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Luci e ombre del grande ritorno di Alibaba con l’intelligenza artificiale

Alibaba sta vivendo un ritorno da protagonista nell’Ia grazie ai modelli Qwen open source che dominano le classifiche globali. Ma deve affrontare divisioni interne, enormi costi infrastrutturali, difficoltà di monetizzazione e crescenti tensioni geopolitiche.

Negli ultimi anni il settore tecnologico cinese ha attraversato una fase di profonda trasformazione, segnata da una vera e propria corsa all’oro verso l’IA. In questo scenario in rapido mutamento, Alibaba, il colosso fondato da Jack Ma che ha dominato l’e-commerce per oltre vent’anni, sta vivendo una rinascita. Da emblema del boom internet cinese a protagonista dell’IA, l’azienda sta cercando di riconquistare terreno dopo anni difficili.

Un report del New York Times ripercorre le tappe salienti di questo percorso: dal ritorno di Ma sotto i riflettori ufficiali, passando per il trionfo globale dei modelli Qwen, fino alle sfide concrete di trasformare una popolarità enorme in profitti reali, senza dimenticare le divisioni interne e le tensioni internazionali che complicano il quadro.

Il ritorno di Jack Ma

Lo scorso anno, i principali leader dell’industria tecnologica cinese hanno ricevuto un invito piuttosto raro: un incontro con Xi Jinping nella Grande Sala del Popolo.

Tra gli imprenditori presenti spiccava una figura che fino a poco tempo prima era stata relegata ai margini: Jack Ma.

Il fondatore di Alibaba, colui che aveva costruito un impero partendo da un piccolo appartamento a Hangzhou e che era diventato una rock star dell’era internet cinese, era praticamente scomparso dalla vita pubblica dopo il 2020. In quel periodo Pechino aveva bruscamente interrotto la quotazione in borsa da 34 miliardi di dollari di Ant Group, una delle creature di Ma, in una mossa che fu interpretata come una risposta alle critiche che l’imprenditore aveva mosso ai regolatori finanziari.

Il suo ritorno in un’occasione così importante segna una fase di rilancio per l’azienda, che dopo un periodo di basso profilo sta ora giocando un ruolo da protagonista nella strategia nazionale sull’IA.

Solide fondamenta tecnologiche

Alibaba non è arrivata all’IA per caso o grazie a un’intuizione improvvisa. Da tempo l’azienda aveva gettato basi solide per questa evoluzione.

Espandendo senza sosta il suo business di e-commerce e logistica, Alibaba ha investito massicciamente nella costruzione di data center capaci di gestire enormi volumi di dati a livello mondiale. Parallelamente, seguendo l’esempio di Amazon, ha saputo convertire la propria infrastruttura tecnologica in un business cloud di tutto rispetto.

Questi due elementi, dati in abbondanza e potenza di calcolo, rappresentano oggi gli ingredienti essenziali per lo sviluppo di sistemi di IA avanzati.

Come osserva Kyle Chan, fellow della Brookings Institution, Alibaba ha dimostrato una notevole lungimiranza, facendo scommesse anticipate su tecnologie che solo oggi sono diventate centrali. Questa preparazione di lungo periodo le permette oggi di competere ad armi pari con i giganti americani, nonostante le difficoltà del contesto.

Il trionfo dei modelli Qwen

Il punto di svolta arriva nel 2023 con il lancio della famiglia di modelli Qwen.

Alibaba ha deciso di renderli open source, una mossa che si è rivelata vincente dal punto di vista della diffusione. A gennaio di quest’anno Qwen era diventato il sistema di IA open source più scaricato al mondo, con circa un milione di download quotidiani sulla piattaforma Hugging Face.

Rispetto ai modelli proprietari di aziende come OpenAI e Anthropic, quelli di Alibaba risultano molto più accessibili e facili da modificare, attirando così una comunità globale di sviluppatori e imprese.

Questa scelta si inserisce perfettamente nella strategia più ampia della Cina, che ha elevato l’open source a pilastro della propria corsa per diventare superpotenza dell’IA. Quasi tutti i sistemi sviluppati nel Paese seguono questa filosofia di apertura.

La sfida di convertire la popolarità in un business redditizio

Tuttavia, dietro il successo di pubblico di Alibaba si nasconde una realtà più complicata.

Nonostante la straordinaria diffusione dei propri modelli, i ricavi legati all’IA restano ancora modesti: nei primi tre mesi dell’anno hanno raggiunto 1,3 miliardi di dollari, pari a meno del 4% del fatturato totale di Alibaba.

Al contempo, l’azienda ha in programma investimenti colossali, superiori ai 55 miliardi di dollari entro la fine del prossimo anno, solo per rafforzare le infrastrutture.

È il dilemma classico di chi punta sull’open source: si conquista una vasta utenza, ma trasformare questa attenzione in profitti si rivela tutt’altro che semplice.

Divisioni interne

A marzo Lin Junyang, l’ingegnere capo di Qwen, ha annunciato la propria uscita da Alibaba, seguito da altri talenti chiave del team che lavorava sui modelli open source. Secondo fonti interne, il gruppo di lavoro era attraversato da divisioni profonde proprio sul tema della commercializzazione.

Per anni l’azienda aveva mantenuto i modelli più potenti chiusi e proprietari, affiancandoli a versioni open source di alto livello. Ora sembra in atto un’accelerazione verso una linea più orientata ai modelli a pagamento. Solo ad aprile sono stati lanciati in rapida successione tre nuovi sistemi proprietari.

Il laboratorio di ricerca continua a inseguire i progressi della Silicon Valley, ma sta maturando la convinzione che la superiorità tecnologica non sarà sufficiente senza una strategia economica sostenibile.

Pressioni di mercato e ostacoli geopolitici

Lo sviluppo di modelli IA all’avanguardia richiede risorse enormi: data center giganteschi, chip ad alte prestazioni e consumi energetici da capogiro. Le aziende cinesi devono inoltre confrontarsi con i limiti imposti dai controlli all’export statunitensi, che restringono l’accesso ai componenti più avanzati.

Molte startup hanno scelto di quotarsi in borsa per raccogliere capitali, mentre Alibaba sta progressivamente spingendo i clienti verso soluzioni chiuse. Le azioni dell’azienda, nel frattempo, hanno perso il 37% del valore quest’anno a Hong Kong, un calo ben più marcato rispetto al mercato complessivo.

A complicare ulteriormente il quadro ci sono le accuse da parte degli Usa: il Pentagono ha inserito Alibaba in una lista nera per presunti legami con l’esercito cinese, mentre Anthropic e OpenAI hanno denunciato pratiche di acquisizione illecita di dati attraverso migliaia di account.

In cerca di un modello di business maturo

Sono ormai in molti gli osservatori che paragonano l’attuale boom dell’IA ai primi anni dell’era dot-com: grande entusiasmo e innovazione diffusa, ma ancora nessuna formula chiara per costruire aziende davvero durature e redditizie.

Secondo Richard Lin, vicepresidente di Datastrato e profondo conoscitore della comunità open source cinese, al momento non esiste in Cina un’azienda IA con un modello di business realmente sostenibile. È un settore in piena evoluzione, dove la lotta per la sopravvivenza è quotidiana e le sfide tecniche, finanziarie e geopolitiche restano imponenti.

La vicenda di Alibaba offre uno spaccato delle opportunità e delle contraddizioni che caratterizzano oggi il mondo tech cinese. Tra ambizioni globali e necessità di consolidare il proprio approccio economico, il cammino verso una leadership solida nell’IA è ancora lungo.

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