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Tutto su NextGeo, puntata da Fincantieri

Azionariato, clienti, numeri e strategie di Next Geosolutions, la società napoletana specializzata nei rilievi e nei servizi per le infrastrutture marine e offshore nel mirino del gruppo Fincantieri

Fincantieri ha messo nel mirino Next Geosolutions. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, il gruppo cantieristico controllato dal ministero dell’Economia starebbe valutando l’acquisizione della società napoletana specializzata nei servizi di geoscienza marina e nel supporto alla realizzazione di infrastrutture offshore. Nessun commento, per ora, da parte delle due aziende. Ma l’indiscrezione si inserisce in una strategia che Fincantieri non ha mai nascosto: rafforzarsi nel cosiddetto “dominio subacqueo”, uno dei comparti sui quali l’amministratore delegato Pierroberto Folgiero (nella foto) punta per diversificare il gruppo e aumentare il peso delle attività a maggiore contenuto tecnologico.

L’INTERESSE DI FINCANTIERI PER NEXT GEOSOLUTIONS

L’interesse per Next Geosolutions non arriva dal nulla. Già nell’ottobre scorso Fincantieri, attraverso la controllata IDS-Ingegneria dei Sistemi, aveva firmato con la società un protocollo d’intesa per sviluppare veicoli marini autonomi destinati alle attività offshore nei settori oil & gas e delle energie rinnovabili. L’accordo riguardava in particolare l’evoluzione di droni di superficie senza equipaggio da impiegare nelle operazioni di monitoraggio, ispezione e controllo delle infrastrutture sottomarine, un’area nella quale Next Geosolutions opera già da anni.

Per Fincantieri sarebbe quindi un’acquisizione coerente con il percorso intrapreso negli ultimi anni. Controllato per circa il 64,2% da Cdp Equity, il gruppo triestino, tra i principali costruttori navali al mondo, costruisce navi da crociera, militari e offshore, ma sta investendo con decisione anche nella subacquea, nella difesa e nei sistemi ad alta tecnologia. Nel 2025 il segmento underwater ha registrato ricavi per 667 milioni di euro, quasi raddoppiati rispetto all’anno precedente, mentre nel primo trimestre del 2026 la crescita è proseguita con un ulteriore incremento superiore al 40%, confermando il ruolo sempre più centrale di questa attività nello sviluppo del gruppo.

CHI È NEXT GEOSOLUTIONS E CHI LA CONTROLLA

È proprio qui che potrebbe inserirsi Next Geosolutions, cresciuta rapidamente negli ultimi anni. Costituita nel 2006 come Next Geosolutions Europe, con sede legale a Napoli, è controllata dal gruppo armatoriale Marnavi, storico operatore italiano del trasporto marittimo di prodotti chimici e liquidi alimentari. La società è quotata dal 2024 sulla Borsa di Milano e opera in un settore molto specialistico: svolge studi, rilievi e indagini geofisiche, geotecniche, oceanografiche, idrografiche e ambientali, prevalentemente in ambiente marino, indispensabili per progettare e installare cavi sottomarini, condotte, piattaforme energetiche e altre infrastrutture offshore.

L’assetto proprietario resta saldamente nelle mani della famiglia Ranieri attraverso Marnavi. La holding possiede 23,75 milioni di azioni ordinarie e 1,5 milioni di azioni a voto plurimo, mantenendo così il 52,6% del capitale e il 63% dei diritti di voto anche dopo la quotazione. La società è guidata dal presidente Attilio Ievoli e dai due amministratori delegati, il fondatore Giovanni Ranieri e Giuseppe Maffia. Tra i principali azionisti figurano anche società riconducibili al management: Dynamic Europe (10,69%), riferibile a Ievoli, e PM Consulting (5,33%), in capo a Maffia. Il restante capitale è distribuito tra il mercato e altri veicoli partecipativi facenti capo ai manager del gruppo.

DAI CAVI SOTTOMARINI ALL’EOLICO OFFSHORE

L’attività si è progressivamente estesa oltre l’Italia. Next Geosolutions opera nel Mediterraneo, nel Mare del Nord, nell’Atlantico e in altre aree strategiche per lo sviluppo delle infrastrutture energetiche. I suoi clienti comprendono alcuni dei principali operatori mondiali del settore, da Prysmian a Saipem, passando per Terna, Eni, National Grid, gestore britannico delle reti elettriche e del gas, e la tedesca RWE, tra i principali sviluppatori europei di impianti eolici offshore, oltre a Chevron. Una parte rilevante delle commesse riguarda gli interconnector, cioè i cavi elettrici sottomarini che collegano le reti energetiche di Paesi diversi e consentono lo scambio transfrontaliero di elettricità, un mercato destinato a crescere con la transizione energetica. Ma il gruppo è attivo anche nei progetti per l’oil & gas e nell’eolico offshore galleggiante, oltre che nei servizi di monitoraggio ambientale e di ispezione dei fondali.

I numeri del 2025 fotografano un’ulteriore accelerazione. A livello consolidato il gruppo ha chiuso l’esercizio con ricavi pari a circa 267 milioni di euro, in aumento di oltre il 30%, un utile netto vicino ai 50 milioni e un portafoglio ordini di circa 483 milioni, numeri sostenuti anche dall’acquisizione della maggioranza di Rana Subsea, società ravennate specializzata nei servizi subacquei per il comparto energetico.

I NUMERI DELLA CRESCITA

L’espansione del gruppo emerge anche dalla struttura organizzativa. Al 31 marzo 2026 risultano 147 addetti, due unità locali oltre alla sede di Napoli e un’organizzazione articolata attorno a cinque amministratori e sei componenti degli organi di controllo. La società è sottoposta all’attività di direzione e coordinamento di Marnavi e continua a rappresentare il fulcro tecnologico del gruppo armatoriale nelle attività legate alle infrastrutture marine.

Anche il bilancio della capogruppo italiana evidenzia una crescita dimensionale significativa. Il valore della produzione è salito a quasi 187 milioni di euro, mentre il risultato operativo ha superato i 43 milioni. L’utile d’esercizio si è attestato a 41,6 milioni, dopo i 42,9 milioni del 2024, confermando una redditività elevata nonostante l’intenso ciclo di investimenti. Il patrimonio netto ha raggiunto 183 milioni di euro, in aumento rispetto ai 142 milioni dell’anno precedente.

Sul fronte patrimoniale colpisce soprattutto l’accelerazione degli investimenti. Le immobilizzazioni materiali sono passate da circa 52 a oltre 90 milioni di euro in dodici mesi, mentre quelle finanziarie sono balzate da poco meno di 13 a quasi 44 milioni. Un incremento dovuto soprattutto all’espansione del perimetro societario, anche attraverso l’acquisizione della partecipazione di controllo in Rana Subsea. Anche l’attivo complessivo è cresciuto sensibilmente, arrivando a oltre 276 milioni di euro rispetto ai 205 milioni di fine 2024.

Sul fronte finanziario, a fine 2025 le disponibilità liquide superavano i 69,5 milioni, mentre il patrimonio netto sfiorava i 183 milioni. Contestualmente sono aumentati anche gli investimenti finanziati dal sistema bancario: i debiti verso gli istituti di credito sono saliti a circa 33,6 milioni, rispetto ai 13,3 milioni dell’esercizio precedente, segnale di un piano di sviluppo particolarmente intenso.

Anche il conto economico racconta un’azienda in fase di espansione. I ricavi delle vendite e delle prestazioni della società italiana hanno raggiunto oltre 181 milioni di euro, mentre il costo del personale è salito a circa 13,3 milioni, dagli oltre 9 milioni dell’anno precedente, coerentemente con il rafforzamento dell’organico. Sono cresciuti anche i costi per servizi e per il noleggio di beni di terzi, voce coerente con un’attività che richiede l’impiego di navi specializzate, mezzi navali e sofisticate strumentazioni geofisiche durante le campagne in mare.

PERCHÉ INTERESSA A FINCANTIERI

Per Fincantieri, Next Geosolutions potrebbe rappresentare un tassello interessante. Da un lato il gruppo triestino punta ad ampliare la propria presenza nella subacquea, settore ritenuto strategico sia sul piano civile sia su quello della sicurezza delle infrastrutture critiche. Dall’altro, NextGeo dispone già delle competenze necessarie per operare lungo tutta la filiera dei rilievi marini, delle indagini geofisiche e geotecniche e del supporto alla posa di cavi e impianti offshore, attività sempre più richieste dalla crescita delle interconnessioni elettriche, dell’eolico in mare e delle infrastrutture energetiche.

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