La vittoria ottenuta davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti arriva prima del riassetto industriale e alleggerisce il peso di uno dei contenziosi più onerosi della storia recente di Bayer. Pochi giorni dopo la decisione dei giudici, il gruppo tedesco ha annunciato la nascita di Ruveon, una nuova società destinata a gestire il business del glifosato negli Stati Uniti, dove Roundup continua a essere al centro di un acceso dibattito scientifico e giudiziario nonostante l’azienda persista nel sostenere la sicurezza del suo principio attivo.
LA NUOVA ERA DEL GLIFOSATO NEGLI USA
Bayer ha deciso di concentrare tutte le attività legate al glifosato negli Stati Uniti in Ruveon LLC, una nuova entità con sede a St. Louis, Missouri, che resterà comunque parte del Gruppo Bayer. Alla società saranno affidate tutte le funzioni relative al business statunitense del glifosato, dalla definizione dei prezzi alle strategie commerciali, fino alla produzione e alla logistica. Anche i team dedicati ai prodotti e alle attività commerciali confluiranno nella nuova struttura, che avrà la responsabilità esclusiva della gestione del settore negli Stati Uniti.
Secondo Bayer, l’operazione rappresenta un passaggio operativo del piano strategico quinquennale della divisione Crop Science, elaborato per rafforzare crescita, resilienza e redditività e rendere più efficiente l’organizzazione in un mercato definito altamente competitivo. L’azienda sostiene che Ruveon sarà un operatore “più agile e meglio posizionato” in un mercato delle commodity che richiede un approccio specializzato, continuando a garantire la fornitura dei marchi Roundup e dei prodotti a base di glifosato all’agricoltura statunitense.
Per Bayer, il consolidamento delle attività consentirà di dedicare maggiori risorse sia a Ruveon sia al resto del gruppo per rispondere alle esigenze dei clienti.
CHI GUIDERÀ RUVEON
Alla guida della nuova società è stato nominato Alfonso Alba Ordóñez, manager con oltre trent’anni di esperienza nel Gruppo Bayer e incarichi ricoperti in Europa, Sud America, Nord America e Cina. Il ruolo di vicepresidente esecutivo e responsabile delle attività commerciali è stato invece affidato a Steve Knodle, che supervisionerà le vendite e il marketing del glifosato nei comparti agricolo, industriale, del tappeto erboso e delle piante ornamentali.
L’ULTIMA VITTORIA DI BAYER
L’annuncio di Ruveon è arrivato meno di una settimana dopo una sentenza destinata a incidere profondamente sul contenzioso legato a Roundup. Con una decisione presa a maggioranza di sette giudici contro due, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato il verdetto con cui una giuria del Missouri aveva riconosciuto un risarcimento di 1,25 milioni di dollari a John Durnell, che attribuiva al glifosato l’insorgenza di un linfoma non Hodgkin dopo anni di esposizione al prodotto.
I giudici, spiega Reuters, hanno accolto la tesi di Bayer secondo cui il Federal Insecticide, Fungicide and Rodenticide Act (FIFRA), la normativa federale che disciplina pesticidi ed etichettatura, impedisce che possano proseguire le azioni intentate in base alle leggi dei singoli Stati per presunto mancato avvertimento sui rischi cancerogeni. Il giudice Brett Kavanaugh ha inoltre ricordato che l’Environmental Protection Agency (EPA) ha più volte concluso che il glifosato non provoca il cancro e non ha mai imposto l’inserimento di un’avvertenza di questo tipo sulle etichette di Roundup. Di parere opposto la giudice Ketanji Brown Jackson, secondo la quale la decisione “chiude ingiustificatamente le porte dei tribunali ai cittadini come Durnell”.
IL CONTENZIOSO EREDITATO DA MONSANTO
Bayer aveva acquisito Roundup nel 2018 con l’acquisto da 63 miliardi di dollari della società agrochimica Monsanto. Quell’operazione si è trasformata rapidamente in un enorme problema legale, con oltre 100.000 persone che hanno intentato cause nei tribunali statunitensi sostenendo che il glifosato fosse collegato all’insorgenza del cancro.
Pur continuando a ribadire che decenni di studi dimostrano la sicurezza del principio attivo e che l’EPA ne ha sempre confermato l’assenza di effetti cancerogeni, il gruppo ha già eliminato il glifosato dalla versione di Roundup destinata ai consumatori e, a febbraio, ha proposto un accordo da 7,25 miliardi di dollari per chiudere decine di migliaia di procedimenti, lasciando comunque fuori alcune cause ancora pendenti per un valore stimato di circa 1 miliardo di dollari.
IL MERCATO PREMIA BAYER
La decisione della Corte Suprema è stata accolta positivamente dagli investitori. Le azioni Bayer, scriveva la scorsa settimana Reuters, hanno guadagnato circa il 16% nella seduta successiva alla sentenza. Gli analisti di Deutsche Bank hanno rivisto il giudizio sul titolo portandolo da “hold” a “buy”, sostenendo che la società “dovrebbe essere in grado di limitare efficacemente l’esposizione legata al glifosato entro gli accantonamenti già effettuati”.
Anche Markus Manns, gestore del fondo Union Investment, ha definito la sentenza “una tappa fondamentale”, affermando che Bayer sta entrando “in una nuova era”, pur osservando che la chiusura definitiva della vicenda dipenderà anche dall’approvazione dell’accordo transattivo previsto nei prossimi mesi.




