Dalla Space Domain Awareness alle costellazioni Leo: la nuova frontiera della sicurezza.
Con la recente quotazione da record di SpaceX insieme all’impiego delle capacità satellitari nel conflitto ucraino (tra cui la costellazione in orbita terrestre bassa Starlink di proprietà della società aerospaziale di Elon Musk), lo spazio è diventato uno dei principali teatri della competizione tecnologica, economica e geopolitica tra le potenze.
Proprio la crescente dipendenza da infrastrutture satellitari, l’accelerazione della New Space Economy, la militarizzazione dell’ambiente orbitale e la competizione tra grandi potenze stanno ridefinendo le priorità di governi, forze armate e industrie.
In questo scenario Bromo – il progetto di Airbus, Leonardo e Thales con l’obiettivo di unificare le rispettive attività spaziali in una nuova società – è decisivo: per compiere un passaggio tecnologico da operare in Geo all’operare in Leo, per riuscire a colmare questo gap.
Di questi temi si è discusso durante la conferenza “Supra Astra: la sfida strategica del dominio spaziale tra sicurezza nazionale, competitività industriale e new space economy”, organizzata dal Cesi in collaborazione con l’Aeronautica Militare e il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, per presentare il report omonimo.
Tutti i dettagli.
LO SPAZIO DA OPPORTUNITÀ A NECESSITÀ
Il contesto strategico stia evolvendo con una rapidità senza precedenti, secondo quanto indicato in apertura dei lavori da Andrea Margelletti, consigliere del ministro della Difesa e presidente del CeSI, che ha evidenziato come “Non abbiamo più tempo, nemmeno il decisore ha tempo di prendere una decisione accorta. Abbiamo vissuto in un’epoca in cui lo spazio era un’area pacifica, così connesso con il fondo sottomarino, così lontani ma dove tutte le battaglie dell’uomo si basano per le comunicazioni e i dati”.
Margelletti ha sottolineato come la trasformazione più significativa sia stata la progressiva privatizzazione delle attività spaziali e la proliferazione delle costellazioni satellitari. “La vera grande rivoluzione è stata la privatizzazione dello spazio, centinaia e centinaia di satelliti fanno sì che nello spazio non ci sia più spazio”. In questo contesto, ha aggiunto, “Renderci conto che lo spazio non è opportunità ma necessità”. Secondo il presidente del CeSI, oltre alle istituzioni e alle forze armate, anche il settore industriale è chiamato ad assumere un ruolo sempre più attivo negli investimenti e nell’innovazione.
LA GUERRA IN UCRAINA E IL NUOVO VALORE STRATEGICO DELLO SPAZIO
Per Emmanuele Panero, responsabile del desk Difesa e Sicurezza del CeSI e autore del rapporto “Supra astra: la sfida strategica del dominio spaziale tra sicurezza nazionale, competitività industriale e new space economy”, il conflitto russo-ucraino ha contribuito ad accrescere la consapevolezza dell’importanza dello spazio come dominio operativo. L’esperto ha ricordato infatti come da tempo ormai la Nato abbia identificato lo spazio come dominio di guerra a tutti gli effetti.
Panero ha richiamato la necessità di favorire la crescita delle imprese del settore per trasformare l’innovazione tecnologica in capacità industriale e operativa. Ha inoltre indicato come priorità strategica la capacità di ricostituire rapidamente le costellazioni satellitari in caso di perdita degli asset spaziali, attraverso il rafforzamento delle capacità di lancio e dell’accesso autonomo allo spazio.
Secondo l’esperto del CeSI, la resilienza passa anche attraverso la proliferazione di satelliti Leo: “è necessario dotarsi di satelliti in orbita terrestre bassa, numerosi perché la ridondanza è sinonimo di resilienza”.
LA COMPETIZIONE IN ORBITA
Il colonnello Salvatore Florio, vice capo ufficio dell’Ufficio generale spazio dello Stato maggiore Aeronautica, ha descritto l’evoluzione delle minacce nel dominio spaziale, sottolineando come la crescente sofisticazione delle capacità cinesi e non solo stia modificando profondamente il quadro operativo.
“Fino ad oggi lo spazio è stato qualcosa in cui lanciavamo un satellite in orbita, ma poi i cinesi ci hanno fatto capire che ci sono satelliti che operano in velocità finora mai viste e in maniera coordinata”.
Florio ha richiamato l’attenzione sui rischi legati alle operazioni di space control, alle minacce cyber ed elettromagnetiche e alla crescente competizione sulle grandi costellazioni satellitari. Ha ricordato come la Cina punti a espandere massicciamente la propria presenza in orbita bassa: “a fronte di 10mila satelliti operativi di Starlink, la Cina ne vuole lanciare 100mila, c’è un’assoluta competizione in quest’ottica”. Se “la Russia ha diminuito i lanci” ha evidenziato il colonnello Florio, dall’altra parte Mosca vanta “capacità esclusive”, mentre le capacità commerciali vengono sempre più integrate nelle esigenze della difesa.
“Abbiamo cominciato a interloquire con le realtà governative e commerciali che mettono a disposizione capacità prontamente disponibili per la difesa”, ha spiegato, evidenziando l’interesse verso tecnologie duali e sistemi rapidamente adattabili a impieghi strategici.
LO SPAZIO NON È UN DOMINIO NEUTRO
Anche l’inviato speciale del Maeci per lo spazio, Marco Lisi, ha posto l’accento sulla necessità di considerare lo spazio come un dominio pienamente integrato nelle politiche di sicurezza.
“Lo spazio non è un dominio neutro. Il messaggio dello studio è questo che sembra ovvio ma che non sempre si traduce in fatti concreti”.
Secondo Lisi, tutte le capacità nazionali presenti nello spazio dovrebbero essere messe a sistema per favorire una maggiore integrazione tra programmi civili e militari. Ha citato il caso delle costellazioni nazionali e dei programmi europei, sostenendo la necessità di valorizzare e integrare le infrastrutture esistenti attraverso una gestione comune dei dati e dei segmenti di terra.
“Non possiamo permetterci errori come quelli commessi dall’Agenzia spaziale europea con il programma Copernicus, che ai fini della difesa europea non è utile e che oggi ci costringe a sviluppare un’altra costellazione” ha rimarcato Lisi, un velato riferimento al progetto Iris2: la costellazione multiorbitale dell’Ue con cui l’Europa punta a posizionarsi nella gestione dei sistemi satellitari in cui attualmente spadroneggia Starlink, il servizio di Internet satellitare di SpaceX di Elon Musk. Se SpaceX ha già dispiegato oltre 10mila satelliti Starlink nello spazio (la metà di quelli in orbita), per Iris2 si punta a raggiungere la piena operatività nei primi anni del 2030.
GLI INTERROGATIVI SOLLEVATI DAL PROGETTO IRIDE
Dopodiché l’ingegner Lisi ha puntato l’attenzione su Iride
“Oltre un miliardo speso su Iride, 3 miliardi nei prossimi dieci anni e sulla difesa? Non ce lo possiamo permettere” ha ribadito Lisi evidenziando che”Dobbiamo puntare all’integrazione e possiamo farlo a livello di ground segment, quindi nella pianificazione e nell’elaborazione dei dati, prendendo come riferimento il modello di Cosmo-SkyMed ma in maniera più ambiziosa, inglobando satelliti che non nascono come asset critici”.
“Iride non potrà mai diventare Cosmo-SkyMed, ma possiamo mettere a fattor comune e rielaborare dati provenienti da satelliti non specificamente militari” ha auspicato l’inviato speciale del Maeci per lo spazio.
NEL VECCHIO CONTINENTE È NECESSARIO SUPERARE IL MODELLO ASSISTENZIALISTICO
Inoltre ha proseguito Lisi “Sulla New Space Economy va sfatato un mito: non è una cornucopia. Quando leggiamo che il mercato varrà 1.500 miliardi di dollari non significa che una quota sia automaticamente destinata a noi. È il regno del liberismo puro e della competizione più dura. Se continuiamo con la vecchia mentalità assistenzialistica non ci aspetta nulla”.
Guardando alla recente quotazione dell’azienda aerospaziale di Musk, Lisi ha sottolineato che “SpaceX ha rischiato per anni e oggi raccoglie i risultati di quel percorso. Se non cambiamo questo tipo di mentalità non andremo lontano. Non basta fare sistema tra le grandi industrie, bisogna cambiare approccio: ragionare esclusivamente in un’ottica assistenzialistica non funziona”.
Riguardo la cooperazione internazionale, secondo Lisi “la New Space Economy ci impone di cambiare anche il modo in cui collaboriamo con gli altri Paesi. Il mondo è più multilaterale di quanto pensiamo. Dobbiamo costruire una cooperazione internazionale a tutti i livelli, anche nel settore della difesa, attraverso partnership win-win che generino benefici reciproci e possano tradursi anche in un aumento dell’export”.
LE RISPOSTE DI LEONARDO: DALLA COSTELLAZIONE LEO AL PROGETTO BROMO
Tanti interrogativi dunque a cui l’industria italiana sta rispondendo: Massimo Comparini, managing director della Divisione Spazio di Leonardo, ha illustrato la strategia del gruppo ex Finmeccanica per rafforzare la presenza italiana nel settore spaziale.
“Lo spazio ha assunto una dimensione pubblica molto più frequente rispetto a qualche anno fa”, ha osservato, ricordando la decisione dell’azienda di creare una divisione dedicata e investire circa mezzo miliardo di euro in una costellazione proprietaria in orbita terrestre bassa.
A questo proposito il manager di Leonardo auspica che “la costellazione Leonardo con mezzo miliardo di investimenti forse arriverà prima, con 4 anni di anticipo rispetto al programma Ers dell’Esa, con la finestra di lancio nel 2027, aperta per circa sei mesi, durante la quale sarà rilasciato il primo piano orbitale della nuova costellazione”
Poi Comparini ha evidenziato il valore delle competenze nazionali, in particolare nel settore radar, e il ruolo di programmi come Cosmo-SkyMed, definito “una best practice” e un sistema duale ancora oggi utilizzato dalle forze armate.
Tra le priorità indicate dal responsabile della divisione Spazio di Leonardo figurano l’in-orbit servicing, la valorizzazione delle piccole e medie imprese della filiera, la partecipazione ai programmi europei. Comparini ha inoltre richiamato il ruolo dell’Italia nei programmi lunari internazionali, dal Lunar Gateway fino al sistema di comunicazione e navigazione Moonlight guidato da Telespazio.
LA VIA TRACCIATA DAL PROGETTO BROMO
“Siamo parte di un processo di consolidamento con il progetto Bromo che lo scorso ottobre ha visto la firma del MoU” tra Airbus, Thales e Leonardo, ha poi ricordato Comparini: “puntiamo all’aspetto di scaleup, mentre discutiamo come deframmentare la spesa a livello europeo”.
A questo proposito ha ricordato che la United States Space Force sta discutendo “un budget di 170 miliardi di dollari”, rispetto a queste cifre è facile comprendere quanto sia “fondamentale lo scaleup in Europa”. Secondo Comparini “il progetto deve generare valore sia per l’azienda sia per il paese. La dimensione economica del settore spaziale in Italia è cresciuta, oggi siamo più forti per contare di più attraverso le nostre tecnologie in un una governance assolutamente paritetica”.
RESILIENZA, AUTONOMIA E SPACE DOMAIN AWARENESS NELLA ROTTA DELL’AERONAUTICA MILITARE
Infine, nelle conclusioni della conferenza, il generale Giovanni Balestri, sottocapo di Stato maggiore dell’Aeronautica Militare, ha delineato le principali direttrici strategiche per il futuro del dominio spaziale italiano.
Balestri ha ricordato come l’Italia disponga di un ecosistema industriale e scientifico di primo piano a livello europeo e come l’Aeronautica Militare sia stata individuata quale lead service nazionale per lo spazio.
Il generale ha spiegato che il contesto attuale è caratterizzato da uno spazio “conteso, congestionato e competitivo”, nel quale la prima esigenza è sviluppare una capacità avanzata di Space Domain Awareness, in grado di integrare informazioni orbitali, cyber ed elettromagnetiche per identificare minacce e attribuire responsabilità.
Una seconda priorità riguarda la resilienza delle architetture spaziali distribuite. “La risposta risiede nelle architetture proliferate, dove la continuità della missione prevale sulla sopravvivenza del singolo apparato”, ha affermato, collegando direttamente la resilienza operativa alla capacità dell’industria nazionale di produrre satelliti in serie.
La terza direttrice concerne la capacità di accesso autonomo e sovrano allo spazio.” Quando parliamo di sovranità e di accesso allo spazio ci riferiamo alla garanzia politica e operativa del lancio. La libertà di agire nei tempi e nei modi dettati dalle proprie necessità di sicurezza, senza subire veti o affrontare colli di bottiglia strategici” ha precisato il sottocapo di Stato maggiore dell’Aeronautica.
La quarta direttrice riguarda la proiezione e difesa degli assetti spaziali. La proiezione richiede un approccio integrato che metta a sistema la resilienza delle infrastrutture spaziali, intesa non solo in senso fisico ma anche rispetto alle minacce cyber, alle vulnerabilità dello spettro elettromagnetico, alla capacità di manovra e alla capacità di operare in condizioni degradate. Tutto questo perseguendo il rafforzamento della cooperazione con gli alleati. “Nei prossimi anni la sicurezza delle strutture spaziali determinerà in misura crescente la sicurezza sulla Terra”, ha concluso il generale Balestri.





