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Apple investe anche in Broadcom per ingraziarsi Trump

Dopo l'accordo con Intel, Apple ha annunciato un investimento da 30 miliardi di dollari per acquistare i microchip di Broadcom, rigorosamente prodotti negli Stati Uniti. L'azienda di Tim Cook ha bisogno di restare in buoni rapporti con l'amministrazione Trump, che aveva minacciato dazi sugli iPhone.

Apple ha annunciato un investimento da 30 miliardi di dollari per l’acquisto di microchip prodotti negli Stati Uniti da Broadcom, società americana specializzata nella progettazione di semiconduttori ma attiva anche nella fase di manifattura: possiede ad esempio una fabbrica a Fort Collins, in Colorado, che riceverà un potenziamento tramite una spesa di 1,5 miliardi, sostenuta da Apple.

UN RAPPORTO DURATURO?

Le due aziende, comunque, collaborano già da tempo: Broadcom è una fornitrice storica di microchip e componenti per la connettività a radiofrequenza, Bluetooth e Wi-Fi che consentono agli iPhone, agli iPad e ai MacBook di connettersi a Internet e alle reti mobili. Ha anche fatto sapere di aver prolungato il suo contratto di fornitura con Apple fino al 2031 e che si occuperà di sviluppare dei microchip personalizzati che saranno presenti nei dispositivi futuri della società.

Non è detto, però, che Broadcom resterà a lungo un soggetto cruciale nella filiera di Apple. Negli ultimi anni, infatti, l’azienda ha internalizzato diversi passaggi: per esempio, ha sostituito i modem chip di Qualcomm con i propri e ha rimpiazzato i processori per computer di Intel in favore dei systems-on-a-chip progettati in casa.

Il mese scorso, tuttavia, Apple ha stretto un accordo con Intel sulla progettazione e la produzione di microchip negli Stati Uniti.

APPLE HA BISOGNO DI INGRAZIARSI TRUMP

Gli accordi di Apple con Intel e, successivamente, con Broadcom rientrano in un disegno più ampio della società per riorganizzare la propria catena di approvvigionamento e per ingraziarsi l’amministrazione di Donald Trump, che insiste molto – e anche con modalità aggressive – sul recupero della capacità manifatturiera americana. Riferendosi all’intesa con Broadcom, infatti, l’amministratore delegato di Apple Tim Cook ha detto di essere “grato al presidente e alla sua amministrazione per aver sostenuto progetti importanti come questo”.

L’anno scorso Trump aveva minacciato di imporre dei dazi del 25 per cento sugli iPhone se Apple non avesse trasferito la sua filiera manifatturiera dall’Asia all’America; così, l’azienda ha annunciato un piano di spesa negli Stati Uniti da 600 miliardi di dollari in quattro anni. Piuttosto che ristrutturare la sua intera supply chain, però, che è composta da tanti fornitori asiatici – l’India, per esempio, sta diventando la nuova base manifatturiera per gli iPhone -, Apple si è concentrata sui semiconduttori, il componente di maggior valore: oltre agli impegni con Intel e Broadcom, ha annunciato acquisti da Tsmc in Arizona, da Texas Instruments in Texas e da GlobalFoundries a New York.

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