Con Jerome Powell non più alla guida della Federal Reserve, pur restando membro del FOMC, e con Kevin Warsh alla presidenza, alcuni elementi della politica monetaria statunitense appaiono destinati a cambiare, mentre altri restano saldamente confermati.
Tra gli aspetti che rimangono immutati vi è il forte impegno a garantire la stabilità dei prezzi. Warsh ha sottolineato come l’inflazione si trovi ancora ben al di sopra dell’obiettivo della Fed e come questa situazione persista ormai da cinque anni. Per questo motivo, ha ribadito la determinazione della banca centrale a riportare l’inflazione sotto controllo.
Le principali novità riguardano invece l’approccio alla comunicazione. Si apre infatti quello che Warsh definisce un “nuovo capitolo”, caratterizzato dall’assenza di indicazioni prospettiche sia nel comunicato sia durante la conferenza stampa. Anche le proiezioni sui tassi di interesse elaborate dai membri del FOMC vengono ridimensionate nel loro ruolo: Warsh non ha pubblicato le proprie stime e ha evidenziato come nessun membro del Comitato si senta vincolato, nelle riunioni future, alle indicazioni riportate nelle proiezioni. L’obiettivo sembra essere quello di interrompere il rapporto circolare che negli ultimi anni ha visto i mercati limitarsi ad assimilare i messaggi della Fed. Al contrario, Warsh appare intenzionato a favorire una maggiore capacità dei mercati di formare i prezzi sulla base dei dati disponibili, lasciando che sia la banca centrale a recepire l’interpretazione che i mercati danno dell’evoluzione economica.
Guardando avanti, cinque gruppi di lavoro saranno incaricati di riesaminare alcuni temi ritenuti meritevoli di una nuova valutazione. Le aree di analisi riguarderanno la comunicazione della Fed, il bilancio della banca centrale e i pro e i contro dell’attuale regime di riserve abbondanti, che per il momento rimane in vigore. Saranno inoltre esaminati l’utilizzo e l’affidabilità delle fonti statistiche esistenti, con la possibilità di introdurre nuovi strumenti per migliorare la qualità informativa dei dati, oltre alle dinamiche di produttività e occupazione e al quadro di riferimento utilizzato per analizzare l’inflazione. Non è in discussione l’obiettivo del 2%, ma piuttosto la comprensione dei fattori che determinano l’andamento dei prezzi.
Per quanto riguarda il quadro macroeconomico, Warsh, come anticipato, ritiene che l’inflazione resti troppo elevata e sottolinea come questa condizione persista da cinque anni, senza attribuirla esclusivamente alla componente energetica legata agli shock di offerta. Il mercato del lavoro viene descritto come stabile e, secondo alcuni osservatori, in miglioramento. Warsh ha però precisato che spesso la direzione del trend è più importante del livello raggiunto. Al tempo stesso, non si vede ancora una forte accelerazione della produttività. Gli investimenti nell’intelligenza artificiale stanno già sostenendo la domanda e contribuiscono positivamente alla crescita economica, mentre sul lato dell’offerta i benefici in termini di produttività non sono ancora chiaramente osservabili.
All’interno del FOMC permane una significativa eterogeneità di vedute. Otto membri prevedono tassi invariati nel corso dell’anno, uno soltanto ipotizza un taglio di 25 punti base, tre vedono un rialzo di 25 punti base, cinque prevedono due rialzi e uno soltanto tre aumenti dei tassi di riferimento. Nel complesso, le proiezioni sui tassi mostrano una tendenza al rialzo e la distribuzione delle aspettative si sta spostando verso livelli più elevati non solo per il 2026, ma anche per i due anni successivi, alla luce di una revisione al rialzo delle attese di inflazione core per il 2026 e per l’orizzonte successivo.





