L’amministrazione Trump sta definendo una rotta pragmatica sul fronte dell’IA. Da un lato rifiuta categoricamente l’idea di imporre un pesante apparato burocratico, dall’altro non rinuncia a interventi decisi quando entrano in gioco la sicurezza nazionale e la competizione geopolitica con la Cina.
È questo il quadro tracciato da Sriram Krishnan, ex consigliere presidenziale per l’IA, nella sua prima intervista al Financial Times dopo aver lasciato la Casa Bianca.
Krishnan, con il suo background da venture capitalist e la sua vicinanza a figure come Elon Musk e Marc Andreessen, emerge come uno dei principali artefici della linea della mano leggera dell’amministrazione.
Il percorso di Krishnan
Krishnan è entrato alla Casa Bianca pochi giorni dopo l’insediamento di Trump nel 2025, diventando una sorta di veicolo del mondo della Silicon Valley a Washington.
Ex partner di Andreessen Horowitz e con esperienze al fianco di Elon Musk, in sole 24 ore ha aggiornato il presidente sui modelli cinesi DeepSeek e ha contribuito a inserire in un discorso del presidente la frase “dobbiamo scatenare l’imprenditorialità americana”.
Insieme a David Sacks, Krishnan ha lavorato per bloccare regolamentazioni statali e per promuovere un approccio leggero di monitoraggio sui rischi di sicurezza.
I due, vicini all’influente Marc Andreessen, hanno sempre messo in guardia da una regolamentazione eccessiva, che rischierebbe di far perdere terreno agli Stati Uniti rispetto alla Cina.
Il rifiuto di una burocrazia per l’IA
Al centro del pensiero di Krishnan c’è una posizione chiarissima: non esisterà mai un’agenzia centralizzata per l’IA sul modello della potente FDA che regola farmaci e alimentari.
Secondo l’ex consigliere, obbligare le aziende a passare attraverso team di avvocati prima di ogni rilascio di modello significherebbe mettere sabbia negli ingranaggi di una rivoluzione tecnologica che invece va lasciata libera di correre.
Fin dal primo giorno, Trump si è mostrato ostile a qualsiasi forma di lacci burocratici. “Non siamo nel business di scegliere vincitori e perdenti”, ha sottolineato Krishnan, ribadendo una filosofia che punta a rimuovere ostacoli piuttosto che crearne di nuovi. Questa impostazione, ha ripetuto con forza, non cambierà.
Gli interventi eccezionali su modelli di frontiera
Nonostante l’approccio fortemente deregolatorio, l’amministrazione ha già dimostrato di essere pronta a usare poteri emergenziali quando la sicurezza nazionale lo richiede.
Come è noto, nelle scorse settimane il governo ha costretto Anthropic a ritirare il suo modello più avanzato, Mythos, e ha bloccato temporaneamente il rilascio di OpenAI 5.6.
Si tratta di mosse senza precedenti, motivate da vulnerabilità individuate e dalla necessità di proteggere infrastrutture critiche.
Krishnan definisce queste azioni come “molto, molto riluttanti” e temporanee, spiegando che figure di alto livello come il vicepresidente JD Vance hanno espresso preoccupazioni concrete sui rischi cyber.
Questi casi mostrano che, pur contraria a una regolamentazione sistematica, la Casa Bianca non esita a intervenire chirurgicamente quando serve.
Le radici del malcontento popolare
Uno dei passaggi più interessanti dell’intervista riguarda il crescente scetticismo verso l’IA negli Stati Uniti.
Una larga maggioranza di americani chiede norme più stringenti, mentre decine di progetti per data center, per un valore complessivo di circa 130 miliardi di dollari, sono stati ostacolati o bloccati dalle opposizioni locali nei primi mesi del 2026.
Krishnan non attribuisce la colpa principale all’amministrazione, ma alla stessa industria, che “ha fatto un lavoro terribile” nel rendere edotta la popolazione dei benefici concreti della tecnologia, come le diagnosi mediche avanzate.
Troppo spesso i leader dei laboratori americani si sono concentrati su narrazioni catastrofiste, evocando perdite di posti di lavoro e rischi esistenziali, finendo per spaventare l’opinione pubblica invece di entusiasmarla. Il risultato è che molti cittadini oggi si chiedono: “Ma io voglio davvero tutto questo?”.
L’idea delle quote di partecipazione
Proprio per rispondere a questa sensazione di esclusione, l’amministrazione Trump ha spinto affinché le grandi aziende di IA cedano quote di partecipazione direttamente al popolo americano.
Krishnan appoggia l’iniziativa, pur riconoscendo che i dettagli operativi sono ancora da definire. “Ci sono tante domande su quale forma possa prendere”, ammette, “ma penso sia positivo che la gente comune, quando usa un modello o vede i grafici salire in borsa, possa sentire di starne beneficiando direttamente”.
L’obiettivo è rendere l’IA qualcosa che conferisce potere alle persone, non solo uno strumento che arricchisce poche grandi corporation.
Nonostante le critiche arrivate dalla Silicon Valley, dove si parla di nazionalizzazione strisciante, l’ex consigliere vede in questa mossa un modo intelligente per costruire consenso sociale intorno alla tecnologia.
Il futuro dell’autoregolamentazione
Per il lungo termine, Krishnan propone un sistema di autoregolamentazione dell’industria attraverso un centro di scambio volontario che coinvolga grandi aziende tecnologiche, produttori di chip e società di sicurezza, in coordinamento con le agenzie di intelligence.
Questo approccio si sposa con l’ordine esecutivo presidenziale che prevede 30 giorni di revisione volontaria prima del rilascio di modelli di frontiera.
Krishnan esprime inoltre preoccupazione per la diffusione di modelli a codice aperto cinesi di buona qualità, auspicando che gli Stati Uniti sviluppino presto alternative competitive da offrire agli alleati occidentali.






