Non fosse bastato l’ultimo stop di sei giorni dovuto, aveva spiegato Stellantis, alla crisi di Hormuz cui era seguita la decisione di fermare le catene di montaggio di Mirafiori – ormai in cassa integrazione da oltre 18 anni – per quattro settimane tra luglio e agosto, questa appena avviata sarà una settimana particolarmente corta per il comparto Carrozzerie.
QUALI SONO LE (VERE) CAUSE DELL’ENNESIMO STOP DI MIRAFIORI?
Oggi, lunedì 13 luglio, le macchine resteranno infatti ferme e la produzione della Fiat 500 subirà un nuovo contraccolpo. Mancherebbero i motori. Il collo di bottiglia sarebbe la Teksid di Carmagnola – azienda sempre di proprietà Stellantis – che non riuscirebbe a produrre in volumi sufficienti un componente del propulsore per la piccola city car ibrida. Tutto ciò cade proprio nell’anno che, a detta dell’azienda italo – francese e delle testate che avevano ripreso con troppa enfasi e forse pure ottimismo tali proclami, avrebbe dovuto segnare la ripartenza dell’impianto torinese della Fiat.
Ma i sindacati non ci credono e temono che i continui stop and go che stanno caratterizzando l’ultimo periodo siano in realtà la prova che l’impianto, contrariamente a quanto ampiamente pubblicizzato dai vertici, continui a versare in forte crisi e sia ben lontano dai volumi annunciati all’inizio del 2026.
I TIMORI DEI SINDACATI
“Ormai queste fermate produttive si ripetono strutturalmente tutte le settimane e ogni volta ripetiamo che questi sono campanelli di allarme gravi. Non smetteremo di denunciare questa situazione né di indicarne le vere cause che stanno nella mancata attribuzione di un nuovo modello oltre la 500 e nella mancanza di investimenti per una nuova linea di produzione. Elkann e Filosa hanno la responsabilità di questo continuo declino a cui hanno destinato il nostro territorio e con loro tutte le istituzioni che nulla stanno facendo o dicendo per invertire questa rotta”, afferma al Fatto Quotidiano Gianni Mannori della Fiom torinese.
Del resto che Mirafiori non stesse ripartendo Start Magazine lo aveva ampiamente documentato nelle passate settimane, dopo che lo stesso Emanuele Cappellano, responsabile Europa di Stellantis, aveva ammesso: “Non so dire se raggiungeremo le 100 mila unità. Dipende dalla dinamica di mercato”.
IL CALENDARIO DEGLI STOP DI MIRAFIORI
Stellantis dal canto suo continua la propria campagna mediatica a suon di interviste e roboanti dichiarazioni, ma le comunicazioni sembrano scontrarsi con i giorni di stop dell’impianto, che per lungo tempo ha rappresentato uno dei grandi malati dell’Italia dell’auto. “Si tratta del quarto stop in due mesi per le Carrozzerie – commenta amaramente il principale quotidiano del Nord Ovest, La Stampa – Il primo è stato l’1 giugno scorso, in occasione del ponte per la Festa della Repubblica. Poi una settimana dal 22 al 29 giugno e infine lunedì e martedì scorsi. Giorni che vanno ad aggiungersi allo stop annunciato dall’azienda dal 27 al 31 luglio, subito prima delle tre settimane di ferie già previste ad agosto. Una notizia che era stata commentata anche dal sindaco Stefano Lo Russo: «Il governo deve mettere risorse, Torino ora è completamente fuori dall’agenda. Serve un appello corale tra le istituzioni, dobbiamo mettere giù tre punti per mantenere nella nostra città l’industria che c’è. O il tempo perso rischia di essere irrecuperabile»”.
COSA DICONO I NUMERI
E dire che almeno fin qui i numeri erano stati incoraggianti: nel primo semestre 2026 – ha certificato Fim-Cisl – a Mirafiori sono state prodotte 36.048 unità, rispetto alle 15.315 unità del 2025, con un balzo percentuale a tre cifre sull’annus horribilis di Stellantis (+135,4%). In sei mesi sono state sfornate seimila vetture in più di quante ne erano state prodotte da gennaio a dicembre dello scorso anno. La totalità dei volumi dello stabilimento torinese col trasferimento dei modelli Maserati a Modena è ormai rappresentata dalle due versioni della nuova 500: la full-electric e la ibrida.
Certo, se giugno rappresenta il giro di boa sui 12 mesi, quel numero sarebbe dovuto essere più alto di 14mila unità per avere realmente a portata di mano il traguardo annuale delle 100mila vetture prodotte in quel di Torino. Se a questo si aggiungono gli stop appena elencati e le ormai prossime quattro settimane – che di fatto equivalgono a un mese in meno sul calendario – di ferie, è sempre più difficile pensare che con il contributo produttivo della seconda parte del 2026 Mirafiori raggiungerà quell’ambizioso traguardo. Inoltre un mese fa l’azienda ha deciso di sfornare 40 vetture giornaliere in meno: 400 anziché 440. “Colpa di Hormutz”. Anche per questo i rappresentanti dei lavoratori chiedono sempre con maggiore insistenza l’arrivo su quelle linee di altri modelli che permettano a Mirafiori di arrivare in salute al 2030.






