La chiusura dello Stretto di Hormuz durante la guerra con l’Iran ha ribadito l’importanza dei tradizionali snodi strategici della geopolitica. Per gli investitori, tuttavia, è altrettanto importante osservare una nuova generazione di infrastrutture critiche, meno visibili ma sempre più decisive: le reti valutarie, il sistema delle banche corrispondenti, l’assicurazione marittima e la filiera dei semiconduttori. Proprio come gli snodi geografici tradizionali, queste infrastrutture convogliano enormi flussi economici, sono difficili da replicare e attribuiscono un potere sproporzionato a chi le controlla. A differenza degli stretti marittimi, però, operano in modo invisibile: oggi una decisione del Tesoro statunitense può limitare l’accesso di un Paese al sistema finanziario globale con un impatto paragonabile alla chiusura di una rotta commerciale.
IL DOLLARO COME LEVA GEOPOLITICA
Il dollaro rappresenta ancora il principale snodo strategico della finanza globale. Negli ultimi due decenni il biglietto verde è stato coinvolto in quasi il 90% di tutte le transazioni sul mercato dei cambi (FX), nonostante gli Stati Uniti rappresentino meno del 10% delle esportazioni mondiali (vd grafico). Inoltre, il volume giornaliero degli scambi FX è pari a 100 volte il valore giornaliero del commercio mondiale. Al contrario, il renminbi continua a ricoprire un ruolo marginale, rappresentando solo il 4% dei pagamenti globali e regolando appena il 30% del commercio cinese.
Per molti anni Washington ha evitato di sfruttare questo vantaggio come strumento geopolitico, ma dopo l’11 settembre e, soprattutto, con le sanzioni imposte alla Russia nel 2022, il sistema del dollaro è diventato una leva sempre più efficace. Il congelamento di oltre 300 miliardi di dollari di riserve della banca centrale russa ha dimostrato che anche gli asset detenuti in valute considerate sicure dipendono dall’accesso all’infrastruttura finanziaria occidentale.
Questa consapevolezza ha accelerato gli acquisti di oro da parte delle banche centrali, guidati da Cina, Polonia, India e Turchia. Più che segnalare un declino del dollaro, la corsa all’oro riflette la crescente domanda di asset indipendenti da queste infrastrutture critiche. Non a caso, tra febbraio 2022 e aprile 2026 il prezzo del metallo giallo è aumentato del 135%.
LE BANCHE CORRISPONDENTI E IL POTERE DELLE SANZIONI
Un’altra infrastruttura critica è rappresentata dal sistema delle banche corrispondenti. La maggior parte dei pagamenti internazionali in dollari transita infatti attraverso conti aperti presso banche soggette alla normativa statunitense e viene elaborata principalmente dal circuito CHIPS di New York.
Attraverso il sistema sanzionatorio dell’OFAC e la lista SDN, gli Stati Uniti possono congelare attività, bloccare transazioni ed escludere soggetti economici dal circuito del dollaro. L’efficacia di questo meccanismo è emersa chiaramente negli ultimi anni: la prospettiva di perdere l’accesso al sistema finanziario americano è stata sufficiente a indurre la maggior parte delle banche internazionali ad adeguarsi alle richieste di Washington. Anche il mercato dell’assicurazione marittima costituisce un’infrastruttura critica per il commercio globale. All’inizio della guerra russo-ucraina l’International Group of P&I Clubs di Londra assicurava oltre il 95% dei carichi petroliferi mondiali.
Questa concentrazione ha consentito di introdurre, alla fine del 2022, il tetto di 60 dollari al barile sul petrolio russo. Piuttosto che eliminare il greggio russo dal mercato, il meccanismo ha sfruttato il controllo occidentale sui servizi assicurativi e finanziari per limitarne i ricavi. La risposta di Mosca è stata la creazione di una “flotta ombra”, che ha però comportato la vendita del petrolio con uno sconto persistente rispetto al Brent e una riduzione di quasi il 50% dei ricavi petroliferi nella prima metà del 2023.
LA FILIERA DEI SEMICONDUTTORI
Tra gli snodi strategici più rilevanti figura anche la filiera globale dei semiconduttori. ASML produce le apparecchiature di litografia più avanzate, Nvidia progetta oltre il 70% dei chip destinati all’intelligenza artificiale di ultima generazione e TSMC realizza circa il 90% dei semiconduttori più sofisticati.
Negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno trasformato questa posizione dominante in una leva geopolitica attraverso i controlli alle esportazioni verso la Cina. Sebbene Pechino stia investendo ingenti risorse per ridurre la propria dipendenza tecnologica, il divario resta significativo: i chip Huawei più avanzati dispongono di una capacità di calcolo pari a circa un terzo di quella dei prodotti Nvidia e il 90% dei modelli di intelligenza artificiale cinesi continua a essere addestrato su hardware occidentale.
In conclusione, gli snodi strategici tradizionali continuano a monopolizzare l’attenzione, ma le infrastrutture critiche meno visibili potrebbero avere un impatto ancora maggiore sui mercati. Più che a una deglobalizzazione, stiamo assistendo a una trasformazione della globalizzazione: il dollaro continua a dominare, la maggior parte delle transazioni internazionali passa ancora da New York e i semiconduttori restano il motore dell’economia digitale. Tuttavia, tutte queste reti dipendono sempre più da decisioni giuridiche e politiche, soprattutto statunitensi. Per gli investitori, comprendere il funzionamento delle infrastrutture finanziarie, tecnologiche e normative dell’economia globale è ormai importante quanto analizzare mercati, prezzi e fondamentali. È attorno a questi nuovi snodi strategici che potrebbero svilupparsi le prossime tensioni geopolitiche e, di conseguenza, le principali implicazioni per i mercati finanziari.
Transazioni in dollari sul mercato dei cambi
Fonte: Bank for International Settlements (BIS)





