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Al G7 di Évian un corteggiamento riuscito tra Trump e gli europei

Al G7 di Évian-les-Bains Trump ottiene elogi per l’accordo con l’Iran, mentre gli europei riportano l’Ucraina al centro dell’agenda ottenendo unità, nuove sanzioni su Mosca e un sostegno “incrollabile” a Kiev.

Il vertice del G7 ospitato da Emmanuel Macron a Évian-les-Bains, sulle rive del Lago di Ginevra, si è chiuso con un bilancio in chiaroscuro ma complessivamente più positivo di quanto molti osservatori si aspettassero.

Dopo mesi segnati da divisioni profonde sulla guerra in Iran, dazi americani e un apparente disimpegno di Washington dall’Ucraina, i leader sembrano aver ritrovato un senso di unità.

Trump è stato elogiato per l’accordo preliminare con Teheran, definito da lui stesso “magnifico”, mentre gli europei sono riusciti a riportare con decisione il conflitto ucraino al centro dell’agenda occidentale.

Come scrive il New York Times, il summit ha visto Trump restare fino alla fine – un fatto tutt’altro che scontato – e firmare un documento congiunto sull’Ucraina che solo pochi mesi fa sembrava fuori portata.

Chi c’era

Al tavolo principale sedevano i sette grandi: Donald Trump per gli Stati Uniti, il padrone di casa Emmanuel Macron, Friedrich Merz per la Germania, Giorgia Meloni per l’Italia, Keir Starmer per il Regno Unito, Mark Carney per il Canada e la premier giapponese Sanae Takaichi. Con loro Ursula von der Leyen per la Commissione Europea e António Costa per il Consiglio Europeo.

Macron ha ampliato la platea con inviti mirati: Volodymyr Zelenskyy, il premier indiano Narendra Modi, il presidente egiziano Abdel Fattah el-Sisi, l’emiro del Qatar al-Thani e i leader di Australia, Brasile, Kenya e Corea del Sud.

Particolare attenzione ha attirato il pranzo con i big dell’IA – da Sam Altman di OpenAI a Dario Amodei di Anthropic, Demis Hassabis di Google DeepMind fino ad Arthur Mensch di Mistral – segno che la geopolitica dell’IA è ormai entrata a pieno titolo nei vertici internazionali.

L’agenda

Il programma era ambizioso. In cima alle priorità, ovviamente, le due guerre: l’accordo con l’Iran e il conflitto in Ucraina. A seguire, gli squilibri macroeconomici globali – con la Francia che ha descritto il triangolo “la Cina produce troppo, gli Usa consumano troppo, l’Europa investe troppo poco” – e messo in evidenza la dipendenza da Pechino per i minerali critici.

Non sono mancati i temi del debito dei Paesi in via di sviluppo e, soprattutto, l’IA, con sessioni dedicate ai rischi, alla cybersicurezza e alla protezione dei minori online, come rimarca CNBC.

Trump e l’accordo con l’Iran

Trump è arrivato a Évian galvanizzato dal memorandum con Teheran, diffuso proprio nelle ultime ore del vertice e che il capo della Casa Bianca ha definito un “punto di svolta per l’intero Medio Oriente”.

I colleghi lo hanno applaudito, inserendo nella dichiarazione finale il riconoscimento della sua “forte leadership”, come sottolinea l’Associated Press.

Tuttavia, come racconta con dovizia di particolari il New York Times, l’ultimo giorno Trump ha gettato sassi nello stagno: “Se non mi piace, lo straccio e torniamo a bombardare”.

Il presidente ha anche scherzato sul fatto di scaricare eventuali fallimenti sul vicepresidente JD Vance, ricordando che “la mia vita è fatta di accordi” e che “cose folli accadono con gli accordi”.

L’Ucraina torna al centro

La vera conquista europea è stata rifocalizzare l’attenzione su Kiev. Dopo l’incontro bilaterale Trump-Zelenskyy, giudicato “molto buono” dal leader ucraino, gli Stati Uniti hanno accettato di firmare una dichiarazione finale che parla di sostegno “incrollabile” all’integrità territoriale dell’Ucraina, promettendo più sistemi di difesa aerea, intercettori e capacità a lungo raggio, oltre alla disponibilità per licenze di produzione militare in loco.

Come scrive l’ISPI, Macron ha sintetizzato la posizione europea con chiarezza: gli alleati del Vecchio Continente stanno fornendo quasi il 100% degli aiuti e chiedono che gli altri partner, a partire dagli Usa, non indeboliscano la linea comune. Von der Leyen ha ricordato il prestito da 90 miliardi di euro già formalizzato e ha chiesto di colmare il gap residuo.

Trump ha annunciato il ripristino delle sanzioni sul petrolio russo, sospese durante la crisi iraniana, e ha dichiarato che “è giunta l’ora che Mosca faccia un accordo”, impegnandosi a fare “tutto ciò che è in suo potere”.

Merz, Starmer e Carney hanno inoltre annunciato nuove misure contro la flotta ombra russa.

Le interazioni tra i leader

Macron ha giocato con maestria la carta del soft power francese: una cena esclusiva a Versailles, nel segno dei 250 anni dell’amicizia franco-americana, ha convinto Trump a restare fino alla fine.

“Siamo di nuovo amici”, è stata la frase catturata dai microfoni tra Costa, Meloni e Trump. La premier italiana ha sorriso: “Siamo sempre stati amici”.

Merz ha regalato al presidente americano una maglia della nazionale tedesca di calcio con il numero 47, dichiarando poi “siamo nella stessa squadra”.

Trump si è mostrato alterno: cooperativo sui grandi temi, ma imprevedibile nei toni. Ha ringraziato pubblicamente Xi Jinping e Putin per la neutralità nel conflitto iraniano e ha scherzato sul proprio ritardo ad una delle sessioni, dicendo di essere “il capo”.

La dichiarazione finale e gli altri dossier

Il comunicato congiunto rappresenta un segnale politico importante. Impegno pieno di tutti i convenuti nei confronti di Kyiv: “Noi leader del G7 – si legge – siamo uniti nell’incrollabile sostegno all’Ucraina nel difendere la sua libertà, la sovranità e l’integrità territoriale”.

Sono state prodotte nove dichiarazioni, dalla geopolitica alla lotta ai trafficanti di droga, dall’IA ai migranti, e su ognuna di esse si è raggiunta l’unanimità.

I leader si sono impegnati a ridurre la dipendenza da un singolo fornitore per le terre rare e i magneti, come sottolinea Bloomberg. Per gli altri minerali critici, target specifici arriveranno entro fine anno, con enfasi sul riciclo e su nuovi progetti minerari.

Bilancio

Come evidenzia l’analisi fatta dall’ISPI, il summit di Évian ha funzionato come un corteggiamento ben orchestrato: gli europei hanno sfruttato il sollievo per l’Iran per riportare Trump sul dossier ucraino.

Macron ha parlato di “risveglio strategico” e di una “re-sincronizzazione” profonda delle posizioni. L’ex premier ucraino Arseniy Yatsenyuk ha ammesso che “l’immagine data dal G7 è molto migliore del previsto” e che Mosca non è riuscita a sfruttare le divisioni tra i leader.

Eppure, il bilancio resta provvisorio. Il vero valore del vertice si misurerà nelle prossime settimane: quando le sanzioni sul petrolio russo torneranno pienamente in vigore, quando si capirà se arriveranno davvero le licenze per i missili per l’Ucraina, e quando si vedrà se l’accordo con l’Iran reggerà.

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