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Tutti i piani di Eni tra batterie, litio e partnership con Seri Industrial

Eni ha avviato i lavori per la costruzione di una gigafactory di batterie a Brindisi, nell'area dello stabilimento Versalis. L'impianto, realizzato in collaborazione con Seri Industrial, sarà dedicato ai sistemi di accumulo, ma non si limiterà all'assemblaggio: il Cane a sei zampe vuole essere presente in tutta la filiera, dall'estrazione del litio fino alla commercializzazione delle batterie.

Martedì Eni – la società energetica partecipata dal ministero dell’Economia – ha avviato i lavori per la costruzione di una fabbrica di batterie per l’accumulo stazionario a Brindisi. La cosiddetta gigafactory sorgerà in un’area dello stabilimento di Versalis, la società di Eni dedicata alla chimica, un settore in difficoltà a livello europeo per via dei prezzi elevati dell’energia e della concorrenza estera – cinese, soprattutto – a basso costo.

VALORE, CAPACITÀ E TEMPISTICHE DELLA GIGAFACTORY DI ENI A BRINDISI

La fabbrica di Brindisi è dedicata alle batterie al litio-ferro-fosfato, una chimica diversa da quella “tradizionale” (composta da nichel, manganese e cobalto) ma più economica che non offre, però, la stessa densità energetica. Queste batterie non saranno destinate alla mobilità elettrica ma all’accumulo, cioè all’immagazzinamento dell’energia prodotta in eccesso dagli impianti rinnovabili in alcuni momenti della giornata, in modo che non venga sprecata ma anzi “restituita” alla rete elettrica nel momento del bisogno.

La chimica al litio-ferro-fosfato è particolarmente adatta ai sistemi di accumulo perché è meno costosa e perché, nelle applicazioni stazionarie, la dimensione delle batterie non è vincolo troppo stringente, a differenza delle automobili elettriche.

La gigafactory di Eni avrà una capacità complessiva di 16 gigawattora all’anno entro il 2030: secondo le stime di Wood Mackenzie, la domanda europea di sistemi di accumulo energetico raggiungerà i 138 GWh nel 2030, contro i 36 GWh del 2025. Il progetto richiederà un investimento complessivo di 1 miliardo di euro e verrà ultimato tra la fine del 2028 e l’inizio del 2029: l’impianto di assemblaggio delle batterie sarà invece pronto prima, entro la prima metà del 2027.

NON SOLO ASSEMBLAGGIO: COSA FARÀ ENI CON SERI INDUSTRIAL

La gigafactory di Brindisi non si limiterà all’assemblaggio dei pacchi batterie: sarà un polo integrato, dove si procederà anche alla produzione dei materiali per il catodo (cioè litio-ferro-fosfato), delle celle e dei moduli, fino al riciclo delle batterie. Non solo: l’impianto si occuperà anche dell’assemblaggio dei moduli provenienti dalla fabbrica di Seri Industrial a Teverola.

Seri Industrial – gruppo campano specializzato nello stoccaggio energetico e controllato dall’amministratore delegato Vittorio Civitillo – partecipa direttamente alla gigafactory di Eni a Brindisi. Il progetto, infatti, è portato avanti da Eni Storage Systems, società ripartita in parti uguali tra Eni e Seri Industrial, appunto.

Eni è inoltre entrata nel capitale di Faenix, società di Seri Industrial, acquisendo una quota del 30 per cento. Faenix si occuperà della commercializzazione dei sistemi di accumulo prodotti a Brindisi e a Teverola.

L’ACCORDO PER IL LITIO

Per quanto riguarda le forniture della materia prima per le batterie, ieri Eni ha firmato un accordo per acquisire il 25 per cento di Black Giant, azienda mineraria cilena specializzata nell’estrazione di litio. L’investimento ammonta a 225 milioni di dollari e garantisce a Eni la possibilità di approvvigionarsi fino al 25 per cento della produzione totale di carbonato di litio della società.

Black Giant è controllata da EnergyX, una startup statunitense di cui Eni possiede una partecipazione minoritaria attraverso il veicolo Eni Next. Black Giant opera nel Cile settentrionale – il paese possiede grandi riserve di litio ed è il maggiore esportatore di carbonato al mondo – ed è specializzata nell’estrazione diretta, una nuova tecnica che permette di prelevare il metallo dagli stagni salati con maggiore accuratezza, riducendo i tempi di lavorazione e i consumi di acqua rispetto alle pratiche tradizionali.

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