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Perché Google scommette sul solare

Google acquisterà tutta la produzione iniziale del gigantesco progetto solare Steel River in Arkansas per compensare le emissioni dei suoi data center nonostante le politiche anti-rinnovabili di Trump.

Google ha siglato un’intesa di grande rilievo nel panorama energetico americano, impegnandosi ad acquistare l’intera produzione iniziale di uno dei progetti solari più ambiziosi mai realizzati negli Stati Uniti.

Come spiega il Financial Times in un report che analizza la notizia, si tratta dello Steel River Energy Center in Arkansas, destinato a entrare in funzione nel 2029 e sviluppato da Cypress Creek Energy.

Questa mossa sottolinea la determinazione dei colossi tecnologici a perseguire gli obiettivi di decarbonizzazione, nonostante le politiche dell’amministrazione Trump orientate a ridimensionare il sostegno alle rinnovabili.

L’accordo non è solo un’operazione di acquisto di energia, ma riflette le sfide che le grandi aziende tech devono affrontare per gestire una domanda elettrica in esplosione senza rinunciare agli impegni climatici.

I dettagli tecnici del progetto

Lo Steel River Energy Center si presenta come un’infrastruttura di dimensioni eccezionali. Nella fase iniziale fornirà 1,6 gigawatt di potenza solare e 2 gigawattora di capacità di accumulo tramite batterie, una quantità di energia sufficiente a soddisfare il fabbisogno annuo di più di 315.000 famiglie.

Una volta completato, il parco raggiungerà i 2,5 GW di solare e 2,9 GWh di storage, confermando il suo ruolo di protagonista nel panorama delle rinnovabili statunitensi.

Google ha scelto la formula del “virtual power purchase agreement” (VPPA): il colosso di Mountain View pagherà un prezzo fisso per tutta l’energia prodotta dal progetto senza riceverla fisicamente. Questa soluzione permette a Google di compensare le proprie emissioni indirette senza dover gestire direttamente il flusso elettrico.

I dettagli economici non sono stati divulgati, ma è chiaro che la garanzia di ricavi a lungo termine rappresenta per Cypress Creek Energy un elemento chiave per attrarre investimenti e portare a termine i lavori.

Il funzionamento dei data center e il ruolo della rete

Un nodo particolarmente rilevante riguarda il modo in cui operano i data center. Questi impianti richiedono alimentazione costante e ininterrotta, mentre le fonti rinnovabili come il solare dipendono dalle condizioni atmosferiche.

Per questo motivo, la maggior parte dei data center rimane collegata alla rete elettrica tradizionale, che mescola gas naturale, nucleare, carbone e rinnovabili, spesso integrata da generatori a gas locali.

In pratica Google, come altri big tech, continua a prelevare energia dalla rete mista mentre “assegna” virtualmente la produzione solare ad altri utenti con consumi più flessibili.

Si tratta di un meccanismo di compensazione contabile che permette di dichiarare progressi ambientali, ma che solleva inevitabilmente domande sulla sua reale efficacia.

Critiche

Il modello delle compensazioni rinnovabili non è immune da critiche. Molti analisti sottolineano che le aziende continuano a utilizzare elettricità fossile dalla rete, mentre pagano per energia pulita generata in luoghi o momenti diversi.

Secondo i dati dell’Environmental and Energy Study Institute, circa il 56% dell’elettricità consumata dai data center americani proviene ancora da fonti fossili.

Nel 2025 le emissioni legate all’uso di energia da rete di Google sono aumentate del 37%.Nello stesso periodo, Google, Meta, Amazon e Microsoft hanno comunque rappresentato quasi la metà di tutti gli accordi corporate di energia pulita a livello mondiale.

Le aziende riconoscono le difficoltà: nel rapporto ambientale del 2026 Google ammette che sta diventando sempre più complicato raggiungere i propri ambiziosi obiettivi sul clima, soprattutto di fronte alla crescita rapidissima dei consumi.

Un settore sotto pressione politica

L’accordo arriva in un momento di forte turbolenza per l’industria solare americana. L’amministrazione Trump ha eliminato diversi crediti d’imposta e ha tentato di rallentare o bloccare numerosi progetti.

In questo contesto difficile, l’intesa con Google rappresenta per Cypress Creek Energy una boccata d’ossigeno e un segnale di fiducia nel futuro delle rinnovabili.

La domanda di energia continua a crescere a ritmi sostenuti, trainata proprio dai big tech: Google ha registrato un aumento record del 37% nel 2025, mentre Microsoft ha visto un balzo del 24%.

Le proiezioni dell’Energy Information Administration indicano che il fabbisogno elettrico complessivo degli Stati Uniti potrebbe espandersi tra il 25 e il 50% entro il 2050.

In questo scenario, i grandi progetti come Steel River diventano essenziali per soddisfare la fame energetica senza dipendere esclusivamente dalle fonti tradizionali.

Una filiera produttiva americana

Un elemento distintivo del progetto è l’attenzione alla supply chain domestica.

I pannelli solari saranno forniti da First Solar, azienda che dichiara di utilizzare materiali interamente prodotti negli Stati Uniti. L’acciaio arriverà da fornitori locali dell’Arkansas, mentre le batterie saranno realizzate nello stabilimento LG di Phoenix.

Questa strategia non è frutto del caso né arbitraria. Le nuove regole fiscali introdotte dall’amministrazione Trump limitano la quota di componenti provenienti dalla Cina, che domina l’85% della capacità produttiva solare mondiale e oltre l’80% di quella delle batterie. Dimostrare di poter mantenere i crediti d’imposta evitando fornitori “proscritti” è diventato un fattore decisivo per l’accesso ai finanziamenti.

Steel River si inserisce quindi in una tendenza più ampia verso una maggiore indipendenza dalle catene di fornitura asiatiche.

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