sono stati cancellati solo nei primi tre mesi del 2026, mentre negli ultimi tre anni il totale dei progetti saltati ha raggiunto gli 85 miliardi, inclusi alcuni piccoli centri proposti da Amazon e Meta.
A Cedar Rapids, in Iowa, la cittadinanza si sta mobilitando contro i piani di Google. In Michigan diversi comuni hanno approvato una moratoria dopo che OpenAI ha iniziato i lavori a Saline.
I riflessi a livello politico sono immediati. I candidati alle elezioni per governatore vengono regolarmente messi sotto torchio sull’argomento durante i comizi.
Principali preoccupazioni
Le critiche più frequenti da parte dei cittadini riguardano l’inquinamento acustico, l’alterazione del paesaggio e la paura di contaminare le falde acquifere.
Un mito particolarmente diffuso sostiene che i data center consumino quantità enormi di acqua. In realtà un centro di medie dimensioni ne utilizza più o meno quanto due campi da golf all’anno, e ancora meno quando adotta tecnologie di riciclo, ormai sempre più diffuse.
Il vero nodo critico resta però l’energia. Esistono richieste di connessione alla rete per circa 1.000 GW, quasi quanto l’intera capacità attuale del sistema elettrico americano.
Questo aumento della domanda potrebbe in teoria far salire le bollette per famiglie e imprese, anche se finora le prove concrete di un effetto del genere sono limitate.
Le utility sottolineano che i data center aiutano a spalmare i costi degli aggiornamenti infrastrutturali e, grazie ai sistemi di backup e alle batterie, possono ridurre il prelievo dalla rete in caso di emergenze.
Le risposte istituzionali
L’amministrazione Trump considera il mantenimento del primato nell’IA una priorità strategica assoluta rispetto alla Cina.
Il Segretario all’Energia Chris Wright lo ripete in ogni occasione: bisogna velocizzare permessi, costruzioni e attivazione dell’energia.
In Ohio, che ospita ormai la quarta concentrazione di data center del Paese, è stata introdotta una regola: gli operatori devono pagare ogni mese almeno l’85% della capacità di potenza richiesta, anche se non la utilizzano interamente, proprio per tutelare i contribuenti locali.
A livello federale si cercano anche scorciatoie, come l’uso di terreni di proprietà dello Stato. È il caso del progetto da 10 GW a Piketon, nell’Ohio rurale, finanziato da SoftBank di Masayoshi Son, che includerà una centrale a gas dedicata.
Eppure l’opposizione resta fortissima e trasversale: tre quarti dei democratici e due terzi dei repubblicani dell’Ohio continuano a dire no ai nuovi impianti.






