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Le benvenute capriole di Trump sull’Ucraina

La svolta di Trump sull'Ucraina smonta l'alibi dell'escalation. Il corsivo di Cundari tratto dalla newsletter La Linea.

Preceduta, come al solito, da una lunga e affettuosa telefonata con Vladimir Putin, dalle consuete intemerate contro gli alleati scrocconi e persino da nuove farneticazioni sulla Groenlandia – tutti elementi che avevano spinto molti a prevedere disastrose conseguenze per l’Ucraina e per l’Europa – la partecipazione di Donald Trump al vertice Nato di Ankara si è conclusa ieri, al contrario, con una clamorosa svolta strategica proprio a favore dell’Ucraina, e quindi anche dell’Europa. Una svolta di portata storica, se le decisioni annunciate ieri saranno confermate e non completamente rovesciate domani o al primo sbalzo d’umore, s’intende.

La notizia principale riguarda l’autorizzazione a produrre sistemi di difesa antiaerea Patriot, che il presidente americano ha promesso ieri a Volodymyr Zelensky, essenziali per intercettare i missili lanciati quotidianamente sui civili, con cui i russi conducono la propria campagna terroristica e sfogano la frustrazione per l’assenza di qualunque progresso sul campo. Naturalmente, come scrive il New York Times, un conto è avere la licenza per produrli e un conto è avere i missili pronti in rampa di lancio, e i bombardamenti russi continuano a fare vittime ogni giorno. Ma è anche significativo il fatto che ora sia proprio Trump a dire pubblicamente che la capacità degli ucraini di colpire in profondità e con precisione in territorio russo (capacità cui com’è noto contribuiscono gli americani, attraverso i satelliti e le informazioni di intelligence) «è un’escalation, ma un’escalation che potrebbe portare alla fine della guerra».

Ci sono molti aspetti significativi in questa semplice affermazione, che faceva seguito a una non meno notevole dichiarazione di Marco Rubio (probabilmente il vero vincitore di questa partita, dentro l’amministrazione) secondo cui l’incapacità russa di difendere i propri cieli avrebbe creato lo spazio per negoziare la fine della guerra. Di qui l’efficace sintesi trumpiana, che a ben vedere è il completo rovesciamento dell’ossessivo ritornello sul rischio dell’escalation, utilizzato sempre come alibi, anche dall’amministrazione Biden, per legare le mani agli ucraini, prima negando loro i missili a lungo raggio, poi vietandone l’utilizzo in territorio russo, e così via. Una teoria che continua a essere ripetuta come un mantra anche da noi. Nel suo cinico pragmatismo, Trump ha preso atto della realtà molto prima di gran parte dei politici e dei commentatori italiani, riconoscendo che armare gli ucraini e consentire loro di far pagare alla Russia il prezzo più alto per la sua invasione era ed è l’unico modo di avvicinare davvero la pace. Oltre che di allontanare la guerra dal resto dell’Europa.

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