Tra i tanti propositi di sovranità dell’Unione europea c’è pure l’autosufficienza nella soia, un legume ad alto contenuto di proteine che viene utilizzato principalmente come mangime per gli animali.
L’OBIETTIVO DEL LIVESTOCK STRATEGY AND PROTEIN ACTION PLAN
La Commissione europea ha pubblicato martedì un piano (il Livestock Strategy and Protein Action Plan) che dovrebbe permettere al blocco di raggiungere nel 2035 il 35 per cento di produzione interna di semi oleosi e colture proteiche utilizzate per l’alimentazione degli animali da allevamento. L’anno scorso la quota comunitaria di produzione interna è stata del 25 per cento.
QUANTO VALE L’ALLEVAMENTO PER L’UNIONE EUROPEA
La zootecnia rappresenta il 40 per cento del valore aggiunto del settore agroalimentare dell’Unione europea, con un fatturato annuo di 400 miliardi di euro e sette milioni di occupati lungo la filiera. Nel 2025 le esportazioni comunitarie di prodotti animali sono valse 53 miliardi di euro.
LA DIPENDENZA EUROPEA DALLE COLTURE PROTEICHE PER L’ALLEVAMENTO
L’Unione europea è una grossa produttrice agroalimentare, ma la sua industria dell’allevamento è molto dipendente dalle importazioni di colture proteiche utilizzate come mangimi. Il blocco, infatti, è autosufficiente solo per le colture a basso contenuto proteico, mentre dipende per il 74 per cento dalle importazioni di vegetali ricchi di proteine, come i semi oleosi.
La coltura proteica nettamente dominante nell’Unione è la colza, mentre la produzione di soia è scarsa.
DA DOVE ARRIVANO LE IMPORTAZIONI EUROPEE DI SOIA
Il maggiore fornitore di fagioli di soia del blocco è il Brasile, con una quota del 47,7 per cento; seguono l’Argentina con quasi il 20 per cento e gli Stati Uniti con il 17 per cento. Altri fornitori rilevanti sono l’Ucraina e il Canada. La stragrande maggioranza delle importazioni europee di soia, dunque, arrivano dalle Americhe.
IL RUOLO DELL’UCRAINA
Bruxelles punta insomma a una maggiore autosufficienza per proteggersi da eventuali interruzioni delle forniture di materie prime agricole, o quantomeno a una diversificazione delle importazioni. L’aumento degli acquisti dall’Ucraina – che peraltro è candidata all’ingresso nell’Unione – è utile a ridurre la dipendenza dalle Americhe, anche se il paese si sta difendendo da un’invasione e dunque non può essere considerato un fornitore pienamente sicuro.
Le stime della Commissione dicono però che “l’Ucraina potrebbe assumere un ruolo più importante nelle importazioni di proteine vegetali dell’Unione europea”, potendo vantare una produzione annua di 13,5 milioni di tonnellate di colture proteiche. “In vista di una futura adesione” all’Unione, prosegue Bruxelles, “l’Ucraina potrebbe far salire l’autonomia [comunitaria] in materia di proteine vegetali dal 76 per cento all’86 per cento”.



