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Nascerà una nuova Nato?

L’analisi di Wojciech Michnik, docente all’Università Jagellonica di Cracovia, descrive una Nato sempre più forte militarmente ma fragile politicamente, con crescenti tensioni tra Stati Uniti ed Europa. Al centro il rischio di un disimpegno americano che, per l’Europa centrale, equivarrebbe a un vero terremoto strategico.

Un’alleanza che per oltre settant’anni ha rappresentato il perno della sicurezza occidentale rischia oggi di trasformarsi in qualcosa di più incerto e condizionato. È questa la tesi al centro dell’analisi firmata da Wojciech Michnik, assistente all’Università Jagellonica di Cracovia, pubblicata sulla rivista bimestrale New Eastern Europe, secondo cui un progressivo allontanamento degli Stati Uniti dalla Nato produrrebbe un vero e proprio terremoto geopolitico nell’Europa centrale.

“Gli ultimi tre mesi hanno causato alla Nato più danni di qualsiasi altro trimestre nella storia dell’Alleanza”, ha osservato su The Economist Ivo Daalder, ex ambasciatore statunitense presso la Nato. Un giudizio che, sottolinea Michnik, dalla prospettiva centro-europea appare tutt’altro che eccessivo.

UN’ALLEANZA PIÙ FORTE E PIÙ FRAGILE

Negli anni successivi all’invasione russa dell’Ucraina, la Nato aveva ritrovato compattezza e una chiara missione strategica: deterrenza nei confronti di Mosca e difesa del continente. Oggi, però, questa chiarezza si sta progressivamente attenuando. Non per mancanza di strumenti militari, ma per tensioni politiche crescenti tra Washington e diversi alleati europei.

Il risultato è un paradosso evidente: sul piano operativo, soprattutto lungo il fianco orientale, l’Alleanza non è mai stata così robusta. Sul piano politico, invece, si mostra sempre più vulnerabile. Il rafforzamento militare, con contingenti multinazionali e una presenza statunitense significativa, convive infatti con una crescente incertezza sulla solidità degli impegni reciproci.

Le divisioni si sono accentuate con il conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, di fronte al quale i paesi europei hanno scelto di non partecipare a operazioni fuori area. Persino il compiacente segretario generale Mark Rutte, pur definendo “importanti” le azioni americane, ha ribadito che “la Nato come alleanza non entrerà in guerra”. Una posizione che ha provocato la reazione del presidente Donald Trump, che ha lamentato l’assenza di sostegno e criticato apertamente gli alleati, tra cui l’Italia.

I DUBBI IN EUROPA CENTRALE SULLA GARANZIA AMERICANA

Le dichiarazioni di Trump, che ha definito una Nato senza Stati Uniti una “tigre di carta” e ha suggerito che la protezione americana possa dipendere dal contributo europeo in altri teatri, vengono interpretate in Europa centrale come un segnale di “ridefinizione” delle regole dell’Alleanza: “il principio di difesa collettiva rischierebbe così di trasformarsi in un impegno condizionato”.

Per Paesi come la Polonia, questa prospettiva ha implicazioni dirette. Situata tra l’exclave russa di Kaliningrad e il teatro della guerra in Ucraina, Varsavia ha costruito la propria strategia sulla presenza statunitense come pilastro della sicurezza. Negli ultimi anni ha aumentato significativamente la spesa militare, avvicinandosi al 5% del Pil, e ha sostenuto con forza il rafforzamento della Nato sul fronte orientale.

Tuttavia, osserva Michnik, “il potenziamento delle capacità militari non può compensare l’incertezza politica”. Se la partecipazione a missioni fuori area diventasse una sorta di test di lealtà, “la natura stessa dell’Alleanza verrebbe modificata2. La deterrenza, basata su credibilità e fiducia, “inizierebbe a indebolirsi proprio nelle aree più sensibili”, dal corridoio di Suwalki al Baltico fino al Mar Nero.

IL RISCHIO DI UN DISIMPEGNO USA

A rendere il quadro ancora più delicato è la possibilità, sempre più discussa, di un ridimensionamento del ruolo americano. Anche un ritiro parziale – attraverso una riduzione delle truppe o un impegno meno automatico sull’articolo 5 – potrebbe generare ambiguità strategiche e aumentare il rischio di errori di calcolo.

Secondo l’analisi polacca, una Nato senza gli Stati Uniti non sarebbe semplicemente un’alleanza più debole, ma “un’organizzazione profondamente diversa, priva del suo principale garante militare, nucleare e politico”. Per l’Europa centrale, ciò si tradurrebbe in “un’immediata perdita di capacità deterrente” nei confronti della Russia.

In questo scenario, i paesi della regione sarebbero spinti ad accelerare il riarmo, rafforzare la cooperazione regionale e fare maggiore affidamento sulle potenze europee. Ma nessuna di queste opzioni, conclude Michnik, rappresenta un’alternativa equivalente al ruolo svolto dagli Stati Uniti negli ultimi decenni. Il rischio più concreto non è un crollo improvviso della Nato, bensì una sua progressiva trasformazione in un’alleanza meno coesa e meno prevedibile, con garanzie di sicurezza sempre più negoziabili. Un percorso che viene osservato con preoccupazione nei paesi che, usciti dal patto di Varsavia dopo il crollo dei regimi comunisti nel 1989, avevano sperato di aver trovato una sicurezza definitiva sotto l’ombrello dell’Alleanza atlantica.

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