Se le più grandi Big Tech, da Microsoft a Meta, passando per Amazon, Oracle e Google, licenziano per fare posto all’Intelligenza artificiale, la principale software house al lavoro su soluzioni AI, ovvero OpenAi, è impegnata ad aumentare – quasi raddoppiare – il proprio organico.
DA 4500 A 8000 DIPENDENTI ENTRO LA FINE DEL 2026
Sam Altman in questa delicata fase che dovrebbe portare la casa madre di ChatGpt sulla rampa di lancio dell’Ipo intende portare l’organico da circa 4500 dipendenti a 8mila entro l’anno anche mediante una serie di acquisizioni mirate che dovrebbero permettere alla sua realtà di coprire l’intero sviluppo del software come pure dell’hardware dato che – insistono diverse voci di corridoio – OpenAi intende realizzare uno o più dispositivi fisici in cui fare albergare i propri agenti smart.
INTANTO ARRIVANO I BIG
Nelle ultime ore, però, OpenAi si è lasciata andare a tutt’altro genere di scouting: due acquisti finalizzati a irrobustire il proprio management e, dunque, a iniettare fiducia negli investitori quando la software house raccoglierà capitale sui mercati.
I am pleased and honored to announce that, on July 6, I'll be joining @OpenAI as leader of a new team called Strategic Futures. Our mandate will be to help the company's leadership shape frontier AI policy. There is a ton of work to do, and I'm excited to get started. pic.twitter.com/hqoNbOEYbN
— Dean W. Ball (@deanwball) June 18, 2026
Nella software house guidata tra alti e bassi da Altman arriva Noam Shazeer, esperto di intelligenze artificiali legato tanto a Google DeepMind quanto alla propria startup Character.AI ma soprattutto Dean Ball, esperto di policy AI ed ex funzionario della Casa Bianca (è stato il principale redattore del Piano d’azione americano sull’IA) che con ogni probabilità permetterà di mantenere fluido il dialogo coi regolatori in un momento in cui Donald Trump ha deciso di porre i primi paletti nella corsa ai modelli più avanzati.
OPENAI TRA CALCIOMERCATO E DEFEZIONI
OpenAi insomma si muove per arrivare in Borsa con i talenti migliori sul mercato. Ma la software house guidata da Sam Altman deve pure serrare le file date le numerosissime defezioni eccellenti che si sono viste nell’ultimo periodo.
A fine aprile avevano fatto particolarmente rumore le dimissioni di Bill Peebles – ovvero l’uomo che ha guidato lo sviluppo di Sora – e di Kevin Weil, vicepresidente per la sezione scientifica. E la vita di OpenAi è stata costellata da addii importanti, a iniziare da quelli di Helen Toner, Tasha McCauley, Jan Leike e Ilya Sutskever che avevano lasciato subito dopo il ritorno di Altman sulla poltrona di Ceo.
Poi se ne erano andati Peter Deng, Greg Brockman e John Schulman ma l’elenco sarebbe ben più lungo. L’ultimo caso risale appena allo scorso marzo quando Caitlin Kalinowski, arruolata nella divisione robotica, ha scelto di sbattere le porte della software house alle sue spalle. Porte che erano state varcate per la prima volta solo 16 mesi prima. Il motivo? Come in tanti altri casi precedenti anche questa volta etico: l’accordo stretto tra OpenAI e il Pentagono.







