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Perché l’Europa non può permettersi di restare indietro nell’Ia industriale

L’Europa punta sull’Ia industriale per rilanciare la sua manifattura, approfittando di un’abbondanza di dati e know-how per contrastare costi elevati, carenza di manodopera e concorrenza asiatica. Tutti i dettagli.

In un’epoca segnata da costi produttivi elevati, carenza di manodopera qualificata e una concorrenza globale sempre più aggressiva, l’IA applicata al mondo manifatturiero rappresenta una delle poche leve concrete a disposizione dell’Europa per difendere e rilanciare la propria base industriale.

Secondo Bloomberg, che al tema dedica un apposito report, grazie a un patrimonio unico di dati di produzione accumulati in oltre un secolo di esperienza e a competenze tecniche profonde, il Vecchio Continente può ancora ritagliarsi un ruolo da protagonista in questo campo, a differenza di quanto accaduto con l’IA generativa per i consumatori.

Sensori che regolano in tempo reale la produzione di patatine Pringles in Polonia, fabbriche intelligenti in Germania e impianti quasi del tutto autonomi: questi sono solo alcuni segnali di un cambiamento che, a detta della testata finanziaria, potrebbe rafforzare la competitività e la sovranità economica del continente.

Pringles a Kutno: quando l’IA garantisce uniformità

Ogni giorno, nello stabilimento Kellanova di Kutno, in Polonia centrale, escono circa 100 milioni di lattine delle famose patatine Pringles.

I raccolti di patate non sono mai identici, eppure il prodotto finale deve sempre offrire la stessa croccantezza e lo stesso sapore. Qui entrano in gioco sensori, laser e telecamere che monitorano costantemente umidità, contenuto proteico e altri fattori. I dati confluiscono in un software Siemens che modifica automaticamente la ricetta prima che si creino scarti o rallentamenti.

È un esempio tangibile di come l’IA stia già trasformando processi reali, assicurando qualità costante senza intervento umano continuo.

Il punto di forza europeo

Diversamente dagli Stati Uniti e dalla Cina, che dominano l’IA rivolta al grande pubblico, l’Europa può contare su una risorsa preziosa: una lunga tradizione industriale e una mole enorme di dati generati nei processi produttivi.

Questo bagaglio permette di sviluppare soluzioni capaci di automatizzare intere fabbriche, andando oltre le capacità dei semplici chatbot.

Il ministro tedesco dell’Economia Katherina Reiche ha recentemente ricordato che integrare l’IA nelle imprese è diventato essenziale per mantenere sovranità, competitività e, in ultima analisi, il futuro economico della regione.

Non a caso, secondo un recente rapporto di Interface, l’Europa vanta più startup specializzate in IA per la manifattura rispetto agli americani, mentre giganti come Siemens, Schneider Electric, Dassault Systèmes e ABB continuano a incorporare queste tecnologie nei loro sistemi di automazione.

Pressioni crescenti

Il settore industriale europeo naviga in acque difficili: energia cara, popolazione attiva che invecchia, mancanza di lavoratori specializzati e rivali asiatici che guadagnano terreno rapidamente.

Secondo Sabine Scheunert di Dassault Systèmes restano forse due o tre anni per integrare seriamente l’IA nei processi produttivi, altrimenti il divario con l’Asia diventerà incolmabile.

Christian Bruch, CEO di Siemens Energy, conferma che in Asia le nuove tecnologie vengono adottate più velocemente, come dimostra lo stabilimento automatizzato di Shanghai dove molte mansioni sono già passate dalle mani umane alle macchine.

Applicazioni reali

Le applicazioni dell’IA industriale sono già numerose. La manutenzione predittiva analizza dati storici per anticipare guasti e evitare fermi produttivi. Nel controllo qualità, Trumpf utilizza scanner intelligenti per verificare i bordi delle lamiere tagliate al laser e aggiustare al volo le impostazioni.

Le visioni più ambiziose puntano però alle cosiddette “dark factories”, impianti quasi privi di presenza umana, gestiti da agenti IA e robot. Realizzarle richiede però investimenti importanti, competenze specializzate e processi già standardizzati, requisiti che non tutte le aziende europee possiedono.

Il caso Trumpf

Trumpf offre un esempio concreto di cosa sia possibile realizzare attraverso i processi di automazione.

Collegando le macchine ha guadagnato fino al 30% di efficienza e oggi gestisce fabbriche intelligenti in diversi Paesi, inclusi Stati Uniti e Cina. Nei suoi stabilimenti di Ditzingen robot autonomi trasportano componenti tra le isole di lavoro, mentre gli operatori seguono tutto in ambienti ordinati e puliti.

Eppure, i ritorni economici si vedono soprattutto nel medio periodo e, in tempi di margini ridotti, non tutte le imprese sono pronte a investire su larga scala.

Le difficoltà delle PMI e i problemi di scalabilità

Per la maggior parte delle PMI della Mittelstand tedesca e di tutta Europa la situazione è più complessa.

Paul Walczok, che guida una piccola azienda di 12 persone vicino Monaco, ha automatizzato diverse fasi ma ritiene che l’intervento umano specializzato resti indispensabile nella lavorazione finale. Produzioni in piccoli lotti rendono spesso antieconomica l’automazione completa.

Anche nei grandi gruppi la scalabilità è complicata: metodi e processi diversi tra stabilimenti in Ungheria e Portogallo rendono difficile uniformare le soluzioni, come spiega Cecile Vercellino di Schneider Electric. Solo il 30% delle aziende trae reali benefici da progetti di trasformazione digitale estesi.

Dati sensibili e sovranità

Le informazioni dettagliate su macchine, materiali e processi rappresentano un patrimonio strategico. Le imprese europee sono caute nel condividerli con fornitori esterni, soprattutto americani o cinesi, e questo potrebbe favorire lo sviluppo di soluzioni europee, se solo se ne vorrà cogliere l’opportunità.

Intanto la Cina accelera nell’intersezione tra robotica e IA, mentre gli Stati Uniti avanzano con aziende come Emerson, Rockwell e Honeywell.

Il Boston Consulting Group stima in circa mille miliardi di dollari il valore manifatturiero a rischio di delocalizzazione dall’Europa Occidentale e dai Paesi Nordici se la produttività non migliora sensibilmente.

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