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Dazi Usa e sciovinismo cinese fanno sbandare Audi

Audi è stato il primo marchio del Gruppo Vw a veder sacrificato un proprio stabilimento, quello di Bruxelles che produceva esclusivamente auto elettriche, sull'altare dei tagli. Ma secondo quanto riportato a più riprese dai media tedeschi anche l'impianto di Neckarsulm sarebbe a rischio chiusura. E i dati della Casa dei Quattro anelli sembrano andare in questa direzione

“Il contesto di mercato in Cina rimane difficile e altamente competitivo”, ha dovuto ammettere Audi, l’ennesimo marchio tedesco (per approfondire si invita a leggere gli articoli sulla crisi della controllante, la Volkswagen) costretto a fare i conti con un 2026 che si prospetta sempre la copia in carta carbone del difficilissimo anno che l’ha preceduto.

AUDI TAMPONATA DAGLI USA E DALLA CINA

La Casa dei Quattro anelli di proprietà del Gruppo Volkswagen, le cui difficoltà economiche sono ben note, ha registrato un calo del 7% su base annua nelle consegne globali nel primo semestre dell’anno.

A zavorrare le vendite, ferme a 727mila veicoli e poco più, da un lato del mondo i dazi voluti dal presidente statunitense Donald Trump e da tutt’altra parte del globo l’inesorabile e progressiva perdita di terreno in Cina.

L’EUROPA SALVA AUDI, MA PER QUANTO?

Nel Paese del Dragone il crollo sfiora il quinto: 19 punti percentuale – ennesima prova che anche nel segmento premium l’utenza asiatica guarda ai marchi casalinghi, da Xiaomi a Geely, passando per Nio e Byd – ma negli Usa la situazione non è meno complessa: -17 per cento.

Solo la crescita in Europa ha dunque evitato perdite ben maggiori: in Germania l’aumento nei volumi di vendita è stato del 4 per cento mentre, al di fuori del mercato domestico tedesco, Audi ha consegnato ai clienti quasi 256.000 auto, con un incremento del 6%. Con l’arrivo però anche sulle strade del Vecchio continente di auto ibride ed elettriche made in China la situazione potrebbe presto cambiare.

AUDI POTREBBE PERDERE UN SECONDO STABILIMENTO

A inizio 2025 Audi è stato il primo marchio del Gruppo Vw a veder sacrificato un proprio stabilimento, quello di Bruxelles che produceva esclusivamente auto elettriche, sull’altare dei tagli. Ma secondo quanto riportato a più riprese dai media tedeschi, anche l’impianto di Neckarsulm sarebbe a rischio chiusura.

I dati del secondo trimestre di Volkswagen del resto hanno mostrato che nessuna scuderia del Gruppo (se si esclude con ogni probabilità Lamborghini) si salva dalla situazione contingente, evidenziando un calo dell’8,6% nelle consegne globali: in Cina la perdita è stata a dir poco mostruosa, pari al 36,6% nel trimestre, mentre nel Nord America Wolfsburg ha registrato un aumento del 7,7% e nell’Europa occidentale ha guadagnato un piccolo ma significativo 1,8%.

Per questo sempre più opinionisti sospettano che Oliver Blume, a capo della controllante, debba ancora mostrare – stretto tra sindacati e politica che non vogliono sentir parlare di chiusure e licenziamenti di massa – la portata del vero piano lacrime e sangue in studio ai piani più alti di Wolfsburg per provare a uscire dalla crisi.

 

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