Erfurt si risveglia con il solito tran tran di un lunedì qualsiasi, fresco e piovoso dopo il grande caldo della settimana precedente e soprattutto dopo il turbolento fine settimana che ha ospitato il congresso federale dell’Alternative für Deutschland (AfD).
L’atteso appuntamento politico si è concluso con un dato che pesa più di ogni discorso: l’81 per cento dei consensi raccolto dalla co-presidente Alice Weidel nella sua riconferma alla guida del partito. Due giorni di lavori, pochissime schermaglie interne, un ordine del giorno smaltito con rapidità quasi inconsueta per una formazione abituata alle fibrillazioni di corrente: la ragione va cercata nelle elezioni regionali dell’Est che attendono il partito dopo l’estate, in Sassonia-Anhalt, nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino.
È lì, secondo Weidel, che AfD punta a compiere il salto mai riuscito finora, quello dall’opposizione al governo regionale: “Ciò porterebbe immediatamente a una normalizzazione del nostro partito”, ha detto la parlando delle possibilità di un ingresso nell’esecutivo del Land di Magdeburgo, dove i sondaggi danno Afd al 41% e l’ex pasionaria di sinistra Sahra Wagenknecht, il cui partito Bsw sarebbe al 5%, promette di creare una sponda.
Il congresso ha confermato senza scosse la doppia guida, rinviando a data da destinarsi la questione di una leadership unica: Weidel ottiene un risultato in crescita, l’altro co-presidente Tino Chrupalla uno inferiore rispetto a due anni fa, ma la coppia resta al comando per un altro biennio. Nei discorsi conclusivi entrambi hanno insistito sulla necessità di “uscire dall’opposizione” e di prepararsi a governare, mentre a settembre si avvicinano i tre appuntamenti elettorali che diranno se l’ambizione ha basi solide.
HANDELSBLATT: WEIDEL VINCITRICE, MA IL POTERE REALE RESTA ALL’ALA RADICALE
Il quotidiano economico di Düsseldorf osserva che, a un primo sguardo, il congresso di Erfurt è apparso come una prova di forza della leader, capace di ottenere un consenso nettamente superiore a quello del suo omologo. Da qui discendono aspettative precise: Weidel dovrebbe attrarre l’elettorato borghese, tranquillizzare gli ambienti economici e accreditare AfD come forza in grado di governare.
Ma è proprio in questo successo, avverte l’Handelsblatt, che si annida il rischio maggiore: “Sul palco la co-presidente appare forte, mentre negli equilibri interni del partito il suo margine di manovra dipende da quanto l’ala più radicale è disposta a concederle, e i rapporti di forza nel comitato esecutivo federale continuano a spostarsi in quella direzione”. Da qui la necessità, per Weidel, di “non perdere il controllo della rotta, perché imprenditori ed elettori moderati ancora indecisi potrebbero essere conquistati solo a condizione che il partito non si radicalizzi ulteriormente”.
DIE WELT: PARTITO PIÙ DISCIPLINATO, MA I RISCHI DELL’ALA ESTREMA RESTANO
Per Die Welt l’AfD che esce da Erfurt appare “più disciplinata e più consapevole del proprio peso politico” che in passato, con Weidel confermata come la grande protagonista dell’appuntamento.
Il quotidiano berlinese sottolinea però che il modo in cui la leadership sceglie di gestire le componenti più radicali del movimento “resta una variabile carica di incognite” per il futuro prossimo del partito.
FRANKFURTER ALLGEMEINE ZEITUNG: SERVE MODERAZIONE NELLA RETORICA
La Frankfurter Allgemeine Zeitung invita la co-presidente, appena riconfermata, a orientare la propria formazione verso posizioni più moderate. Il commento osserva che i dirigenti di AfD amano evocare la parola responsabilità nei momenti solenni del congresso, ma “se questa parola avesse un significato reale dovrebbe tradursi in una revisione dei toni e del linguaggio pubblico del partito”.
ARD: UN’ABILE MESSA IN SCENA, MA I CONFLITTI RIMANDATI NON SCOMPAIONO
Per il primo canale televisivo statale Ard, quello di Erfurt è stato un congresso “costruito a tavolino”, all’insegna del motto “niente litigi”, al punto che in alcuni momenti è parso “più un comizio elettorale che un’assise di partito”, con ogni scelta subordinata al successo delle prossime elezioni. “Una linea che, dal punto di vista organizzativo, può definirsi professionale”, osserva l’emittente, “ma che non fa sparire i conflitti interni: semplicemente li rinvia”. E le tensioni, rimarca Ard, non mancano, “a partire da quelle tra i due leader, che si smentiscono a vicenda con una certa frequenza pur inscenando un’armonia che non esiste, come già accadeva anni fa, solo che oggi diventa sempre più difficile da mascherare”.
A Erfurt Weidel ha prevalso su diversi punti, relegando in secondo piano il co-presidente, al punto che questo congresso potrebbe rappresentare l’inizio della fine della doppia guida. Per il momento Chrupalla appare ancora una volta il più fortunato, “mentre il partito, assorbito dall’imminente tornata elettorale, non ha margine per aprire una resa dei conti interna”.
ZDF: A ERFURT PRIMA LA DISCIPLINA, POI IL DIBATTITO
L’emittente pubblica Zdf racconta un congresso costruito “attorno alla parola d’ordine disciplina più che discordia”, tanto che le questioni programmatiche più divisive sono state rinviate al congresso tematico previsto per il prossimo anno.
“Nel cammino verso il potere il partito non vuole correre rischi” e nel 2029, anno delle prossime elezioni federali, non è previsto alcun congresso, per non distogliere fondi e personale dalla campagna elettorale. Nella dichiarazione conclusiva Chrupalla e Weidel hanno comunque ribadito che l’AfD “si prepara a elezioni federali anticipate”: “Siamo un partito popolare, vogliamo assumerci la responsabilità del nostro paese”, ha detto Weidel davanti alla platea di bandiere.
BAYERISCHE RUNDFUNK: UN CONGRESSO SULLE PERSONE, NON SUI CONTENUTI
Anche per l’emittente bavarese Bayerischer Rundfunk l’appuntamento di Erfurt è stato costruito “attorno alle persone più che ai temi”, con le mozioni più controverse accantonate per non disturbare la campagna elettorale nell’Est. L’attenzione maggiore si è concentrata su Ulrich Siegmund, capolista di AfD in Sassonia-Anhalt e primo nei sondaggi regionali, accolto tra selfie e bandiere nero-rosso-oro: l’immagine complessiva restituita è quella di un partito che si mostra sicuro della vittoria e già proiettato verso l’esperienza di governo.




