Oltre tre miliardi di euro è la valutazione stimata per l’imminente asta di Hippocrates Holding, la cui vendita, attesa entro la fine del 2026, segna il punto di arrivo di una crescita vertiginosa iniziata solo pochi anni fa. Il processo di cessione del primo polo italiano delle farmacie attirerà l’attenzione dei grandi fondi internazionali, pronti a contendersi un asset che ha trasformato un mercato storicamente frammentato in una rete industriale strutturata.
L’OPERAZIONE DELL’ANNO NEL PRIVATE EQUITY ITALIANO
Il processo di vendita, scriveva qualche giorno fa Il Sole 24 Ore, entrerà nella fase operativa a settembre con la finalizzazione dei materiali informativi, mentre le offerte non vincolanti sono attese per il mese di ottobre. La valutazione di circa 3 miliardi di euro di enterprise value, afferma il quotidiano finanziario, include 1,2 miliardi di finanziamenti bancari e si basa su un multiplo di circa 13-14 volte l’Ebitda atteso per il 2025, stimato tra i 220 e i 230 milioni di euro.
Tra i soggetti interessati all’acquisizione figurano i fondi PAI Partners, KKR, EQT, Partners Group, Permira, CVC Capital Partners e TDR Capital. Anche il gruppo industriale Dr. Max, controllato dal gruppo ceco Penta e già attivo nel mercato italiano con 300 punti vendita, sta analizzando il dossier, anche se sembra meno probabile poiché ha da poco concluso l’acquisizione di Farmacie Italiane da F2i.
COME È NATA HIPPOCRATES HOLDING
Come ha raccontato l’anno scorso Milano Finanza, la storia di Hippocrates Holding è iniziata nel 2017 quando Davide Tavaniello e Rodolfo Guarino, all’epoca giovani professionisti nel settore bancario presso UBS, decisero di scommettere sulle opportunità offerte dalla liberalizzazione del settore delle farmacie in Italia.
Fondata ufficialmente a maggio 2018, la società ha mosso i primi passi grazie a un aumento di capitale di 53 milioni di euro sottoscritto da importanti famiglie dell’imprenditoria italiana, tra cui Barilla, Benetton, Marzotto e Recordati. L’obiettivo iniziale era quello di creare il primo operatore retail farmaceutico nazionale che fosse socialmente responsabile, capace di unire le economie di scala tipiche dei grandi gruppi esteri alle peculiarità del sistema sanitario territoriale italiano.
Una svolta decisiva è avvenuta nel 2021 con l’ingresso del fondo francese Antin Infrastructure Partners, che ha acquisito l’80% del capitale garantendo le risorse necessarie per un’espansione accelerata attraverso un flusso costante di acquisizioni.
CHI C’È AL TIMONE
La guida del gruppo è affidata agli stessi co-fondatori, con Tavaniello nel ruolo di presidente e amministratore delegato e Guarino come amministratore delegato.
La struttura manageriale è completata da un comitato esecutivo che comprende Alessandro Rovelli per la direzione commerciale, Bruno Camaiora per il medical retail e Alberto Oteri per la direzione retail. La gestione finanziaria è invece nelle mani del Cfo Marco Branchini, mentre le risorse umane sono dirette da Francesca Gazza e l’area tecnologica da Iacopo Iacopini. Attualmente Hippocrates conta oltre 3.200 dipendenti, dei quali circa 2.000 sono farmacisti professionisti impegnati nei vari punti vendita distribuiti sul territorio.
I NUMERI DI HIPPOCRATES
Il gruppo ha raggiunto dimensioni considerevoli, con una rete che, stando al Corriere, conta oggi circa 629 farmacie e ricavi complessivi che sfiorano il miliardo di euro.
Dal bilancio dell’anno scorso si evince che il valore della produzione nel 2024 è stato di 35.487.074 euro, in aumento rispetto ai 28.373.100 euro registrati nel 2023. Parallelamente, i costi della produzione per l’esercizio 2024 sono ammontati a 46.454.887 euro, a fronte dei 45.976.433 euro dell’anno precedente.
Il risultato finale dell’esercizio ha mostrato una perdita di 59.779.923 euro per il 2024, mentre nel 2023 il bilancio si era chiuso con una perdita di 49.219.568 euro.
IL MERCATO ITALIANO E IL RISIKO DELLE FARMACIE
La vendita di Hippocrates si inserisce in un contesto di forte consolidamento in un mercato italiano caratterizzato da circa 20.000 punti vendita ancora molto frammentati. In Italia, scriveva l’anno scorso Mf, esiste una farmacia ogni 2.950 persone, un numero superiore alla media europea che spinge gli investitori a cercare efficienze attraverso la creazione di grandi reti, trasformando la farmacia da semplice dispensatore di farmaci a presidio sanitario territoriale integrato, capace di offrire servizi aggiuntivi, diagnostica e prodotti legati al benessere e alla cosmesi.




