Con la crisi economica dell’automotive che macina più chilometri di quanto non facciano i motori delle auto tedesche, torna a rimbalzare l’ipotesi che Wolfsburg, nel tentativo di fare cassa, decida di cedere i suoi gioielli italiani: Ducati e Lamborghini.
EVERLLENCE E’ SOLO LA PRIMA DI UNA LUNGA SERIE?
Si tratterebbe di una mossa disperata, considerato il prestigio di cui godono entrambi i marchi, veri e propri blasoni nel mondo delle quattro e delle due ruote, ma con la vendita del 51 per cento della divisione specializzata in motori navali Everllence per mettere nel portafoglio 7,4 miliardi di dollari, persino il Financial Times si è spinto a ipotizzare che presto o tardi gli occhi della torre di Wolfsburg potrebbero posarsi sulla Motor Valley italiana, estrema propaggine di un impero – quello dell’auto tedesca – che va disgregandosi.
TITOLO A PICCO, SERVONO LIQUIDI
Del resto i 30mila licenziamenti previsti a fine 2024 con la tregua di Natale tra dirigenza e sindacati sono presto diventati 50mila e ora, secondo indiscrezioni di stampa, l’amministratore delegato Oliver Blume starebbe pensando pure di raddoppiare tale cifra (per un totale di 100mila unità in meno) con la chiusura definitiva degli stabilimenti tedeschi di Hannover, Zwickau ed Emden che oramai non sarebbe più un tabù. Proprio perché, come ventilato dalla testata Manager Magazin ai vertici del Gruppo serpeggerebbe persino la paura che la storica azienda tedesca possa non superare la crisi che la attanaglia da oltre 24 mesi.
COSA PUO’ VENDERE VOLKSWAGEN
Dall’arrivo di Oliver Blume (sempre meno tollerato dagli azionisti) allo scranno dell’amministratore delegato della casa automobilistica, nel settembre 2022, il titolo ha perso quasi metà del proprio valore in Borsa. Nell’ultimo periodo a Francoforte la cedola Volkswagen viaggia ormai in area 74,3 euro, un prezzo che non si vedeva da metà 2010. Per reperire nuove risorse, continua il Ft, dentro il gruppo starebbe prendendo corpo l’ipotesi di altre dismissioni. A tal proposito, Wolfsburg avrebbe commissionato uno studio di fattibilità per attrarre investitori esterni.
Sempre la testata finanziaria ipotizza anche la possibile apertura del capitale della divisione batterie PowerCo e della società specializzata nella guida autonoma Admt. Ma allo stato attuale non è facile prevedere se attireranno compratori, considerato che l’Europa è famosa per le sue boutique a quattro e due ruote, non per la tecnologia. Sull’uscio ci sarebbe pure il marchio statunitense Scout Motors che Vw avrebbe voluto elettrizzare con una line up inedita di pick-up alla spina. Inutile dire che il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha reso tale progetto più un sogno.
SI TORNA A PARLARE DI DUCATI IN VENDITA
L’ipotesi della vendita della Ducati appare più credibile se non altro perché la questione era già stata affrontata 11 anni fa, caratterizzando la calda estate del 2017. Anche all’epoca Wolfsburg secondo Reuters sarebbe stata vicina a cedere la scuderia motociclistica italiana acquisita da Audi appena cinque anni prima, nel 2012. E in quell’occasione si arrivò persino a ipotizzare un possibile compratore: la famiglia Benetton che avrebbe messo sul tavolo 1,2 miliardi di dollari giocando notevolmente a ribasso rispetto alla cifra di 1,5 miliardi chiesta – sempre secondo le agenzie di stampa – dal costruttore tedesco. All’epoca peraltro diversi Gruppi indiani erano in prima fila, da Hero Motorcorp a Bajaj Auto: oggi potremmo prevedere invece un lungo codazzo di marchi cinesi ben felici di mettere nel portafogli simili blasoni.
IL TORO DI LAMBORGHINI CORRE LONTANO DA AUDI?
Com’è noto, nel 2012 la voce della vendita di Ducati rimase tale: Volkswagen decise di tenersela stretta, anche perché trovò il muro dei sindacati. Riprende però vigore adesso che la situazione finanziaria del Gruppo è drasticamente mutata. E gli stessi rappresentanti dei lavoratori sembrano aver capito che dovranno accettare ben più di qualche compromesso: pragmaticamente, meglio allora vendere all’estero che tagliare ancora di più in Germania.
I RECORD DELLA LAMBO
Quanto a Lamborghini, non sarebbe poi così impensabile una futura quotazione separata dal gruppo madre utile a fare cassa, sulla scia dell’Ipo di Porsche, che si concretizzò come si ricorderà solo dopo anni di indiscrezioni e ripensamenti.
Quel che è certo, è che mentre tutti i marchi tedeschi del Gruppo soffrono, inclusa la scuderia Porsche, Automobili Lamborghini ha appena infranto un nuovo record di consegne, pari a 10.747 vetture, e ha chiuso il 2025 con il miglior fatturato della sua storia, superando per il secondo anno consecutivo la soglia dei 3 miliardi e raggiungendo quota 3,20 miliardi, in crescita del 3,3% rispetto all’anno precedente. A fronte delle difficoltà del mondo occidentale dell’auto, la Casa di Sant’Agata Bolognese ha registrato un risultato operativo pari a 768 milioni e una profittabilità del 24%, solo lievemente in calo rispetto all’anno precedente.
Si tratta insomma del gioiello della corona del Gruppo Volkswagen, per questo l’ipotesi di un debutto in Borsa come entità separata sembra quella più credibile allo stato attuale, dal momento che peraltro lascerebbe socchiusa la possibilità per Vw di riappropriarsi di parte delle quote nel prossimo futuro, se riuscirà mai a lasciarsi nello specchietto retrovisore questa crisi che sembra ingigantirsi sempre più.



