Apple sta facendo pressing sull’amministrazione Trump per ottenere il via libera all’acquisto di chip di memoria da CXMT, un produttore cinese finito nella lista nera del Pentagono per presunti legami con l’Esercito Popolare di Liberazione.
Come spiega il Financial Times, uno dei quotidiani che riporta la notizia, la mossa dell’azienda di Cupertino nasce dalla necessità urgente di contenere l’impennata dei prezzi dei chip di memoria, che ha già spinto Apple ad aumentare i prezzi di listino di MacBook e iPad, provocando una perdita di 263 miliardi di dollari in capitalizzazione di mercato.
La campagna di lobbying di Apple
Da più di un mese Apple ha avviato un’intensa attività di lobbying, rivolgendosi prima al Dipartimento del Commercio e poi estendendo i contatti ad altri funzionari chiave dell’amministrazione e ad alleati politici a Washington.
Quello che vuole l’azienda non è una richiesta formale di autorizzazione – tecnicamente Apple può ancora comprare da CXMT o da YMTC – ma una “copertura” politica per ridurre i rischi reputazionali e futuri vincoli regolatori.
L’obiettivo principale è alleviare la forte pressione finanziaria derivante dal caro-memoria, che sta erodendo i margini di profitto dell’azienda.
In un settore dove i costi dei componenti incidono pesantemente sui risultati, avere un fornitore aggiuntivo come CXMT potrebbe rappresentare una valvola di sfogo importante.
L’aumento dei prezzi e le ripercussioni sul mercato
La decisione di Apple di alzare i prezzi di MacBook e iPad del 20% ha rappresentato un segnale forte di quanto la situazione sia diventata insostenibile. In un solo giorno sono evaporati 263 miliardi di dollari di valore azionario, uno dei cali più pesanti nella storia recente del titolo.
L’azienda ha giustificato le pressioni esercitate sul governo con i costi “insostenibili” della memoria, seguendo l’esempio di altri produttori di elettronica.
Questo rincaro arriva dopo un periodo in cui Apple era riuscita ad accumulare scorte abbondanti a prezzi bassi, grazie al crollo del mercato DRAM nel 2023.
Oggi però lo scenario è completamente ribaltato e l’azienda si trova schiacciata tra fornitori che alzano i prezzi e consumatori poco propensi ad accettare aumenti.
Le liste nere americane
CXMT e YMTC figurano nella cosiddetta lista 1260H del Pentagono, che raccoglie aziende cinesi ritenute legate all’apparato militare e potenzialmente dannose per la sicurezza nazionale Usa.
L’inserimento nella lista è una misura che genera soprattutto rischio reputazionale, ma che può preludere a restrizioni più severe, come l’inserimento nella Entity List del Dipartimento del Commercio, che impedirebbe di fatto le transazioni.
L’anno scorso proprio il Dipartimento del Commercio aveva preparato il pacchetto per inserirvi anche CXMT, ma la Casa Bianca aveva frenato per non compromettere i negoziati commerciali con Pechino.
Il Financial Times ricorda quanto successo lo scorso febbraio, quando la lista fu ritirata e poi ripubblicata nel giro di poche ore, con CXMT e YMTC reinseriti dopo che la Casa Bianca si era irritata per la loro temporanea rimozione.
Le critiche
Il fronte contrario è compatto e bipartisan. John Moolenaar, presidente repubblicano della Commissione Cina alla Camera, ha osservato che per Apple “scegliere di fare affari con un’azienda militare cinese sarebbe un grave errore”.
Secondo il deputato, questo tipo di partnership aiuterebbe il Partito Comunista Cinese a dominare catene di fornitura critiche, aumentando la dipendenza americana proprio mentre ci si sta prodigando nel costruire supply chain più sicure con gli alleati.
Già nel 2022 l’attuale Segretario di Stato Marco Rubio aveva ammonito Apple a non “giocare con il fuoco” con riferimento all’ipotesi di usare chip YMTC per iPhone, promettendo un esame severissimo da parte delle autorità federali.
Esperti come Michael Sobolik dell’Hudson Institute sottolineano l’incoerenza: mentre si lavora per ridurre la dipendenza cinese su tutti i fronti, approvare nuove dipendenze sarebbe paradossale.
Un ex funzionario avverte che gli Stati Uniti rischiano di “perdere un’altra industria” a vantaggio di aziende pesantemente sussidiate da Pechino.
Il panorama del mercato DRAM
Il mercato dei chip DRAM è altamente concentrato: fuori dalla Cina dominano solo tre grandi player – Micron negli Stati Uniti, Samsung e SK Hynix in Corea del Sud – ai quali Apple si affida per le memorie dei suoi dispositivi.
CXMT si sta posizionando come “campione nazionale” cinese, con l’obiettivo dichiarato di sfidare i primatisti, e ha già ottenuto l’approvazione per quotarsi a Shanghai.
Dopo il surplus di offerta del 2023, che aveva fatto crollare i prezzi e favorito gli acquirenti come Apple, il boom dell’IA ha cambiato tutto.
La domanda vorace di memoria avanzata HBM per i data center ha creato una cronica scarsità di DRAM tradizionale, facendo schizzare i prezzi e mettendo in difficoltà l’intera industria dell’elettronica di consumo.
Tra pragmatismo e realismo
In conclusione, il caso evidenzia una tensione stringente: da una parte le esigenze di redditività e competitività di Apple, dall’altra le priorità strategiche di Washington nel contenere l’ascesa tecnologica cinese.
La risposta dell’amministrazione Trump ci indicherà quale linea prevarrà tra pragmatismo economico e realismo geopolitico.






